Dopo… (25 dicembre notte)

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Cassandra – Ohhhh! Adesso che le abbuffate sono finite…forse, che lo stress dell’ultimo acquisto dell’ultimo regalo, della spesa ansiosa perché si teme sempre che manchi qualcosa, dei messaggi e delle telefonate di auguri, delle foto, delle stoviglie da lavare perché la cognata sta di nuovo male, dei battibecchi con le figlie che non ti danno retta…sono ormai parte dei ricordi di questi 24 e 25 dicembre…posso dirti grazie per il tuo regalo. L’ho scartato di notte, da sola, non nel trambusto di carte e nastri insieme a tutti gli altri, e tu potrai immaginare con quanto piacere ho sfogliato questo album di fotografie che è un concentrato di un anno ricco di emozioni per te…ma anche per me. Come siamo belle in quelle foto! Diciamolo come sono belli anche i nostri mariti, per non parlare degli sposi. Ho riso molto all’ultima foto e devo dire che io e il marito con l’auto fiammante facciamo la nostra figura eheheh! Se dico che mi sono commossa mi prenderai in giro anche tu. In napoletano si dice: Sansone con i muscoli di cartone…sono una dura dal cuore tenero 😉 Buon Natale amica mia.

Sibilla – E si… finalmente soli. Se la mia vigilia è stata molto intima è decisamente sottotono per i miei gusti, oggi ci siamo rifatti alla grande: è ormai notte ed ho appena chiuso a chiave la porta di casa. Come te ho trascorso giorni frenetici, sono ricomparse tensioni dovute al ritorno ad antiche convivenze e mi sono ritrovata a fare da cuscinetto a tre personalità molto simili ma profondamente diverse e anche il nuovo membro della famiglia (giuridicamente parlando) è con me molto carino ma da me profondamente diverso. Con il ritorno dei figli sono riapparse le solite preoccupazioni e anche un fastidioso senso di impotenza: ormai sono adulti e puoi dire di non condividere ma devi stare a guardare. In questi giorni mi sono fatta tante promesse per il prossimo Natale: basta pranzo da me, basta regali… ma oggi è stato bello avere la casa piena di parenti e amici, ritrovare antiche sintonie e scartare tutti insieme regali (anche improbabili 😜): insomma essere il fulcro e il punto di incontro di tante famiglie un po’ mi rende orgogliosa, ritrovare e soprattutto godere dell’affetto di tutti i miei ragazzi è una gioia incredibile. E sì sono romantica e sensibile… ma qui lo dico e qui lo nego!!

Grazie del bel regalo: quest’anno tanti libri ed è sempre un dono gradito. Anche il maggiore dei miei figli mi ha regalato “Sapiens. Da animali a dèi”, a suo dire una lettura fuori dai miei canoni ma che almeno mi migliora… culturalmente parlando (le parole non sono proprio quelle ma il senso si)… mi sono limitata a ringraziarlo facendogli però notare che fino a qualche anno fa non riuscivo a fargli leggere neppure Topolino… adesso mi vuole insegnare…(Acidamenti parlando).

Va bene cara ti lascio e vado a nanna… ne ho bisogno, ma ancora, anche se è ormai passato, Buon Natale

Cassandra – …notte, poi mi presti il libro?

Sibilla

 

Io volevo preparare solo un tronchetto!

Le casette di pan di zenzero sono malefiche!

Anni fa, quando la mia prima figlia era ancora una bambinetta, mi lasciai attrarre dall’idea di cimentarmi nel fare con le mie manine d’oro una siffatta casetta

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Che bello ricreare qualcosa che richiama le tradizioni dell’Europa del Nord! Io poi che ho origini meridionali. Mah!

Ero giovane…mi sembrava di essere in un mondo a metà tra la mia amata Pippi Calzelunghe e la Fabbrica di cioccolato di Willy Wonka…invece ero soltanto andata in un grande negozio che qui non citerò, il cui nome è l’acronimo delle iniziali del suo fondatore, del villaggio svedese di nascita e blah blah blah!

Risultato? Avrei dovuto usare una colla super incollante, crollava tutto e presa dai mie cinque minuti la feci volare e la distrussi, come avrebbe fatto il lupo con la casetta di paglia di uno dei tre porcellini.

Mia figlia mi ha sempre rinfacciato quel pomeriggio natalizio di tanti anni fa, ancora oggi dice che ne era stata traumatizzata.

L’altro giorno, la piccola di casa è tornata da uno dei giri di acquisti per il Natale con una scatola contenente l’occorrente per fare…la casetta di pan di zenzero!

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La grande di casa ha un lieve trasalimento, leggo nei suoi occhi che presagisce un altro fallimento.

Per prepararci alla sera della Vigilia, decidiamo di organizzare il lavoro, la piccola apre trepidante la scatola e…il terrore mi assale, le varie parti della casetta hanno già subito un danno, evidentemente i biscotti erano già rotti!

Accorro e propongo un’opera di restauro, infondo fiducia anche se una vocina interiore mi mette in allarme. avrei dovuto coinvolgerla nella preparazione del tradizionale tronchetto che non delude mai, né la pasticcera né i palati.

L’opera si rivela ardua, quando siamo quasi convinte che sì ce la possiamo fare, perché pare che lo zucchero stia saldando le crepe, passa la grande che inavvertitamente fa cadere un contenitore, le pareti più grandi si rompono irrimediabilmente.

Risultato?

Anche la piccola presa da un moto di rabbia completa l’opera, dalla furia distruttiva salvo qualcosa, chissà che non mi venga in mente un’idea su come utilizzare quanto è rimasto.

Morale? Se si hanno origini meridionali, meglio cimentarsi nel preparare struffoli mustaccioli e roccocò, che si mangino gli svedesi queste casette zuccherose e spacca denti.

Fra qualche ora mia figlia vuole cimentarsi nei biscotti tedeschi plaetzchen, nome per me impronunciabile…sono preoccupata, ciao ciao atmosfera natalizia!

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Che sia Natale!

Auguri a te che ti sei soffermato a leggere queste righe nonostante il banale titolo.

Auguri a tutti i bambini, ma proprio a tutti: indipendentemente dalla zona geografica nella quale si trovano, dalla sfumatura della loro pelle, dalla loro religione. Perché al di là di tutto, ogni bambino ha il diritto di avere dei genitori, che siano uomo, donna, biologici e no. Perché al di là delle condizioni politiche ed economiche tutti devono avere le stesse opportunità di crescere ed essere amati.

Auguri a tutti i giovani, ma proprio a tutti: a quelli sorridenti e fiduciosi, a quelli che si stanno perdendo dietro modelli frivoli o violenti o che si sentono già vecchi dentro perché la vita li ha già delusi. Sono giovani, la giovinezza è un motore che spinge in avanti, la vita chiama la vita.

Auguri a tutte le donne, ma proprio a tutte: a quelle rampanti che replicano atteggiamenti maschili o che pensano che la seduzione sia il l’espediente per affermarsi. Non fanno altro che svendere i diritti di chi ha lottato per ottenerli. Auguri a tutte le donne che in questo mondo sono denigrate, perseguitate, sfruttate, violentate, perché abbiano il coraggio di chiedere aiuto.

Auguri a tutti, ma proprio a tutti coloro che in questo momento si sentono vecchi, soli, abbandonati, ammalati, disperati, che non vedono un futuro. Hanno ancora un bene, la loro vita, preziosa per loro e per chi è accanto a loro.

Auguri anche ai furfanti, agli imbonitori, perché sono ancora in tempo per fare un esame di coscienza, quella coscienza che ancora in loro potrebbe esserci. La vita offre sempre una seconda possibilità, tempo per pentirsi, per provare almeno a fare ammenda.

Auguri a noi, che siamo qui insieme, alle nostre famiglie, ai nostri amici, che amiamo, sempre, indipendentemente da tutto quello che la vita ci offre o ci toglie.

Ora, che sia Natale!

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(Natività di Caravaggio)

Troppo incazzati!

Siamo sempre tutti incazzati e non scriverò: arrabbiati, irritati, furiosi. Certamente non bisognerebbe trascendere, ma la realtà è che neanche il Natale mitiga questo nostro modo di sentirci. Spesso siamo poco propensi verso il prossimo, prossimo che ci appare sempre poco propenso nei nostri confronti.

In una giornata fredda e davanti ad un piatto caldo, io e mia figlia ci siamo ritrovate a fare queste considerazioni. Mi raccontava della sua esperienza in Africa, della disponibilità delle persone, dei loro sorrisi e della loro buona volontà. La volontà di collaborare, di lavorare. Di fronte alle difficoltà della vita, alla povertà, ha trovato i sorrisi di chi in questa vita cerca di fare al meglio delle sue possibilità. Questa grande forza l’ha ritrovata soprattutto nei bambini; bambini orfani, ammalati, che amano tutti coloro che offrono, anche se soltanto per un breve periodo, la loro attenzione. Bambini piccoli che aiutano quelli ancora più piccoli, che avvertono gli adulti se uno di loro non ha ancora mangiato. Cosa ne sanno questi piccoli dei loro coetanei che si buttano per terra a piagnucolare e a scalciare se non ottengono quello che in quel momento vogliono, non desiderano, vogliono!

Fra qualche giorno è Natale, non menzionerò Madonne, Santi e angeli, ma l’uomo, anzi la donna e l’uomo, la matrice dalla quale nasce un’altra vita. Il caos decide chi nasce da una parte o dall’altra parte del mondo. Questa terra è di tutti, noi adulti dobbiamo impiegare le nostre energie in modo positivo e non inseguire coloro che sfruttano le nostre paure per tramutarle in rabbia. Probabilmente è un diritto del bambino che fa i capricci davanti ad una vetrina di giocattoli, esprimere la propria frustrazione, non è colpevole delle ingiustizie del mondo. Però anche il bambino dall’altra parte di questa terra ha il diritto di avere ciò di cui ha bisogno, anche di poter piagnucolare perché desidera un giocattolo.

Alla ricerca del tempo perduto…ops è stato già scritto! (Ultima parte)

La fine del famoso terzo anno…

Per chi non l’avesse ancora fatto, può trovare anche la prima e la seconda parte 😉

Cassandra – Il nostro corso di studi prevedeva che alla fine del terzo anno scolastico si affrontassero gli esami in tutte le materie, sia per conseguire il diploma di qualifica sia per proseguire gli studi per ottenere il diploma di Maturità. Anche gli esami vennero vissuti da tutte noi senza particolari ansie. Gli anni di studio dovrebbe essere così, un periodo di apprendimento, di condivisione, ma senza particolari affanni…forse di affanni ne avemmo comunque tanti, anche una verifica poteva provocare agitazione, ma avevamo la capacità di stemperarli in compagnia.

Noi due non abbiamo poi avuto un percorso scolastico che ci ha dato la possibilità di conoscere molti coetanei, eravamo proprio in poche nella nostra classe…evidentemente non era un corso molto interessante, è persino sparito! Però abbiamo avuto due fortune: la prima è stata quella di incontrare professori, anzi, professoresse (le figure femminili erano decisamente predominanti) che hanno lavorato con noi in modo stimolante, direi che il fatto di avere donne con una personalità molto forte in materie come Lingua e letteratura italiana, diritto e lingue straniere, ci ha permesso di affinare il nostro spirito critico e la nostra curiosità. La seconda, quella più grande, è stata quella di conoscerci. Non c’è stata alcuna forzatura, nessuna ricerca di piacerci, allora poi non c’erano i cosiddetti social che mettevano in contatto tutto e tutti e con i quali si diffondevano fotografie e messaggi . Il tempo ha fatto il suo corso, noi abbiamo assecondato la nostra natura, il nostro essere, così come eravamo, abbiamo condiviso ed accettato, a volte vedendoci e sentendoci…al telefono fisso (con le urla delle mamme) con frequenza diversa.

Sibilla – Vero, c’era solo il telefono, il duplex, quando suonava e io dicevo che eri tu, i miei genitori impallidivano… noi parlavamo per ore fin quando mio padre arrivava urlando, in dialetto: “chiudi sto telefono che un giorno o l’altro lo rompo!”.

Cassandra – Come vorrei poter ancora ricordare quelle lunghe conversazioni! Noi c’eravamo, nessuna delle due ha tolto spazio ad altre amicizie o agli amori del periodo. Oggi il personaggio principale di una famosa serie televisiva americana direbbe “Sei la mia persona”. Nella vita si fanno percorsi diversi a causa del lavoro, della famiglia, dei figli, poi c’è la propria persona, quella con la quale non si deve ricoprire un ruolo, quella a cui non devi apparire sempre simpatica, che non vuoi sedurre, per cui non provi gelosia se ha un lavoro migliore, se ha più o meno amici, se ha più o meno denaro… La persona deve essere spogliata di tutto quello che serve per apparire, è essenza. Deve saper ascoltare o spesso occorre essere in grado di ascoltare, senza fare un calcolo di quando si riceve e si dà. Come si fa con un figlio.

Sibilla Non saprei cos’altro aggiungere a queste tue considerazioni, ci sono alchimie che nascono senza un’apparente spiegazione. Sinceramente, se qualcuno mi chiedesse il segreto della nostra amicizia direi cose ovvie e scontate ma credo che la spiegazione sia una: fortuna (volevo usare un altro termine). E’ come in amore: a volte si ha la fortuna di incontrare l’esatta metà della mela, altre volte la mela va adattata, altre volte meglio buttarla. Noi due siamo fatte per essere amiche, a dispetto dello stile di vita, i gusti personali e gli aspetti economici. Certo è che tu hai veramente una grande pazienza con me, impetuosa come sei non so come fai a non “incazzarti” (arrabbiarsi non è da te) quando divago e tergiverso eheheh!!! Però ti voglio bene.

Cassandra – Quando qualcuno menziona la fortuna, lo abbiamo fatto anche noi due, rispondo che non può essere soltanto questo. Altrimenti per ogni cosa che riguarda i rapporti umani, semplificheremmo tutto ritenendo che può esserci qualcuno più fortunato o meno fortunato e che, se qualcosa non va per il verso giusto, non si hanno responsabilità. Probabilmente qualcosa di inspiegabile c’è e poi c’è invece la disponibilità, che dobbiamo avere, tutti, di ascoltare e comprendere l’altro, non possiamo amare ed apprezzare solo coloro che si conformano alle nostre esigenze. Non si deve fare il conto di quanto si dà e quanto si riceve, come avevo già scritto…si fa quel che si può!

Però amica non sii un po’ meno distratta ahahah! (ma non cambiare mai!)

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(Va bene, ce ne rendiamo conto, cola miele e zucchero, siamo state un tantino sdolcinate…recupereremo con qualche nostro AcidaMenti, credeteci, siamo più perfide che dolci…sta anche arrivando Natale…eheheh!)

Il rischio di essere ripetitivi

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Riflessioni della scorsa primavera, che oggi ritornano…………………………………………………………………………………………………………………………………

…Ho pensieri vari e sparsi nella testa, che nascono dopo un avvenimento o un’emozione provocata da un incontro, dalla scena di un film, dal ritornello di una canzone trasmessa alla radio. Sicuramente non formulo pensieri originali, innovativi, che nessuno ha mai condiviso.

Penso che a seconda delle stagioni, del periodo della nostra vita, delle difficoltà di questa vita, persone diverse in luoghi diversi si ritrovino ad affrontare le stesse problematiche e poi a fare le stesse riflessioni, contemporaneamente. Anche qui, sulla piattaforma WordPress.

A volte si scrive con il dubbio di sbagliare, di elaborare ciò che qualcuno ha già scritto, anche se con parole diverse e sottolineando differenti aspetti. Qualcuno lo fa istintivamente, di getto, qualcun altro invece soppesando ogni verbo.

Coloro che ci hanno preceduto in questo mondo hanno lasciato in noi ricordi, sensazioni, comportamenti che a volte non siamo in grado di intuire ma che invece influiscono sulle nostre scelte, su quello che siamo noi oggi, tutti, nel bene e nel male.

La sofferenza, l’inquietudine, percorrono tutto il pianeta e, a meno che non ci si nasconda nell’illusorio benessere materiale, non possiamo sottrarci a questi sentimenti che attraversano in longitudine e in latitudine le nostre vite, l’intera umanità.

Anche rischiando di essere ripetitivi.

Yes, we can!

Ieri sera con mio marito ci siamo fermati a guardare una partita di tennis in televisione. Premesso che non conosco questo sport, mi sono imbambolata seguendo il ritmico andirivieni della palla che le due abili tenniste si scambiavano cercando di bucare la difesa l’una dell’altra. Avanti e indietro, avanti e indietro… come il mio primo video game collegato alla televisione e le interminabili partite con mia sorella: uno schermo nero con due mattoncini che si dovevano spostare per intercettare e rilanciare una pallina… avanti e indietro, avanti e indietro.

Come spesso capita da pensiero nasce pensiero. Ho appena acquistato un gioco per la Playstation dei miei nipoti, grafica impeccabile, colori brillanti e decine di mosse da utilizzare… a casa mia il vero salto di qualità fu quando, abbandonati gli schermi neri (o verdi), acquistai il mio primo Windows. Poi finalmente la connessione internet e il primo vero game antesignano (per me) dei moderni giochi: Monkey Island, le avventure di un pirata in cerca del tesoro. Con mio figlio ci divertivamo a rispondere ad indovinelli (lui era più bravo di me), scoprire passaggi segreti ad anticipare mosse agli avversari ed era facile perdersi nei colori brillanti di quei cartoni animati.

Mentre le due tenniste continuavano l’estenuante partita, io mi sono resa conto con gioia che la mia generazione ha vissuto la nascita e lo sviluppo della tecnologia in particolare e delle conoscenze umane in generale, abbiamo assaporato lo stupore di quando si realizza che non è magia, che ciò che sembrava impossibile non lo è. Se oggi un ragazzo ascolta la notizia di un futuro atterraggio su Marte non si scompone, è normale, ti risponde “perchè no?”, ma io che ricordo quando, insieme ai miei compagni nella palestra della scuola, ho visto scendere il primo astronauta sulla luna, io che non perdevo una puntata di Spazio 1999, che il primo PC ho dovuto comprarlo usato e che mi è costato quanto un Mac di ultima generazione, che quando abbiamo acquistato il primo cellulare è stato una festa per tutta la famiglia, be’ per me pensare di andare su Marte ha ancora un fascino incredibile, mi fa pensare di quanti bei progressi sono stata testimone. I nostri figli sono nati e cresciuti nell’epoca del “We Can”, ma è come se fossero nati già sapendo che Babbo Natale non esiste: il Natale è sempre bello ma vuoi mettere la magia negli occhi del bambino che guarda dalla finestra nell’attesa delle renne? A me lo fa ancora guardando gli astronauti galleggiare nella stazione spaziale.

Dentro Caravaggio

Noi, Menti Vagabonde, non siamo grandi conoscitrici di arte e in particolare di pittura, ma come la maggior parte delle persone, sappiamo riconoscere il genio artistico quando ci capita di incontrarlo. Premesso questo, ci siamo recate a Milano per incontrare un artista che fa parte dell’olimpo dei grandi e che ovviamente non ci ha deluse: Michelangelo Merisi detto Caravaggio.

“Dentro Caravaggio” è il titolo dell’allestimento composto da ventidue opere conservate nelle chiese, nei musei e nei palazzi nobiliari italiani ed esteri. Il percorso espositivo è suddiviso in tre sezioni: le opere giovanili, le opere della maturità, le opere dopo la fuga da Roma.

L’allestimento minimalista e scuro contribuisce a convogliare tutta l’attenzione del visitatore verso le opere e le luci, sapientemente impostate, ricostruiscono il processo creativo dell’artista che ha fatto dei giochi di luci e di ombre il fulcro della sua produzione. Per quanto sia difficile crederlo, questo tipo di allestimento, soprattutto nelle opere della seconda e terza sezione, è riuscito a rendere ancora più drammatici i personaggi e a far nascere in chi li guarda la forte tentazione di toccare le tele nell’assurda idea che possano essere caldi e vivi (o ancora vivi).

Le opere sono tutte applicate a pannelli nel cui retro, tramite monitor, è possibile conoscere i risultati delle analisi scientifiche che hanno permesso di capire quali correzioni sono state eseguite dal Maestro prima della stesura finale e la particolare tecnica usata da Caravaggio. Tecnica che ha poi fatto scuola nelle epoche successive. I filmati sono  semplici e  brevi, pensati per poter essere compresi, guardati e apprezzati anche, e soprattutto, da chi non è esperto di pittura. Inoltre il fatto di essere posti nel retro di ogni pannello, e quindi di ogni opera, stimola la curiosità e la voglia di scoprire il “trucco”.

Per noi vedere questi dipinti è stata una grande emozione, di fronte ad alcuni di questi è stato difficile staccarsi e proseguire il cammino. Ad attirare l’attenzione non sono state le opere più “serene”, ma quelle più tragiche e cruente, forse perché l’animo irrequieto e spesso “rabbioso” di Caravaggio si è espresso meglio proprio in scene di morte e sofferenza. Per questo è stato difficile non emozionarsi di fronte al San Girolamo Penitente piegato dal dolore fisico e mentale o non provare un brivido nel guardare Giuditta mentre taglia la testa a Oloferne. Ogni opera rappresenta un mondo a sé che attira e fa sognare.

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Lungo il percorso espositivo sono inoltre esposti documenti sulle vicende personali del Caravaggio, ed è anche possibile leggere su alcune pareti stralci di suoi discorsi e di altri personaggi dell’epoca.

Mentre ammiravamo tanto talento, ci siamo ritrovate a riflettere su come sia presente anche in questo artista il binomio “genio e sregolatezza”. Oggi Caravaggio sarebbe un talentuoso rocker che canta e suona divinamente, ma distrugge le sue chitarre e fa uso di droga? Chi ha un talento così grande, talento che forse è anche difficile da gestire, che distrugge, che brucia dentro, quanto si sente al di sopra dell’umana banalità, quanto si sente incompreso nella sua grandezza, oseremmo dire quasi divina?

Sono domande alle quali noi non siamo sicuramente in grado di dare una riposta, possiamo solo essere grate di aver avuto la possibilità di vedere tanta meraviglia, nonostante la coda sotto la pioggia (nonostante la prenotazione), perché il divino ha diverse forme e si trova anche su questa terra.

Gli uomini e il calcio

E sì che in questo periodo non è che abbia nulla a cui pensare, però la mia mente vagabonda su strade inconsuete. In questi giorni ho avuto modo di osservare in più riprese, il rapporto che hanno gli uomini con il calcio.

Credo che questo sport debba essere considerato lo sport del millennio e a buon diritto la “palla” in quanto tale dovrebbe essere tutelata come bene dell’umanità, le darei il “Nobel Onoris Causa” per la pace mancata.

Tornando agli uomini e al calcio, non intendo quelli come mio marito che si incantano ad ascoltare pseudo opinionisti che passano settimane intere a parlare del contratto multimiliardario che la moglie di un certo Icardi, tale “Vandanara” (ndr: lo scrivo come lo ricordo perché non ho voglia di cercarlo su Google), ha ottenuto grazie alla sue indubbie capacità, messe in dubbio da tali opinionisti perché la procuratrice in questione è un tantino procace; quest’estate in partenza per le vacanze, ho chiuso casa con il terribile dubbio che Neimar (ndr: vedi sopra) non cambiasse squadra! E oggi la tragedia di Montella cacciato dal Milan, per non parlare dell’Italia esclusa dal mondiale!?!

No, quando parlo di calcio intendo quello giocato per le strade, nei campetti. Queste considerazioni sono nate nel vedere un gruppo di ragazzi africani ammazzare il tempo in un paesino di montagna, giocando a pallone in un campetto dissestato; il giorno dopo osservavo due squadre di bambini dai tre ai quindici anni, giocare tutti insieme in un altro luogo con la stessa passione dei primi, con i grandi che aiutavano i piccoli senza dare peso se questi, non riuscendo a stare dietro alla palla, puntavano alle caviglie. Da lì ho ricordato tanti bambini, giovani e adulti di tanti paesi del mondo, visti personalmente o in televisione accomunati da questa passione. Che strani gli uomini: da secoli subiscono il fascino del correre dietro ad un pallone e non hanno ancora pensato di sfruttarlo a vantaggio dell’umanità. Perché se un nero va bene che giochi nella propria squadra del cuore, perché dev’essere un problema se lavora a fianco a te in fabbrica? Non rubano il lavoro ad un bianco sia il primo che il secondo?

Ieri ad una mostra osservavo una scolaresca delle medie che ascoltava le spiegazioni della guida su uno splendido quadro di Caravaggio, al fondo c’erano due ragazzini, uno bianco e uno nero: fingevano di ascoltare, senza smettere di parlottare e zittendosi di colpo quando la professoressa si girava ad osservarli, per poi ricominciare. Si spingevano, si abbracciavano e ridacchiavano, nessuno dei due si accorgeva di essere di colore diverso… speriamo quindi che i bambini di oggi costruiscano il proprio futuro con lo stesso entusiasmo con cui affrontano ogni partita di calcio!

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