Lupen: il cane che amava i funerali

Uno di famiglia

Mio figlio maggiore, non amava molto i cani: da piccolo, quello di mio padre, geloso delle attenzione che il padrone riservava a quello strano cucciolo a due gambe, decise di morderlo, poi, forse fiutando la sua paura, qualunque cane si avvicinasse al bambino come minimo gli ringhiava, anche se lui non aveva fatto nulla.

Per contro il fratellino amava talmente i cani che se ne vedeva uno, quando ancora gattonava, faceva di tutto per abbracciarlo, con notevole ansia da parte nostra.

Mio marito decise di risolvere i due problemi portando a casa un bastardino, di piccole dimensioni che battezzammo Lupen. Se il bambino più grande lo accolse con moderato entusiasmo, con il più piccolo fu amore a prima vista. Dove c’era l’uno, c’era l’altro, quando il cucciolo cominciò a farsi i denti, il padroncino si sacrificava lasciando che il suo cane gli mordesse ripetutamente la mano finchè puntualmente correva da me con le lacrime per il male (aveva circa due anni) e a nulla valevano le nostre parole, si nascondeva per lasciarglielo fare. Per contro se si sentiva frustrato per qualcosa, prendeva il suo cuscino antisoffoco e insieme si coricavano nella cuccia del cane.

Lupen è cresciuto con i miei due figli e i miei due nipoti: il più piccolo aveva due anni, il più grande dei quattro bambini ne aveva cinque, con pazienza infinita accettava di essere il protagonista dei loro giochi e quando le attenzioni si facevano pesanti, faceva finta di morderli, se non bastava… correva da me e si nascondeva dietro le mie gambe.

Lupen era un cane indipendente: scappava continuamente. Niente poteva fermarlo: se lo legavamo i bambini lo liberavano, lui si nascondeva e come uno di noi apriva il cancello, via verso la libertà in cerca di cagnette! Quando tornava magari giorni dopo, inutile punirlo, il più delle volte si riposava, mangiava e poi ripartiva.

Quando tornava se il cancello era chiuso, abbaiava ai vicini di modo che venissero a suonare al nostro campanello, noi aprivamo e lui  correva impazzito in tondo nel cortile per dimostrarci la felicità di vederci… quasi l’avessimo abbandonato noi. Al che mio marito fece uno sportello, come quello dei gatti, di modo che quando tornava, non disturbasse i vicini e spingendo con il muso entrasse da solo… peccato che, sempre con il muso, imparò anche ad aprirlo da dentro, per uscire!

Gli anni passarono, ma la sua voglia di libertà mai. Se gli amici di mio figlio lo vedevano lo caricavano sul serbatoio della moto, lui con le orecchie al vento si faceva portare a casa, scendeva e riscappava… magari con la cagnetta di razza della vicina, che non si accoppiava con nessuno se non con Lupen, tanto che quando era in calore la signora le metteva “le mutande” di modo che….

In paese tutti lo conoscevano e lo assecondavano: chi lo faceva entrare in casa e lo rifocillava per giorni, chi provava a procurargli uno sgabello quando si innamorava del pastore tedesco alto tre volte lui.

In quel periodo noi frequentavamo una famiglia e la mia amica era vigilessa del paese. Da noi, ancora oggi, c’è l’abitudine, se si può, in occasione dei funerali di fare la processione e di accompagnare il feretro a piedi dalla chiesa al cimitero. A quei tempi c’era sempre un vigile a capo della processione e se lui riconosceva la nostra amica le correva incontro, le abbaiava felice e l’accompagnava zampettando per tutto il percorso… . Ricordo le risate quando, ad un funerale di un nostro parente, vista la presenza di tutta la famiglia, mi chiese come mai lo avessimo lasciato a casa!!

Lupen ci accompagnò per quattordici anni e aiutò i nostri bambini a crescere, rispettando la personalità di ognuno di noi: io ero il capobranco, da me si fece curare le ferite delle sue scorribande, quando altri cani meno comprensivi gli facevano capire chi comandava, mio marito era l’umano burbero con il quale meglio non scherzare troppo, il padroncino più grande ero quello a cui chiedere con delicatezza due carezze e basta benchè sembrava sapere che a modo suo anche da quest’ultimo era amato… e poi c’era la sua passione: quel bambino prima e ragazzino poi che la notte, quando ormai dolorante e ultimamente ammalato, di nascosto da noi lo lasciava saltare sul letto e dormire ai suoi piedi.

Quante storie ci sarebbero ancora da raccontare su Lupen! Ancora oggi, a distanza di più di dieci anni lui non “un cane”, ma “IL cane” e nessuno ha mai preso il suo posto e nessuno è mai intelligente come lo era lui, per noi. Non gli ho mai detto, come sento spesso adesso: “Vieni da mamma”, l’ho sempre trattato da cane, ma gli ho dato e ho ricevuto tanto affetto.

Chi proclama di amare il proprio cane come un figlio, mi dà i brividi, mi pare sia una enorme mancanza di rispetto verso chi aveva un figlio e l’ha perso: quando ho dovuto portare Lupen dal veterinario per porre fine alle sue sofferenze è stato terribile… ma mi è impossibile anche solo immaginare di perdere un figlio, purtroppo ho vissuto in famiglia questa tragedia e veramente penso che si stia perdendo la giusta visione della vita. Detto ciò considero Lupen come un tassello indimenticabile e fondamentale nel puzzle della nostra famiglia e non posso che ringraziarlo.

5 pensieri riguardo “Lupen: il cane che amava i funerali

  1. Credo che il tuo sia stato l’atteggiamento giusto, gli animali entrano a far parte della nostra famiglia, ma come animali, non potranno mai avere il ruolo di un figlio. Buona giornata ??

    ________________________________

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.