Dieta: la gatta per me

Quando non hai scelta

Non amo particolarmente i gatti, non me ne vogliano i “gattari”, ma è colpa di un trauma infantile.

Avevo circa dieci anni, ero andata a dormire con le immagini viste alla televisione di un qualche terremoto di cui non ricordo il luogo e mi ero addormentata con fatica. Nel pieno della notte mi svegliai sentendo bambini urlare e piangere disperati mentre il piccolo armadio della mia camera tremava e rumori strani e terribili rimbombavano per la casa: il terremoto!!! No, semplicemente gatti in amore che litigavano tra di loro, si rincorrevano e facevano un trambusto tale da far tremare il mobile della mia cameretta. Da lì all’avversione verso il felino il passo è stato breve.

Passò qualche anno e il mio vicino di casa e di cortile portò a casa due gattini, come tutti i cuccioli teneri e carini. Peccato però che si dimenticasse spesso e volentieri di dar loro da mangiare: uno di questi sparì, l’altro prese l’abitudine, complice la bella stagione e le porte aperte, di venire ad elemosinare qualche boccone. Ammetto che anche io, pur con un certo ritardo, non potei fare a meno di affezionarmi a quella bestiolina magrolina e molto riservata, tanto che, nel giro di poco tempo, si autoadottò da noi e divenne la nostra Dieta (in ricordo del sua iniziale magrezza).

Dieta era una gatta di quelli come credo debbano essere i gatti: libera, veniva a casa quando voleva e se ne andava quando voleva; mai invadente, ma se uno di noi si sdraiava sul sofà anche lei prendeva parte al gioco degli incastri spalmandosi sul primo fianco libero tenendoci in caldo anca e femore.

Cacciatrice di topi senza concorrenza: ricordo quando un topino di campagna decise di nascondersi dietro un mobile del salotto, lei, posizionata come la sfinge ed immobile come l’originale attese per una buona mezz’ora senza muovere muscolo finchè l’incauto topo, probabilmente credendola impagliata, gli finì direttamente in bocca!! Quante volte l’ho pensata negli anni a venire mentre stagionalmente combattevamo (e combattiamo) con il topino di turno!!!

Poi un giornò sparì, credendo che fosse stata vittima della macchina di turno, ce ne facemmo una ragione. Le settimane passarono e poi, un giorno sentimmo dei rumori strani in soffitta: quando mio padre aprì la botola che portava al sottotetto ecco Dieta e dietro di lei un gattino che come vide l’intruso, preso da terrore si infilò nel buco e non vi dico la fatica che dovette fare per calmare e prendere il felino che si era arrampicato su per le tende della camera da letto e non voleva farsi toccare da nessuno. Solo la pazienza e il grande amore del mio papà ci riuscirono e lui fu l’unico che mai riuscì a toccare quel gatto.

Purtroppo però, una mattina trovammo il gattino morto, ucciso da un qualche animale e poche settimane dopo anche Dieta sparì e questa volta non tornò più.

Da allora non ebbi più un gatto… e neppure lo desiderai, però la prossima volta racconterò di Lupen: il cane che amava i funerali.

10 pensieri riguardo “Dieta: la gatta per me

  1. Scusate ma penso che i dolori siano un’altra cosa, nel mio caso hanno tutti nomi e cognomi, semplicemente è stata un’esperienza che vissuta in età infantile, come per tutte le esperienze, ha influenzato il mio modo di essere. Detto ciò è vero che non provo avversione verso i gatti, semplicemente non risvegliano in me particolare tenerezza. Tra l’altro è un animale che io rispetto proprio per la sua estrema indipendenza e intelligenza: semplicemente non ho mai desiderato averne uno, nel caso di Dieta è stata lei a scegliere noi. 🙂

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  2. i gatti sono come li hai descritti. Indipendenti e selezionano chi potrà godere del suo vicinato – vedi il gattino e tuo papà. Non possiedo animali anche se li amo – quasi tutti. Beh! Dieta a qualcosa era utile: tenere lontani i topini di campagna, che una volta individuato il nemico se ne guardano bene dall’avvicinarsi.

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  3. Io ho sempre amato i gatti, perché fondamentalmente sono più indipendenti dei cani, non si sottomettono, come a volte i poveri cani fanno e gli uomini, proprio per questo, se ne approfittano. Ne ho avuti due. Il primo si chiamava Ulisse, era grande e grosso e gli diedi questo nome perché era uno spirito libero e andava e veniva da casa nostra e da quella dei miei nonni. Purtroppo ce lo avvelenarono. Il secondo, Fufi (nome molto originale dato dalla nonna) era casalingo ma morì piuttosto giovane, si ammalò gravemente, forse perché già da piccolo, quando lo trovammo, era veramente malconcio ed ebbe bisogno di molte cure. Ci consolò il fatto che era stato viziato molto, per cui ebbe una vita piena di coccole e agi.

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