Chissenefrega! (elucubrazioni mentali sugli anni, scritte all’amica)

Si aspetta il primo ciclo per sentirsi finalmente donna, il primo bacio per scoprirsi innamorata, si attendono i diciott’anni per avere la patente, il primo lavoro per ritenersi indipendente, il primo vagito di un figlio per sentirsi infine mamma. Si aspettano gli anni a tutto tondo, i quarant’anni forse per comprendere di più il mondo. Così come si attenderanno gli anni successivi, che arriveranno sullo stesso volto, gli stessi occhi, gli stessi gesti e gli stessi pensieri. A volte affliggeranno, come la fine di una bella giornata, di una vacanza o di una speranza e il trascorrere del tempo sembrerà più veloce, non si potrà ancora rinviare, delegare, giustificare.

Tuttavia gli anni non saranno una linea di confine, ma un passaggio. Ogni nuovo capitolo sarà solo l’inizio della scrittura, varrà la pena viverlo appieno, senza più le pene dell’adolescenza, le incertezze della gioventù, le ansie degli obiettivi.

La vita produce imprevisti che non sempre è possibile intuire, evitare o fronteggiare e che spesso ci allontanano dai nostri sogni. Ma gli “anta” almeno regalano la consapevolezza. Non siamo sempre e solo quello che gli altri vedono in noi. A questo punto ci si deve concedere di essere ciò che si desidera, senza porre sempre al primo posto i doveri di cui ci si è investiti nel tempo. La vita è fatta anche di piccoli e lenti passi, di desideri che non devono tramutarsi in illusioni e di soddisfacenti… “chissenefrega”. Ecco il “chissenefrega” rende tutto più leggero, si distendono gli animi, la bocca si allunga in un bel sorriso, gli occhi si stringono creando qualche ruga e si fa quello che gli altri non si aspettano…

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AcidaMenti – Lacrime di coccodrillo

coccodrilloCom’è facile ed immediato piangere in un programma televisivo, tutti hanno pronta una storia drammatica da raccontare, una commozione da condividere. “Mal comune mezzo gaudio”.

Che spreco! Eppure le lacrime sono preziose, un dono che facciamo ad un ricordo o ad un dolore.

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URLA LO SMARTPHONE

Non sta piangendo il telefono…in quel caso era una storia piuttosto triste e non è mia intenzione parlare di problemi padri/madri/figli, ma di questo amato/odiato telefono, più precisamente: lo smartphone.

Il mio primo cellulare mi era stato regalato, era di seconda mano, per la forma e il peso ricordava la cornetta di un citofono, era un’arma contundente che avrei potuto utilizzare in caso di pericolo!

Mi piaceva l’idea di poter telefonare, in caso di necessità, libera da gettoni e monetine, e di poter essere rintracciata poiché la mia prima figlia era ancora piccina.

Ora i cellulari sono diventati dei veri e propri pc portatili, e neanche di questo vorrei parlare, io spesso devo ricorrere per tutte queste cose tecnologiche alla figlia adolescente che non ha il pollice verde, ma il pollice tecnologico! Quando chiedo il suo aiuto mi guarda con velata commiserazione.

Per non parlare di Sibilla, perché poi con lo smartphone è possibile fare tutta una serie di operazioni, entrare e uscire da social e siti che richiedono delle password, io puntualmente le dimentico!

Fortunatamente non ho segreti da custodire né necessità di transazioni finanziarie milionarie….e ho lei che mi recupera tutte le parole di accesso, diventando la custode dei miei “segreti”…guardandomi anche lei con commiserazione.

Direi che lo smartphone ha quasi perso la sua funzione di mettere in contatto, a voce, due interlocutori, ormai ci si parla con messaggi registrati o scrivendosi ma…ci sono gli urlatori. Qui devo dire che più che i ragazzi, siamo noi adulti ad eccedere, non ci fermano la presenza di altre persone accanto a noi, i luoghi chiusi, le code al banco dei salumi o alla cassa del supermercato, le metropolitane o i treni. Tutti raccontiamo di tutto, litighiamo con i figli, con il fidanzatofidanzatamaritomoglieforseamante………….

E quando abbiamo dei malanni? E le code all’Asl?

Questa mattina, dalla fermata dell’autobus e fintanto che non è scesa dal mezzo, una bella signora con i capelli bianchi ha messo al corrente tutti che la persona con la quale parlava avrebbe dovuto farsi ricoverare perché sentiva che non respirava bene e che lei era in giro per prenotazioni varie.

Non so perché al telefono si utilizzi un tono di voce decisamente alto, abbiamo l’impressione di non avere campo? Che il nostro interlocutore non si trovi effettivamente nella nostra stessa città o in Italia, ma più probabilmente sia in procinto di scalare la vetta di una montagna o sia in mezzo all’oceano con il capitano Achab? O meglio in procinto di salire sul prossimo Shuttle che verrà sparato nello spazio?

Confesso che talvolta alcune situazioni sono divertenti, intrattengono: quando qualcuno parla in un dialetto che mi è quasi incomprensibile o quando sento le mamme che riprendono il pargolo di turno, mi riconosco nelle stesse frasi apprensive o minacciose…soprattutto nelle seconde.

Spesso però ci si sente quasi a disagio, imbarazzati, intrusi nelle vite altrui. In un mondo di social nel quale condividiamo frasi, immagini, ormai condividiamo anche le urla, SAREBBE UTILE LIMITARCI A SCRIVERLE…MA NON VI IRRITANO ANCHE LE LETTERE MAIUSCOLE?!?

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AcidaMenti – La terza persona

Bisogna guardarsi da colore che parlano molto di sé, spesso in terza persona. Non guardano chi hanno dinnanzi, non sanno fare neanche fare una domanda di cortesia al loro interlocutore, perché il mondo dovrebbe ruotare solo attorno a loro. Hanno lingua per recitare, non hanno orecchie per ascoltare.

Blah Blah Blah, 2008, ink on paper, 11 x 8.5 inches

Ricordi di gioventù

Ci sono momenti imprescindibili in ogni stagione. Certi sono talmente ripetuti negli anni che quasi non ci facciamo più caso. Ad esempio in estate, quando i palinsesti delle televisioni non hanno nulla di particolare da offrire (e direi per fortuna vista la pochezza di certa televisione invernale), mi ritrovo puntualmente a guardare l’ennesima replica de “La principessa Sissi”. Sicuramente qualcuno, con sguardo scettico, penserà che quanto a pochezza televisiva anche questi film non scherzano: mi rendo conto, ma se anche adesso non mi commuovo più di fronte alle pene d’amore della coppia sovrana d’Austria, non posso non soffermarmi su queste scene che risvegliano in me ricordi insostituibili.

Mia madre aveva un animo romantico, era giovane e la vita non era così facile per lei, motivo per cui non si perdeva nessuna delle, già allora, repliche della serie di Sissi, tutti i film di Gianni Morandi (Non son degno te, Se non avessi più te ecc..), per non parlare delle avventure di Angelica!!! Rido da sola ad immaginare le vostre facce, soprattutto le più giovani: “ma chi cavolo è Angelica?”.

Mi rivedo sul divano a tre posti, seduta ad incastro: mia madre sdraiata con le gambe leggermente ripiegate, io a mia volta sdraiata dietro con la testa appoggiata sulle “morbida” anca, che a volte, per scherzo, sprimacciavo a mo’ di cuscino, e al fondo mia sorella che a sua volta si appoggiava a me con le gambe penzolanti fuori dal sofà lamentandosi per essere sempre la più scomoda. Tutt’e tre lì a tirare su con il naso o ad anticipare le battute che ormai conoscevamo a memoria… se chiudo gli occhi riesco ancora a sentire il suo profumo e la consistenza del suo corpo. Ci sarebbe da scrivere un altro articolo sul vero senso di continuità della vita e sull’immortalità.

Per par condicio, devo dire che mio padre non era assolutamente romantico. Anche con lui però era  bello sedersi la sera dopo cena, un po’ più composte: dovevamo stare in quattro sul sofà da tre! Così, quando, ormai superata la fase del “a letto dopo Carosello”, alle 21 appariva la Signorina Buonasera di turno, ed era lunedì, si sperava che il film della serata fosse un bel “Western” con John Wayne che anche se in bianco e nero ci proponeva paesaggi di deserti e canyons da dipingere con la fantasia, lontani come un viaggio sulla luna.

Che nostalgia!

AcidaMenti – Il posto fisso

Gli stranieri ci rubano il lavoro!

Però io ho bisogno della badante giorno e notte, della colf, della baby sitter, dell’imbianchino, del muratore, del contadino… posso pagare solo in nero! 

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Io ovviamente ho diritto al posto fisso, ai permessi retribuiti, alle ferie pagate, all’assistenza sanitaria, e se qualcuno timbra il cartellino al posto mio…è ancora meglio!

Pranzo domenicale

22310620_10212531373073781_8113807574655151259_nIo sono una persona mattiniera anche di domenica, se poi c’è un pranzo di famiglia con nonne o zii, mi metto presto all’opera per improvvisare un menu in base alla spesa del sabato. Se fossi una vera chef, sarei quella che decide di istinto, sul momento, se poi la ricetta è complessa, poiché ritocco a modo mio per semplificare e velocizzare, sarei la disperazione di Cracco.

Butto quindi tutto all’aria, al culmine più alto di confusione…tutto è pronto, pane fatto in casa, pietanze e dolce, arrivo puntuale all’appuntamento a tavola ma… bussano alla porta: è la mia giovane e timida vicina di casa marocchina, mi offre un invitante piatto di cous cous. Non è quindi un fatto che di per sé potrebbe apparire così interessante, ma quello che mi ha colpito è stato il suo modo così riservato e gentile di avvicinarsi a me e così, dopo i miei ringraziamenti a profusione, mi ha abbracciata. In quel momento ho sentito come può essere bello sentirsi vicini ad una donna che solo apparentemente è differente per origini, cultura ed età, lo ammetto, essendo lei giovane, mi scatta anche l’istinto materno!

Noi italiani amiamo il cibo, per noi è un piacere mangiare e anche condividere, siamo orgogliosi delle nostre numerose specialità, ma sentiamo anche il richiamo della nostra memoria; si tramandano le tradizioni della regione di origine, di famiglia, i ricordi dell’infanzia e delle nonne che cucinavano. Amiamo nutrire chi è speciale per noi – a volte esagerando – perché con il lavoro e le nostre mani trasmettiamo i nostri sentimenti.

Questa volta la mia famiglia ha assaggiato i sapori e i ricordi del nordafrica – sapori veri, il mio cous cous neanche lontanamente è buono così – e le emozioni di una amicizia, che è ancora soltanto un abbozzo perché si limita a saluti, a sorrisi e a qualche dialogo ancora un po’ difficile a causa della lingua. Tuttavia ci sono stati sguardi e gesti…e un piatto di cous cous che hanno detto molto.

Viagem de Portugal (capitulo final)

Prima di iniziare a scrivere il capitolo finale di questo viaggio, ho cercato di focalizzare la mente su ciò che ancora desideravo raccontare e su quali immagini volevo pubblicare. Spesso, con il trascorrere del tempo, ci sfuggono i particolari, tuttavia ci rimangono delle tracce in sensazioni, odori e sapori che in qualche modo e chissà come, improvvisamente riaffiorano. Dal mio rientro, uno dei modi è sicuramente il fatto di avere sempre una bottiglia di vino Porto da condividere con gli amici.

Porto è stata la base per alcune escursioni, l’oceano, come già raccontato e due città.

IMG_2158.JPGBraga, Partendo dalla bellissima stazione di Sao Bento, siamo arrivati al centro storico di Braga, la cui cattedrale e la più antica del Portogallo. Per arrivare invece al Santuario del Bon Jesus di MonteIMG_2181abbiamo dovuto prendere un autobus e una volta arrivati, scegliere se salire la famosa scalinata barocca di circa 450 scalini o se prendere la funicolare, la più antica del mondo ancora in funzione e che utilizza la forza di gravità dell’acqua.

IMG_2180.JPGAbbiamo optato per la funicolare! La giornata era splendida e caldissima e quindi rientrando – questa volta scendendo tutti i 450 scalini – ci siamo fermati nelle vie del centro storico per prendere qualcosa di fresco e un meritato caffè. La signora sorridente e gentile che era venuta per le ordinazioni, ci ha messo in difficoltà chiedendoci se preferivamo il caffè italiano o quello espresso, alle nostre espressioni stupite, – in quanto chiedendo l’espresso avevamo sempre pensato di chiedere il caffè che più si avvicinava a quello servito nei nostri bar- ci ha spiegato che quello “italiano” è decisamente più ristretto!

Guimaraes, è la città che viene considerata come la più antica del Portogallo, il suo centro storico è patrimonio dell’UNESCO. Lungo il percorso per arrivare al suo Castello, molte persone del luogo lavoravano per preparare nelle strade un tappeto floreale in vista della festa del patrono San Gualtier.

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Il Castello è parzialmente in rovina, ma è visitabile e offre incantevoli scorci. Ammetto che non sono mancati i selfie, mi sentivo sul set di Game of thrones.

20799193_10212072523082818_7504549076668330266_n.jpgDa tipici italiani, all’ora di pranzo non abbiamo resistito a fermarci in un ristorante nella piazza, circondati da suggestivi edifici abbiamo pranzato pagando un conto assolutamente onesto.

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Non ho raccontato niente di eclatante, probabilmente abbiamo percorso le strade, visto gli stessi luoghi, fotografato gli stessi edifici, come migliaia di turisti durante la scorsa estate, ma abbiamo fissato dentro di noi attimi unici.

Se ripenso ai posti visitati, mi rendo conto di non aver poi pubblicato la fotografia dell’ospedale delle bambole di Lisbona (Hospital de Bonecas), un antico negozio che ripara le bambole e che mi ha riportato alla mente un laboratorio nel quale mi recavo con mia mamma quando ero una bambina; o del Mercado de Bolhao, il mercato più importante della città di Porto…e proprio di fronte al suo ingresso si trova la Confeitaria do Bolhao, pasticceria fondata nel 1896, un paradiso per gli amanti del pane e dei dolci  che offre un ottimo e conveniente servizio; o il Palacio da Bolsa, l’antico palazzo della borsa, le cui sale sono state decorate da svariati artisti e la più famosa è la “sala Araba” arredata in stile Neomoresco. Non è possibile riassumere tutto senza dimenticare qualcosa. Dovrei scrivere un libro! Conserverò ogni ricordo nella mia mente, in questo blog, nella chiavetta USB, nelle chiacchiere tra i componenti dell’allegra combriccola con i quali ho condiviso questo bellissimo viaggio e…anche la stanchezza che ne è conseguita.

Vi consiglio quindi di andare in Portogallo, i portoghesi mi devono questa pubblicità! C’è molto da vedere, vi troverete nella storia, tra tanti turisti, moltissimi sono spagnoli e francesi, quindi adeguatevi alle guide in inglese o francese o spagnolo, comunque noi italiani ci facciamo comprendere ovunque, voi abbondate in obrigado e non sbaglierete mai!

AcidaMenti – Evoluzione

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Siamo molto democratici qui in occidente: perché mai le donne debbono coprirsi, portare il velo, perché non sono libere di uscire e di parlare liberamente con un uomo?

Però se ti hanno picchiata, stuprata, ammazzata

Con chi sei uscita? Eri da sola? A che ora sei tornata? Hai bevuto? Com’eri vestita? Prima ci stavi…poi hai detto no???

Te la sei cercata!

Ah come siamo evoluti!

 

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