Lenti a contatto

Non per lamentarmi, ma non sempre essere amica di Cassandra è stato facile e mi spiego meglio. Per fortuna la natura mi ha dotata di una buona vista e forse per una legge di compensazione, ha sempre messo sulla mia strada amiche dotate di occhiali.

Normalmente, man mano che si procedeva negli studi, si acquisiva il privilegio di retrocedere di posizione sia sul bus che ci riportava a casa che sui banchi della scuola. In prima si faceva a gara per occupare la prima fila, in quinta le più veloci si  accapparravano “l’ultimo banco in fondo” dove era possibile concedersi distrazioni durante l’ora di religione o di geografia. Mai avuta questa fortuna: le mie amiche sono sempre, ripeto sempre, state miopi o astigmatiche e “siccome so ciecata devo stare davanti”.

I primi due anni avevo stretto amicizia con una ragazzina dagli occhiali spessi e il fatto che mi costringesse ai primi posti non fu un problema perchè ero ancora nella fase “io sto davanti”, poi ho fatto il salto di qualità conoscendo Cassandra. Il primo anno la nostra amicizia fu completata dalla sua compagna di banco che come lei non ci vedeva, ma è grazie a loro se ho imparato la differenza tra lenti morbide e semirigide ed ho capito che le seconde sono più difficili da gestire: infatti l’altra le perdeva sempre e non di rado ci ritrovavamo tutte con il sedere per aria a cercare di recuperare la lente caduta… che bei ricordi.

Gli anni passavano ma non la nostra posizione… e laggiù al fondo non ho mai potuto metterci piede. Persino il giorno del mio esame di maturità, quando con ansia aspettavo il mio turno, una mia compagna, durante la sua interrogazione, con un gesto inconsulto, aveva fatto saltare via dall’occhio la sua lente e tutti noi abbiamo dovuto aspettare che lei, carponi la cercasse e finisse finalmente il suo esame per lasciare posto a me.

Oggi? E’ solo di qualche giorno fa, che nel nostro gruppo di Whatsup, ho assistito basita alla conversazione tra Cassandra e una nostra amica che non riusciva più a togliersi le lenti a contatto che si erano incollate all’occhio! Ma ancora più traumatico è stato “vedere” Cassandra gettare la spugna e l’altra amica andare al pronto soccorso per farsi assistere!

AcidaMenti – Famiglie felici

Passeggiando in fiera, famiglie felici: mamma, papà con passeggini al seguito (tanti passeggini al seguito).. oh che bel bam… baarboncino, chihuahua, yorkshire.
E poi tutti a parlare di lotta contro il maltrattamenti sugli animali! Cosa c’è di peggio di un cane sul passeggino?

 

Vero: cane con il tutù.

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Scegliamo

Ascolta…

Che carica questo pezzo, ho scoperto Caparezza grazie ad una delle mie figlie.

Questo è il motto che ci siamo date io e Sibilla all’indomani dei nostri anta.

Ogni giorno, purtroppo, se ci si guarda attorno, non è possibile non farsi prendere dallo sconforto, ma possiamo scegliere di fare azioni piccole, di dare piccole attenzioni a chi è accanto a noi.

Ascoltare, incoraggiare, sorridere, a volte, è vero, è impegnativo, ma non impossibile.

Spesso ci lamentiamo della mancanza di affetti, ma quanto tempo abbiamo dato agli altri? Quante volte ci siamo detti che non ne avevamo, invece il nostro tempo è adesso.

E poi…lasciamo perdere chi dice cose stupide, chi si piange addosso, chi è aggressivo, chi è bugiardo, chi non ha voglia di comprendere il prossimo, chi ha paura di dare.

Cosa potremmo mai farcene?

Devi fare ciò che ti fa stare bene, devi stare solo con chi ti fa stare bene…

 

 

 

Penserete: che cose banali ha scritto

Vero 😉

 

 

 

 

 

 

Il sugo della mamma di Cassandra

Lo so durante la riunione di ieri, prima della pasta, abbiamo stabilito delle regole, tra le quali non scrivere troppo l’una a ridosso dell’altra, ma il tuo ultimo articolo chiede una risposta da parte mia. Mi scuso anche con chi ci legge che magari ci troverà un po’ stucchevoli… ma pazienza! 🤗

Da sempre convivo con il rimorso che mia madre se ne sia andata con il dispiacere di sapere che sua figlia preferiva il sugo al pomodoro della mamma di una  amica piuttosto del suo… avessi saputo avrei mentito… Va be’ cosa fatta capo ha! Scherzi a parte, quando ieri mi hai proposto la pasta al sugo come lo fa la tua di mamma, mi hai riportato a TOT anni fa quando, a volte, uscite di scuola venivo da te e mi “scofanavo” un piatto extra large di penne con la “pummarola”… ed era buonissima, gustata senza rimorsi (il mio fisico da modella lo permetteva) e accompagnata spesso dal bis. 

Non sai che ancora oggi tento di farlo allo stesso modo, ma il gusto non è quello, manca un ingrediente fondamentale: la gioventù. Abbiamo un bel dire che ci sentiamo giovani dentro ma la realtà è che non sappiamo più goderci le piccole cose come un buon piatto di pasta: quando cuciniamo tentiamo di limitare i grassi, i carboidrati, leggiamo la composizione e la provenienza degli ingredienti e bla e bla. Allora mangiavamo con gusto perché eravamo giovani, belle e pensavamo che il mondo fosse ai nostri piedi… e forse lo era ma non abbiamo saputo approfittarne… ma questo è un altro argomento.

Comunque è stato bello ieri mangiare insieme quel piatto di pasta, come è stato bello scorrere le foto del matrimonio e scoprire questa (che per ovvie ragioni ho taroccato):

Mentre tutti si avvicendavano a baciare la sposa, noi ci abbracciavamo e ci felicitavamo perché siamo ancora e sempre insieme, più amiche oggi di ieri… anche se il sugo che hai fatto non è proprio come quello di tua madre!

Sugo al profumo di amicizia

Cliccate qui…

No, non si tratta della nuova pubblicità di D&G, anche se ne avremmo da dire visto che per loro l’Italia del sud è ancora quella del ’53. Oggi abbiamo ripreso la nostra piacevole consuetudine di pranzare assieme per parlare di tutto, ma proprio di tutto. Questa volta davanti al classico piatto di pasta al sugo di pomodoro fresco, preparato con amicizia e affetto da Cassandra visto che Sibilla ha serbato il sapore ed il ricordo di un sugo di molti anni fa.

Sugo al profumo di amicizia

1 kg. di pomodoro da sugo tipo San Marzano

Olio evo, sale, cipolla, basilico q.b.

1 carota

Far bollire i pomodori in acqua bollente e quando la pelle comincerà a raggrinzirsi, scolarli e passarli con il classico passaverdura. Far rosolare un po’ di cipolla in un paio di cucchiai di olio evo e aggiungere una carota pelata intera (piccolo trucco che addolcisce la salsa). Versare il passato, salare, mettere qualche foglia di basilico e far cuocere a fuoco basso fintanto che la salsa non avrà consumato la sua acqua, a fine cottura aggiungere ancora una manciata di basilico. Meglio abbondare che deficere 😉

21752016_10212296095471988_2720395942118237416_nSiamo pronte per fare ancora tante nuove cose insieme, ma non possiamo non soffermarci a riguardare le immagini di un matrimonio di luglio nel quale sono convogliate tante energie e tante emozioni. E’ la conferma che un evento positivo ha sempre una ricaduta positiva su quanti vi partecipano, perché la felicità si può condividere, si può regalare, si può “prestare”.

Ogni tanto ci è capitato di essere considerate come “animali rari” perché ci conosciamo da tanti anni e, nonostante il tempo, questa amicizia è costantemente cresciuta, anzi si è arricchita. Come abbiamo avuto occasione di dire, sì forse siamo state fortunate – nei rapporti umani possiamo parlare di fortuna? – ma sicuramente siamo sempre state vere: ci si accetta per quello che si è e si cerca di dare il meglio di sé. Chissà che non si possa offrire qualche consiglio, una ricetta per l’amicizia. La ricetta è semplice, come una semplice, saporita e profumata salsa. Pochi ingredienti, ma di buona qualità. Non si deve dare tanto, ma dare ciò che si può!

 

 

L’attesa

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Ieri ero dalla mia parrucchiera – non proprio e solo mia visto il numero delle signore nel negozio – mentre ero in attesa del mio turno, ho cominciato a sfogliare svogliatamente le solite riviste che tutti troviamo nelle varie sale d’attesa, di qualsiasi tipo sia l’attesa!

In genere sfoglio questi giornali molto velocemente, leggo i titoli e guardo qualche immagine.

Ormai tutti questi personaggi e le varie signorine in posa non li riconosco più, non perché sia stata colta da improvvisa cecità ma perché, a parte i soliti voti noti che hanno qualche anno e dovrebbero andare in pensione, si tratta di emeriti sconosciuti senza arte né parte che però si fidanzano e sfidanzano, riuscendo nel frattempo anche a mettere al mondo numerosi figli. Saranno tutti grandi amori?

Poi però mi soffermo su di una notizia di luglio, sulla morte dello scrittore dissidente e premio Nobel per la Pace Liu Xiaobo. Leggo gli ultimi versi di una poesia che aveva dedicato alla moglie mentre era tenuto prigioniero. Decido quindi di cercare la poesia che pubblico qui di seguito:

Tu mi attendi insieme alla polvere

nulla rimane nel tuo nome, nulla

se non aspettarmi, insieme alla polvere della nostra casa

dove, strato su strato,

si accumula a dismisura, in ogni angolo,

tu rifiuti di aprire le tende

non vuoi che la polvere disturbi il loro silenzio

sulla libreria i manoscritti sono coperti di polvere

i disegni del tappeto respirano polvere,

quando mi scrivi una lettera

e sento l’amore che il pennino ha versato con la polvere,

i miei occhi si riempiono di dolore

tu siedi tutto il giorno

senza osare un movimento

per paura che i tuoi passi calpestino la polvere,

cerchi di controllare il respiro

usando il silenzio per scrivere una storia

In tempi come questi,

la polvere soffocante

è l’unico amico leale

la tua visione, respiro e tempo,

permeano la polvere

nella profondità della tua anima,

la tomba centimetro su centimetro,

è cresciuta dai piedi

al torace

fino alla gola

tu sai che la tomba è il miglior posto dove sostare

aspettandomi

senza un filo di paura o terrore,

per questo tu preferisci la polvere,

al buio, in quieta soffocazione,

aspettando, aspettandomi,

tu mi aspetti insieme alla polvere

rifiutando la luce del sole e il movimento dell’aria,

lascia semplicemente che la polvere ti seppellisca,

abbandonati al sonno nella polvere

fino al mio ritorno,

quando ti sveglierai,

quando scuoterai la polvere dalla pelle e dall’anima.

Che miracolo resuscitare dai morti.

9 aprile 1999

Mi hanno colpito molto questi versi, proprio in questi giorni in cui io e Sibilla ci siamo ritrovate a fare vari discorsi sull’amore, sull’impegno che ci vuole per far funzionare un rapporto e su come i giovani a volte abbiano quasi paura dell’impegno, perché non credono al “per sempre”…come non ci crediamo probabilmente neanche più noi.

L’amore ha varie sfaccettature, vi sono persone che vivono sentimenti così profondi che quasi ci sembrano impossibili, che vanno oltre a quello che noi possiamo immaginare e oltre le sofferenze e le difficoltà.

Quale uomo o quale donna non vorrebbe sentirsi dedicare queste parole:

“Anche se fossi ridotto in polvere, userei le mie ceneri per abbracciarti” (Liu Xiaobo)

Blackout

Ieri sera, nel mio paese, si è vissuta una tragedia: è mancata la luce. Non un blackout temporaneo, ma di molte ore: nella mia zona ben otto. Fantastici e inquietanti i commenti su Facebook.

Il tutto è partito in modo tranquillo: decine di persone hanno cominciato con il comunicare la loro condizione di non vedenti, poi si è passati a fare supposizioni su cosa fosse avvenuto, pochi hanno pensato che, forse, il vento che soffiava, i fulmini e i tuoni che si potevano vedere fuori dalla finestra di casa, avessero un nesso con la situazione. Dopo circa un’ora il malcontento ha cominciato a serpeggiare: faccine arrabbiate concludevano commenti sempre più al vetriolo. Chi chiedeva in modo categorico che si cominciasse a fare qualcosa e chi dubitava sulla credibilità del gestore; qualcuno comunicava di aver visto quattro “ragazzini” su camioncino dell’Enel aggirarsi incapaci vicino alle centraline e chi controllava che malviventi non cercassero di introdursi furtivamente nelle abitazioni (tranquilli macchine della polizia e dei carabinieri pattugliavano il paese deserto). Ovviamente, tutti erano solidali con la poverina che si è passata un’ora chiusa in ascensore.
Dopo un paio di ore alcune quartieri sono tornati alla normalità ed allora si è cominciato a supporre che certe zone, da sempre sede di case più belle: “le ville”, proprio perchè abitate da persone “altolocate”, fossero state trattate con un occhio di riguardo e con precedenza sul resto del popolo… si sa è sempre la povera gente che ne fa le spese!
Ovviamente quasi tutti d’accordo sull’incapacità dei nostri governanti (da quelli del comune a quelli residenti a Roma) di far fronte a così immane catastrofe: si sa loro se ne fregano, badano al loro orticello e che gli altri si aggiustino… d’altrone vivono quasi tutti “alle ville” dove la luce o è già tornata o, addirittura, non è andata via!!
Qualcuno ha ventilato che si trattasse di una strategia di marketing… mah!
Solo una voce si è levata fuori dal gruppo e ha proposto di prenderla con più filosofia e approfittarne per passare un po’ di tempo in famiglia, magari accendendo qualche candela (ehehe non so quanti ne abbiano una in casa!), raccontando aneddoti di gioventù ai propri figli, facendo giochi che non prevedessero l’uso di internet o semplicemente guardando fuori dalla finestra il temporale che in realtà poi da noi non c’è stato! Tanto casino per niente!
Effettivamente io ricordo che quando capitava di restare senza luce, i miei figli si divertivano un sacco: accendere le candele, fare finta di essere mostri o fantasmi, giocare a carte.
In realtà il poverino dall’animo poetico è stato massacrato da chi “pretendeva” che la luce tornasse, ma “illuminante” è stato il tizio che ha replicato: “Potrà anche esser bello o addirittura bellissimo fare questa esperienza…… ma sarebbe Meraviglioso e FANTASTICO se si potesse decidere di farlo senza che ci si trovi costretti……“. Costretti da chi? Possibile che non si sia più in grado di accettare che a volte certe cose succedono e basta? Non sarebbe più semplice?

Leggere questi commenti su Facebook mi ha fatto riflettere su come la gente non riesca più a dare il giusto peso alle cose: se sicuramente alcuni avranno avuto un reale disagio nel restare senza luce, penso che la maggioranza avrebbe potuto prenderla con più filosofia. Ma è proprio da “incidenti” di questo tipo che si percepisce la misura del populismo imperante e di come le persone si sentano sempre più vittime di carnefici spesso invisibili.

Cosa ho fatto io ieri sera? Sono andata a letto presto e ho guardato al computer (con batteria carica ehehe) un paio di puntate di Games of Throne che, previdente, ho scaricato un paio di giorni fa (faccina sorridente).

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Viagem de Portugal: Oceano (Capitulo 3)

Questa mattina che ho voglia di essere via di qua, perché la routine mi costringe a…sentire l’autunno, nonostante poi sia ritornato il caldo, sto pensando all’oceano e all’emozione che mi ha provocato quando l’ho visto per la prima volta.

Direte…sabbia e acqua? Sì sabbia e acqua ed emozione, perché il mare rappresenta per me qualcosa che non ha confini, ma è pura luce e spazio.

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Qui ero sulla spiaggia di Carcavelos, la spiaggia più grande della costa Lisbona Estoril Cascais. In lontananza si vedono alcuni surfisti (anche se non era giornata con le onde adatte), altri li ho visti sul treno con la loro tavola sotto al braccio. Naturalmente l’acqua è gelida, quindi solo chi ha coraggio – non io – e una muta, riesce a bagnarsi.

Durante il soggiorno a Porto sono poi andata a Matosinhos, una cittadina del distretto di Porto alla quale si arriva con la metropolitana…

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Una spiaggia enorme, e il concetto di spazio non riguarda solo l’acqua ma anche la terra. Qui è possibile prendere il sole, giocare a pallone, a racchettoni e a tutti quei giochi rumorosi e fastidiosi per chi vuole solo stare in pace con il mondo…tanto non si corre il rischio di disturbare!

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Dopo tanto sole e tanta luce, sono andata via fotografando queste statue dedicate alle mogli dei pescatori che non sono ritornati dal mare. Il mare rappresenta gioia, libertà e vacanza ma anche, in passato come oggi, forse in questo preciso momento: duro lavoro, ricerca di un futuro migliore e poi dolore e buio.

Viagem de Portugal: Sintra e Tomar (Capitulo 2)

In ogni viaggio che si rispetti, si programmano anche le cosiddette gite fuori porta. Quello che però spesso dimentichiamo è che se il viaggio corrisponde ai giorni di vacanza, e vacanza significa anche riposo, le gite diventano una fatica e uno stress in più!

Di conseguenza occorre scegliere, valutare le distanze e naturalmente i costi. Inizialmente avevamo pensato di affittare un’auto in loco, ma leggendo qua e là abbiamo visto che non era poi così conveniente, considerando poi che in tutto il Portogallo abbiamo notato molto traffico.

Quindi abbiamo optato per due mete fuori Lisbona: Sintra, la scelta più popolare e Tomar.

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Potrei chiuderla qui, non ho visto quasi… anzi praticamente nulla!

L’allegra combriccola parte con il treno, nulla da dire, sono puntuali e puliti, siamo però rimasti stupiti dal fatto che molte persone attraversassero i binari anche con il treno in arrivo e con tanto di cellulare all’orecchio. Si fa un gran parlare delle cose che non sono controllate o non funzionano in Italia, ma a ben guardare, a volte, anche in altri paesi sono un tantino poco attenti alle norme di sicurezza. Per non parlare di un signore che, accortosi di non essere sceso alla sua fermata, aveva aperto la porta del treno in movimento per saltare giù. Le porte dei treni in movimento non dovrebbero aprirsi!!!

Sintra è una meta che attrae una moltitudine di turisti per il Palacio de Pena, il Castelo dos Mouros, il Palacio Nacional de Sintra, la Quinta da Regaleira. Tutti questi palazzi colpiscono per le varie forme di architettura e per i loro giardini ma… e sì c’è un ma, non è possibile visitare tutto in un solo giorno, considerando poi la succitata moltitudine di turisti! Il Palacio de Pena pare un castello delle favole perché di vari colori e realizzato in diversi stili: arabo, gotico, manuelino, rinascimentale. In tre decidiamo di salire a visitarlo mentre il resto del gruppo opta per un altro palazzo, è possibile arrivarci andando a piedi, ma provateci, salita ripida, auto parcheggiate qua e là, auto, bus, mezzi alternativi che sfrecciano su e giù e… il caldo!

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Il bus non passava e noi siamo ricorsi ad un veicolo come questo (dal momento che ogni corsa, su qualsiasi mezzo, costa 5.50  euro).

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Della serie l’importante è il viaggio e non la meta, noi alla meta abbiamo rischiato di non arrivarci, l’autista dell’Ape, un simpatico giovanotto che ci parlava in spagnolo, ci ha scarrozzato in lungo e largo per tutte le vie alternative che conosceva, perché tutto era bloccato. Nel frastuono del motore del veicolo e del traffico abbiamo così trascorso il tempo a far conversazione, ci ha spiegato che effettivamente è molto difficile spostarsi e ci ha fatto notare che noi turisti siamo attratti da questo castello mentre i portoghesi sono affezionati al Palacio Nacional perché racchiude la storia del Portogallo.

Quando stavamo per arrenderci, siamo arrivati…ma ormai ci era rimasto poco tempo per girare. Sintra è bella, ma poco organizzata per gestire un’alta affluenza di persone, in più i biglietti per le varie visite ai giardini e ai palazzi e per i trasporti sono decisamente cari. Non posso raccontarvi altro, se non che ho passato il tempo a ridere… per la disperazione!

TOMAR 

In una giornata bella e calda ci siamo recati a Tomar, la città dei Templari. Come da programma abbiamo visitato il centro storico e la chiesa de Sao Joao Baptista e poi… la collina del Castello e del Convento di Cristo.

IMG_1715Abbiamo percorso la salita e questa volta non abbiamo fatto nessun viaggio avventuroso, meno male! Lì ci siamo detti che ne era valsa veramente la pena! Un luogo suggestivo, fuori dal tempo, nel quale guardare in ogni angolo e scoprire chiostri, ben otto. Cosa aggiungere…20621087_10211376187298037_7068297459468113594_n.jpgIMG_1769

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