Menti vagabonde

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In questi giorni di vacanza e…di latitanza abbiamo notato che chi ci segue regolarmente non ci ha abbandonate e in più qualcuno di nuovo ha iniziato a seguirci, a ciascuno di loro diamo il nostro: benvenuto!!!

Chi ci conosce sa che siamo legate da un’amicizia trentennale (come passa il tempo!) e l’idea di questo blog è nata per condividere pensieri e parole, affinché non finiscano perduti nel tempo. Ci frullano nella testa altre idee, vedremo…intanto ancora grazie per la vostra attenzione, soprattutto a chi, passando da noi, ci lascia sempre il proprio commento, perché Menti vagabonde vuole condividere, scoprire e confrontarsi. Sempre!

Viagem de Portugal (Lisboa) (Capitulo 1)

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Che bello partire per le agognate vacanze…

Però, ogni volta il volo aereo più conveniente a livello di costi è sempre in un’altra città e ad un orario scomodo che più scomodo non si può! Non importa, tanto siamo abituati e l’allegra combriccola di quattro adulti e l’adolescente non dorme e parte per Lisbona.

Così arriviamo all’appartamento di cui vi ho già accennato. Siamo in prossimità del quartiere Baixa, si arriva all’edificio dopo una bella e ripida salita, tutto il soggiorno in Portogallo è stato caratterizzato da lunghe e belle camminate in salita e in discesa. Sin dal primo giorno abbiamo poi avuto modo di apprezzare l’ospitalità e la gentilezza dei portoghesi; infatti il nostro padrone di casa ci ha accolti con caffè, due bottiglie di latte, vasetti di marmellata, pane, formaggio e una bottiglia di vino.

Lisbona è una bella signora elegante…molto ventilata e i quartieri Alfama, Baixa, Rossio, Bairro Alto, Chiado e Belem ci hanno offerto i vari aspetti della città. Quindi non posso che confermarvi che val la pena aggirarsi per i loro vicoli, strade e piazze, noi abbiamo trascorso il tempo a passeggiare guardandoci intorno, soprattutto con il naso all’insù perché i palazzi con le facciate di azulejos (piastrelle di ceramica decorata) sono bellissimi e…

21077674_10212178437850621_8225091247402146437_ncon il naso all’ingiù, per la tipica pavimentazione a mosaico bianca e nera e lucida…infatti si scivola  😦   Non conto le volte che ho rischiato di volare, così come il resto della mia combriccola, invidiavo le donne che avanzavano con passo deciso sui loro bei tacchi. Questi mosaici li ho fotografati in Avenida da Liberdade, lungo e ampio viale che ricorda gli Champs Elysées. E’ la via dello shopping elegante, mai passare con una adolescente che conosce marchi, stilisti, linee, in compenso abbiamo scoperto che di domenica pomeriggio, nei chioschi vicino alle aiuole, molte coppie ballano.20727959_10212052014290111_48466874005196634_nVa bene camminare, ma anche noi abbiamo utilizzato i vari mezzi di trasporto che offre la città, facendo anche un viaggio nel passato.IMG_1378

Cosa ricordare di quei giorni ora? Che Lisbona è una città ancora alla portata di tutti, lo dimostra l’assalto dei turisti. I mezzi pubblici sono in linea con il costo che hanno qui in Italia, ma il costo dei prodotti alimentari è decisamente più basso, anche l’offerta dei locali è variegata sia nell’offerta che nei prezzi. Certo non abbiamo cercato la pizza, troppo cara, e poi perché ci aggiungono troppi ingredienti !?! Ma non è possibile non mangiare sardinhas (sardine). Ci siamo anche imbattuti in negozi che ricordavano il mondo dei balocchi e invece…sardine come souvenir!IMG_1259

Naturalmente abbiamo provato il bacalhau (baccalà) lo propongono in varie ricette (pare ne abbiano a centinaia) e la Ginja, un liquore di amarene che si beve anche per strada, in piedi, davanti ai tipici piccoli locali in cui il bancone e il pavimento sono sempre belli appiccicosi. Io non sono una grande estimatrice di tutto ciò che è alcolico, ma ultimamente direi che mi sono resa disponibile a cambiare opinione. Come non ricordare che in quei giorni abbiamo subito una sorta di dipendenza ai pasteis de nata, che da buoni italiani abbiamo abbinato al caffè. Direi che l’incontro italo-portoghese ha funzionato benissimo.IMG_1809

Lisbona rimarrà tra i miei bei ricordi di viaggio perché non mi delusa, mi ha regalato sempre una sorpresa: quando mi sono fermata ad osservarla dall’alto dell’antico quartiere Alfama, dall’Elevador de Santa Justa, svoltando in una strada e vedendo in fondo, oltre le auto e gli edifici il Tejo e oltre al fiume il cielo, sempre terso e azzurro, come nelle cartoline più belle.

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Fado

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Ora che sono sull’aereo che mi sta riportando a casa e guardo dal finestrino la terra portoghese che si allontana, sento un po’ di malinconia, non tanto perché i miei giorni di vacanza sono ormai giunti al termine, ma perché quando vado via da un luogo lontano, mi ritrovo a pensare che non so se avrò ancora l’occasione di rivederlo.

Anche se per pochi giorni, mi sento sempre parte del paese che visito.

Porterò nel cuore la casetta di Lisbona con la facciata di azulejos; raggiungevamo a fatica l’appartamento al terzo piano, ma da lassù avevamo una vista splendida della città. Il salotto con le lampade, una ricca collezione di cd di Fado, il tavolino zeppo di cartine e guide sul quale la sera, con il nostro immancabile caffè, progettavamo l’itinerario per il giorno successivo.

Non so se ritornerò nella nostra preferita “Fabrica del Pastel de Nata” nella quale bevevano il nostro espresso (a soli 60 centesimi) e mangiavamo il nostro Pastel giornaliero.

Chissà cosa riserverà il futuro all’amico che stazionava davanti al supermercato Pingo doce di Porto e all’anziana e gentile signora che in coda alla cassa, lasciava il suo posto per cercarmi le cipolle nel reparto ortofrutta.

Quanti luoghi riempiono i nostri occhi, con quante persone parliamo, scambiamo sorrisi, ma non sapremo mai cosa accadrà nella loro vita.

Può darsi che un domani si ripresenterà l’occasione di rivedere gli stessi posti e forse ci sembreranno diversi perché ci sveleranno altre piccole e grandi meraviglie o forse perché avremo noi occhi differenti.

 

Sono partita dalla fine, l’inizio di questo viaggio lo posterò a breve…

Zombie

 

Questa mattina ci siamo ritrovate a confrontarci sul fatto che si ha quasi l’impressione che tutti ci stiamo abituando alle notizie sugli attentati terroristici, con il rischio di dimenticarci delle vittime.

Questa celebre canzone degli anni novanta è stata ispirata da un attentato dell’IRA, ora non è importante pensare a chi, dove e come, ma al fatto che l’umanità non deve assuefarsi alla violenza; rischiamo di diventare degli zombie.

Fuori

Quando visito una città, mi piace molto camminare e osservare le persone che vi abitano. Oltre ai turisti, allegri, caciaroni, colorati, oltre alla gente che cerca di condurre la propria vita nonostante l’invasione estiva, ci sono loro…i dimenticati. Uomini e donne, giovani e meno giovani che conservano il loro mondo dentro sacchetti di plastica e dormono su panchine o ripari improvvisati davanti a chiese e negozi. L’estate scorsa ne avevo notati tanti a Budapest, soprattutto nelle stazioni della metropolitana. Non disturbano nessuno, stanno lì.

Noi turisti non li vediamo, facciamo finta di non accorgerci di loro, nulla deve rovinare i nostri giorni “felici”.

Poi incontriamo lui, lo notiamo in piedi, silenzioso accanto alla porta del supermercato nel quale facciamo la spesa in questi giorni di vacanza a Porto. La mia amica gli offre una pietanza e lui timidamente ringrazia. Così ormai ogni giorno ci salutiamo, gli offriamo un pasto e delle scatolette per i cani che presumiamo siano suoi compagni. È giovane, ha i capelli e gli occhi chiari, nonostante ormai abbia pochi denti, conserva ancora la sua bellezza. È gentile con tutti: con la signora in difficoltà con le borse della spesa, con il fattorino che deve scaricare la merce, con noi traducendo una frase in portoghese alla commessa che non ci comprende e rispondendoci in inglese.

Oggi gli ho detto che fra un paio di giorni partiremo, che deve darsi da fare, che arriverà l’inverno; mi ha sorriso e ha appoggiato una mano sulla mia spalla.

Non gli chiederemo perchè è lì, così, non vogliamo giudicare, non siamo neanche in grado di offrirgli soluzioni. Ci pensavo questa sera, forse ancora di più perchè lo vedo giovane e credo che la vita non dovrebbe essere questa: sopravvivenza vicino ad una porta. Dovrebbe volere di più. Qualcuno forse penserà che avrà problemi di droga, che sarà uno scansa fatiche. Potrebbe essere così. C’è allora un punto di non ritorno? Non è più possibile porre rimedio agli errori? Quando si esce  dalle regole della nostra società e soprattutto non si ha più un lavoro o qualcuno che può sostenerci economicamente, siamo fuori da tutto irrimediabilmente?

Relax

Facciamo un esperimento: prima di leggere il mio articolo fate partire il video e poi proseguite con questo sottofondo…

Ritorno faticoso. Sono contenta di essere a casa, dopo giorni passati a girovagare per le valli della mia regione, amo godere della “tranquillità” domestica… e invece no. Come tutti gli anni, “ritorno” coincide con un susseguirsi di impegni inevitabili: scaricare e pulire il camper, lavatrici bollenti, spolverini, scope e spazzoloni. Ad aumentare in modo esponenziale l’impegno ed il famoso stress da rientro, il figliol prodigo che si gode il suo prolungato ritorno a casa riprendendo le amate abitudine che il viver da solo aveva fatto accantonare: scie di abiti, libri, documenti e chitarre abbandonate in ogni dove, la camera ridotta ad un campo di battaglia e le inevitabili crisi generazionali acuite dal fatto che ormai abbiamo preso direzioni diverse, com’è normale quando i figli se ne vanno per vivere la loro vita. Allora in un momento di sconforto ecco che mi rivedo sdraiata, in alta quota, sotto un pino ad ascoltare il vento: è stato un momento di totale relax che ho voluto rinchiudere in un file video e che anche oggi mi fa sentire bene, a voi no?

 

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Camminare…

Del mio girovagare per il Portogallo vi tedierò quando rientrerò in terra natia. Vi racconterò del vento di Lisbona – che pelle d’oca 😱 -, del baccalà – ma quanto ne mangiano – della bellissima pavimentazione – ma quanto si scivola -. Ma oggi no, ho una connessione lenta, un cellullare prossimo alla pensione e Porto mi chiama😉. Dopo un viaggio in treno con gente che vuol scendere mentre la carrozza è in movimento e attraversa o cammina in mezzo ai binari – sicurezza dove sei? – io e la mia allegra combriccolaimage.jpg siamo arrivati in questa bellissima città. Mi sembra di fare un tuffo nel passato, di essere in un set di un film – anche la casa in affitto pare sfidare la legge di gravità! –

Gente di varie nazionalità in ogni dove – siamo tutti qui?!? –  poco vento, l’eco dei gabbiani in ogni via. Cominciamo a camminare……

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