Scendendo nei colori

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Noi Menti Vagabonde amiamo condividere momenti divertenti, ma non dimentichiamo quanto è importante per la nostra vita crescere  – non abbiamo scritto invecchiare 😉 – e imparare, perché crediamo fermamente che si cominci ad invecchiare nel momento in cui si smette di essere curiosi.

Noi siamo curiosissime!

Così ci siamo regalate un pomeriggio per visitare “L’emozione dei colori nell’arte”. Questa mostra raccoglie circa 400 opere, dal 1700 ai giorni nostri, di 130 artisti di fama internazionale, opere che non sono soltanto rappresentazioni pittoriche, ma anche istallazioni e filmati di cinema psichedelico. L’intento è quello di indagare sulla percezione del colori e sul loro uso nell’arte e all’implicazione di tale uso in psicologia, sociologia, filosofia, fisica. In generale riteniamo che il colore sia una caratteristica delle cose, invece la visione del colore è un fenomeno determinato da numerosi elementi, ovvero la luce, la relazione tra l’occhio e il cervello, la materia, i fattori genetici che influiscono sulla percezione-

Cassandra: ecco perché non distinguo certi colori!

Ci aggiriamo tra le varie opere, scambiandoci sensazioni ed opinioni.

Siamo attratte dalla CHROMOSATURATION di Carlos Cruz-Diez, stanze nelle quali i colori molto intensi vengono irradiati da potenti neon

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Sibilla: Personalmente rimango sempre sconcertata dinnanzi a quella che in modo semplicistico definisco Arte Moderna: se da una parte mi rendo conto della mia infinita ignoranza, dall’altra certi “capolavori” non smuovono in me alcuna emozione. Ed è così che di fronte ad opere dal valore incalcolabile, osannate da numerosi critici ed esperti, io mi ritrovo a pensare che certi quadri, a casa mia, non li vorrei… neppure se l’autore si chiamasse Fontana.

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Ovviamente è una mia totale e personale opinione, ma diffido di chi vuole esprimere un concetto, un’emozione personale attraverso un simbolismo che appartiene all’artista, ma che a me spettatore non arriva se qualcuno non me lo spiega. Preferisco un’arte figurativa più esplicita e comunque amo vedere oltre al soggetto in sé la capacità di una tecnica. infatti mi ha molto colpito il quadro di Victor Vasarely, Vega 222, per la capacità di giocare con il tridimensionale.

Vasarely

Per contro fatico a capire il simbolismo di quadri monocromatici, di tagli sulla tela (qualcuno si starà strappando i capelli) e non posso non pensare ad un quadro di Rembrandt che ho visto all’Hermitage durante la mia crociera in Russia. 

Descent_from_the_Cross_WGARappresentava la deposizione, nottetempo, di Gesù sulla croce, la scena è illuminata dalla luce di una candela nascosta dietro un cappello: mi era impossibile staccare gli occhi da quella scena ed è stato un dispiacere passare oltre.

Cassandra: Ricordo che durante gli anni di scuola superiore, dopo aver visitato una mostra di opere contemporanee – se non erro fu in quell’occasione che vidi per la prima volta i tagli sulla tela di Fontana – nella nostra classe si scatenò un acceso confronto tra i sostenitori e i detrattori degli autori di quei quadri. Io ero tra coloro che proprio non riuscivano a capire cosa volessero comunicare tali artisti, anzi non li ritenevo neanche tali poiché per me lo erano soltanto i pittori che avevano creato opere di una bellezza indiscutibile. Ancora oggi sono scettica, anche se provo, come te d’altronde, a lasciare aperto un canale di comunicazione. Penso che si possa leggere tanto di un’epoca, del mondo, attraverso l’intuizione, l’originalità e…le inquietudini di un artista. Questa visita è stata come un gioco, sin da bambini il colore è sinonimo di fantasia e di scoperta, e un po’ io e te abbiamo giocato, scherzato e scoperto…però la prossima volta porta all’Hermitage pure a me!

 

 

 

 

 

 

Vita grama

Certo che la vita da wedding planer è un sì arduo lavoro! Ormai i tempi stringono, le richieste sono tante ed è leggermente frustrante non avere voce in capitolo. Scopro con orrore che mio figlio appartiene alla categoria di sposi che vogliono avere il pieno controllo della situazione e indirizzare le scelte in base ai propri gusti anche se non coincidono con quelli dell’amata. Ammetto che la fortuna nostra è che la mia futura nuora è si un po’ brontolona, ma alla fine è pur sempre un carattere conciliante anche se sospetto che a renderla tale sia il grande amore nei confronti di sto “pezzecore” rompi balle. Come Cassandra sa, non appartengo a quelle mamme che mettono sul piedistallo i propri rampolli e non ne vedono mai i difetti: un po’ la compatisco perché vedo nel giovane i tratti caratteristici del più vecchio della stirpe, nonché mio marito: ma lei lo vuole ugualmente!

Inutile fargli presente che certe scelte dovrebbero essere prerogativa femminile, per cui adotto la linea del “tu dimmi cosa devo fare e io lo faccio”… poi ne parleremo… dopo.

Ci sono anche incombenze assolutamente divertenti, tipo la prova del menù e soprattutto dei vini 😜. Ma certamente ciò che mi ha dato grande soddisfazione è l’assaggio delle torte, poco importa che mio figlio l’avesse scelta da tempo!

Fortunatamente c’è stata la crociera in Russia: considero questo tempo come il nostro “addio al celibato indiretto”. Mentre lo sposo si è goduto il suo con una bella vacanza in Spagna con fratello e amici e la sposa si è divertita in Svezia io ripenso al mio di addio al celibato (ricordi Cassandra?): una pizza con le compagne di scuola. Come si dice? Ad ognuno il suo tempo!

Non mi chiedete perché… ma mi è venuta in mente questa canzone 🤗… forse per l’inizio e perchè mi ricorda i bei tempi andati. Cassandra noi c’eravamo!

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L’abito da sposo

Se la scelta dell’abito della sposa è stata relativamente veloce, il mio ottimismo nei confronti della semplicità di gusto di mio figlio non è stato sicuramente premiato.

Ripartiamo il giorno dopo a quello dell’acquisto del vestito della ragazza e torniamo, famiglia al completo compreso il fratello, nell’atelier che, in virtù dell’acquisto della sposa, ci regala la possibilità di acquistare tutti i vestiti della famiglia, sposo compreso, al 50%… vuoi non approfittarne?!?!

Partiamo male sbagliando l’ora dell’appuntamento e arrivando con clamoroso ritardo: il negozio è vuoto ma abbiamo fretta perché il prossimo appuntamento incombe. La titolare, pur giovane e carina, non entra nelle grazie dei miei giovani rampolli che decidono essere un’incompetente anche arrogante visto che vuole rifilare allo sposo, e poi al di lui fratello, vestiti che non rientrano nel loro immaginario. Proviamo modelli su modelli ma, nonostante prezzi allettanti, si conclude con un “ci penserò”. Usciamo dal negozio, è ancora presto per cui tentiamo la sorte in un’altro atelier che si trova per strada. Il papà ci scarica per andare poi a cercare parcheggio: tempo di visionare la vetrina e si decide che abiti tanto ridicoli non fanno al caso nostro. Papà arriva trafelato, ma gira prontamente i tacchi vedendo le nostre espressioni.

Si decide di andare in un terzo negozio che nel catalogo presenta abiti che sembra siano di nostro gusto (faccio notare con quale disinvoltura uso l’aggettivo “nostro” pur non avendo voce in capitolo, marito compreso). Entrando nel locale ci accoglie il disappunto della commessa che, riconoscendomi da una precedente visita, mi ricorda come sia basilare un appuntamento: il negozio è vuoto, sono le 16. Il prossimo appuntamento è SOLO alle 18. Comunque, nonostante i tempi stretti, ci concede udienza e mentre ci dirigiamo ai camerini mi devo sorbire il fratello dello sposo proferire epiteti poco simpatici nei confronti della “stronza”.

A questo punto il clima cambia, la signorina capisce che non siamo lì per far perdere tempo e diventa miracolosamente simpaticissima, gli occhi dello sposo si illuminano quando gli vengono presentati una sequenza d’abiti come lui desidera e i nostri occhi si fanno lucidi quando esce dal camerino col vestito che sembra disegnato per lui… e io capisco che il mio bambino si sposa davvero!

Pioverà?

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Fa caldo, ormai siamo in allarme siccità, possiamo provare tutti assieme a ballare…

o possiamo leggere una poesia…

La pioggia nel pineto (Gabriele D’Annunzio)

Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l’anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t’illuse, che oggi m’illude,
o Ermione.

Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitío che dura
e varia nell’aria
secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
nè il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancóra, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immersi
noi siam nello spirto
silvestre,
d’arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.

Ascolta, ascolta. L’accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall’umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s’allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s’ode voce del mare.
Or s’ode su tutta la fronda
crosciare
l’argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell’aria
è muta; ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell’ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.

Piove su le tue ciglia nere
sìche par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le pàlpebre gli occhi
son come polle tra l’erbe,
i denti negli alvèoli
con come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
(e il verde vigor rude
ci allaccia i mallèoli
c’intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri vólti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l’anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m’illuse, che oggi t’illude,
o Ermione.

O possiamo cazzeggiare sperando di sentire…

Una crociera nel tempo in Russia

Sono tre giorni che la nostra nave solca fiumi e laghi scendendo (o risalendo) verso Mosca. Mai avrei pensato di regalarmi una vacanza che di usuale non ha nulla. Chi sogna di fare una crociera rumorosa, all’insegna di musica, divertimenti e grandi buffet allora non sogna questa crociera. Lasciata la splendida San Pietroburgo è cominciato un altro tipo di viaggio: un’immersione nella natura incontaminata, in un senso della vita a cui non siamo stati abituati ma che colpisce con forza ogni più piccola parte del nostro essere. Qui il tempo è scandito come il lento procedere di questa nave: piccoli villaggi sperduti fatti di semplici case, camignoli fumanti anche se siamo in giugno. Qui una giornata senza pioggia è una bella giornata, non importa se ci sia il sole, non importa se faccia caldo o freddo, non piove ed è una festa: quasi danno a noi il merito se da quattro giorni praticamente non piove. Stiamo ore sul parapetto a guardare scorrere la vita, quella più primordiale, qualche raro ragazzino ci saluta da riva, pochi gli animali: solo piante e tanta acqua. Fiumi che sembrano laghi, laghi che sembrano mare. Un senso di rilassatezza ci pervade, il sonno, e non è noia, ci chiama e giorno dopo giorno il nostro corpo sembra ritemprarsi lasciando da parte, dolori, stanchezza e tensioni. Se i primi giorni, vivere senza Internet e le notizie del mondo sembra una bestemmia ora quasi è un sollievo. Ecco che le nuvole si aprono e il caldo sole, offusca la tastiera del mio tablet, scaldando le mie mani e non solo. Anche le escursioni giornaliere sono in linea con questo “andamento lento”: piccoli villaggi, non sempre originali ma pur sempre rilassanti, che regalano spaccati della vita che fu e non solo qui in mezzo al nulla russo. Forse è di questo che parlano i nostri anziani quando ricordano i giochi da bambini, le feste nei campi fatte di divertimenti semplici ma sentiti. Qualcuno di noi esulta: è riuscito a ricevere notizie dal nostro mondo civilizzato, ma subito monta lo sconforto. Morti in nome di un dio che se fosse come gli uomini lo desiderano, non meriterebbe la D maiuscola, morti per una partita di calcio che di importante non ha nulla. Meglio l’assenza di notizie, i miei cari perdoneranno la nostra latitanza per una decina di giorni e cercheranno di non mettersi nei guai. Noi cercheremo di assorbire tutta l’energia positiva che questi giorni ci stanno regalando per tornare più forti e pronti a tutto ciò che il destino ci sta preparando e speriamo sia clemente.

 

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Buona luce!

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In questi giorni si sono susseguite notizie tristi ed allarmanti, a volte vi prestiamo più attenzione, altre volte per non averne paura le releghiamo in un angolo nella nostra mente.

Oggi è domenica, una domenica calda e soleggiata, troppo calda per alcuni, fortunatamente calda per coloro che in questo momento sono davanti al mare o sul cucuzzolo di una montagna.

Auguriamoci una buona domenica, una domenica che per qualcuno è giorno del Signore e per altri semplicemente giorno del sole.

Abbiamo bisogno di luce!

Dedicato a noi e a voi…

Cuori spezzati

Guardo con sgomento le immagini del grattacielo che brucia. Un senso di sconforto e di stanchezza mi opprime: avere figli a Londra, di questi tempi, è davvero difficile. Se quasi sono anestetizzata nei confronti degli attentati terroristici, mi ritrovo impreparata davanti a questo “incidente”: molte case bruciano in Inghilterra, Italia, nel mondo, ma ciò non toglie che non ho potuto non pensare ai miei ragazzi che abitano in case dal costo stratosferico ma dal valore nullo in termini di sicurezza (e anche di estetica). Guardo l’immagine di una bella coppia di giovani veneti che sorridono all’obbiettivo, si amano e non mi è difficile immaginare l’entusiasmo di chi comincia una vita insieme, in una città piena di possibilità in termini di lavoro, divertimento e cultura. Non mi è difficile immaginarlo perché è ciò che mi viene mostrato ogni settimana quando i miei ragazzi trovano il tempo di chiamarci perché la loro giornata è ricca di impegni. Adesso il cronista intervista il padre della ragazza, inveisce contro il nostro paese che non offre sbocco ai nostri figli e un sorriso amaro attraversa il mio viso: so (come forse sa lui) che probabilmente la scelta di andare a vivere in una metropoli come Londra non è così determinata da un discorso economico o lavorativo in genere, ma capisco che di fronte a certi dolori il bisogno di trovare un capro espiatorio sia necessario alla sopravvivenza, quindi niente discorsi polemici, solo rispetto.

Ciò che però devasta il mio cuore è stato apprendere che questi ragazzi nell’ora della paura e, purtroppo, della morte hanno dovuto chiamare la propria mamma e il proprio papà, per chiedere aiuto, per essere rassicurati, proprio come quando da bambini si guarda ai propri genitori come a dei supereroi che tutto possono e tutto risolvono. Mi asciugo velocemente le lacrime che non riesco a fermare, mio marito se ne accorge ma fa finta di nulla, anche lui sembra colpito, lo capisco. Penso a questi genitori che impotenti hanno ricevuto la telefonata e nulla hanno potuto fare, al senso di colpa, pur non avendone, per non avere potuto proteggere i propri “bambini”. Penso ad un episodio di tanti anni fa, quando mia madre negli ultimi dolorosi attimi di vita, invocava sua madre e mi rendo conto che spesso anche io, pur professandomi non credente, quando mi sento in difficoltà è con lei che parlo. Anche in questo momento di dolore condiviso non posso fare a meno di pregarla: “me, mai loro”.

 

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Cuore di mamma…di zia, di amica, di vicina

Questa mattina camminavo velocemente, come al solito, come sempre, godendo dell’aria che sembrava ancora fresca e leggera.

Faccio sempre lo stresso tratto di strada, percorro lo stesso marciapiede, vedo gli stessi portoni e la scuola materna che le mie figlie hanno frequentato quando erano piccine. Ha grandi finestre che, con questo caldo, sono sempre socchiuse. Così mi arrivano suoni e rumori, il ciacolare dei bimbi. Mi piace questo verbo, forse perché lo associo al cioccolato, a qualcosa di dolce come sono le voci e le risate dei bambini. Ormai le mie ragazze mi prendono facilmente in giro, basta un bambino e la lacrima è lì che spunta. Mi sono commossa persino a sentir cantare il mio nipotino con i suoi compagni – sono zia non ancora nonna 😉  -. Quanta voglia di essere ascoltati, apprezzati, orgogliosi degli applausi e quanto desiderio di vivere e di scoprire. Hanno fiducia nel loro futuro e noi adulti sbagliamo tanto! Fanno paura le notizie che in questi giorni leggiamo sui giornali, sembra che ogni estate si verifichino ripetutamente una serie di fatti simili: bambini gettati come spazzatura, bambini dimenticati nelle automobili. Sicuramente in ognuno di noi si sono manifestate emozioni ed espressioni negative, facciamo fatica a comprendere le cause, soprattutto se queste sono di carattere psicologico.

Eppure spesso ci lamentiamo dello stress, del peso dei nostri impegni, delle attività…troppe attività, che facciamo fare ai nostri figli. Non potremo mai fare tutto e bene, così corriamo e corriamo, rischiando di non accorgerci di certi campanelli d’allarme, rischiando di andare in tilt o di non poter essere di aiuto.

In un post di qualche tempo fa avevo scritto che dovremmo essere più vigili. Infatti! Quante volte siamo curiosi di questo o di quello e poi non ci accorgiamo di quanto abbiamo sotto il naso.

Ci vuole orecchio per ascoltare e naso…per vedere un po’ più in qua!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non smetterò mai di pensarlo, i bambini vanno protetti, sempre, dobbiamo vigilare e guardarci attorno, a volte un particolare potrebbe essere di aiuto a qualcuno.

Principesse e rivoluzionarie…o principesse rivoluzionarie

Ormai da mesi io e Sibilla ci ritroviamo a parlare in modo serio e anche molto semi serio di tutto quello che c’è dietro e dentro una cerimonia matrimoniale. Alcuni giorni fa la mia compagna di blog mi ha anche  rimproverato benevolmente – mi vuole bene, lo so – perché io sono troppo minimalista e severa nei gusti anche quando si è in atmosfera festaiola…un po’ devo darle ragione, sto invecchiando, che posso farci!

Così dagli abiti da cerimonia siamo finite a quelli da sposa e io come qualcuno forse ricorda, quando stiro guardo trasmissioni trash, ebbene sì, mi annoio mortalmente! In certi orari si possono trovare tutta una serie di trasmissioni dalla sposa che cerca l’abito, alla mamma e alla suocera che cercano l’abito per la sposa, alla mamma gipsy che cerca un esagerato abito da sposa…e come deve essere? Da principessa naturalmente, e queste ragazze cosa vogliono? Un vestito da principessa. Tutte queste ragazze alla fine cosa vogliono? Un vestito da principessa! Oh santa pazienza! Va bene quando si è bimbe e… le mamme e le nonne e i cartoni animati e carnevale, vestiti da principesse ovunque…poi si cresce, si studia, si viaggia, si abita con compagni/e di tutto il mondo, si lavora e quando si decide di ufficializzare un rapporto…principesse??? Ma di che mondo?

Sibilla a suo tempo mi aveva risposto che in quel giorno si vuole sognare, si insegue un ideale romantico ed essere al centro dell’attenzione – in effetti anche per noi probabilmente è stato così – poi ci penserà il tempo e il marito a ridimensionare il tutto…come darle torto?

Sul marito bisognerebbe però aprire un altro discorso…

Anche su questo mondo che non tratta le donne da principesse…

Poi navigando sono stata colpita da questa foto

immagine bimba

E questa bimba mi piace proprio.

Mi piace anche la sua mamma!

 

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