L’arte di tacere, di ascoltare, di scrivere poco…

Breve saggio, molte riflessioni

Mi piace sistemare i miei libri, dar loro una collocazione sui ripiani, ovviamente una collocazione che molto democraticamente a casa mia, decido io, così in famiglia debbono consultare me per cercare un libro per autore o per argomento

Ogni tanto ne lascio qualcuno in “vetrina”, con il titolo ben in vista, uno di questi è un piccolo libro che mi è stato regalato da una coppia di amici storici: “L’arte di tacere seguita dall’arte dello scriver poco” dell’abate Dinouart.

Il dono è stato scelto perché sono una chiacchierona? Non mi sono offesa, gli amici sono collaudati e condividiamo da anni molte idee e molti pensieri e una buona dose di ironia.

Questo piccolo saggio però è molto attuale di questi tempi – l’abate ha lasciato questo mondo nel 1786 –  nei quali abbondano personaggi vari: dal mondo politico a quello giornalistico e artistico…o pseudo politico, giornalistico, artistico, che parlano e scrivono e twittano in ogni dove.

D’altronde lo facciamo anche noi, noi Menti Vagabonde poi, perfette sconosciute, che abbiamo deciso di dire la nostra e comunicare i nostri pensieri e chissà a quanti interessa realmente sapere cosa vogliamo dire su questo o quell’altro argomento.

Cosa mi ha colpito di questa piccola opera? Il primo principio: “1. Si deve smettere di tacere solo quando si abbia qualcosa da dire che valga più del silenzio.”

Ho ammesso di essere una persona che ama molto parlare, ma sin da ragazzina ho ritenuto sempre fondamentale l’arte dell’ascolto. Mi piace parlare, ma non solo di me, mi piace ascoltare per poter conoscere e relazionarmi con il prossimo.

Spesso mi sono ritrovata ad ascoltare vicende molto personali, forse perché chi lo ha fatto ha sentito che potevo accogliere quanto mi veniva confidato, sotto questo punto di vista apprezzo la fiducia riposta – ma anche quanti tormenti -; tuttavia, quanto facilmente scarichiamo il peso di qualcosa a chiunque, senza riflettere se sia il momento giusto per farlo oppure no?

Ho sempre pensato che le parole abbiano un peso e il libro a suo tempo mi aveva risposto con questo principio: “quando si ha una cosa importante da dire bisogna prestarvi un’attenzione particolare: è bene dirla prima a se stessi e poi ripetersela, in modo da non doversi pentire quando non si è più in grado di trattenerla.

Si scrive anche troppo? Pare sia uno dei difetti degli autori: si scrivono cose inutili e ci si dilunga troppo sugli argomenti migliori…ma l’abate…non dimentichiamoci è un abate, ci dice che “si scrive su argomenti che devono essere vietati quando non se ne ha l’incarico.” 

Sul fatto che spesso si scrivono cose inutili, come non dire che oggi è così? Temo di farlo anche io: ciò che può parer utile a me, probabilmente è inutile per qualcun altro e viceversa. Non credo che degli argomenti andrebbero evitati, ma sicuramente ci sono dei limiti dettati dalla nostra preparazione personale, non è possibile essere competenti a 360° in ogni ambito del sapere.

Ritengo che il principio da rispettare dovrebbe essere la forma: comprensibile, corretta. Le nostre idee non devono attaccare, ma convincere.

Si dovrebbe scrivere avendo sempre il dubbio – anche piccolo – che potremmo sbagliarci. ” Bisogna scrivere quando l’anima è ben disposta a farlo[…]un libro ben scritto, invece, è proprio di un uomo che è completamente padrone di sé.”

“Il tempo di scrivere non è sempre il primo nell’ordine: non si saprà mai scrivere bene se prima non si è riusciti a trattenere la penna.” Il consiglio è quello di aspettare, di scrivere dopo che si è stati in grado di tacere e di pensare bene.

Certo può sembrare banale, ma quante volte ci sentiamo aggrediti da fiumi di parole, o annoiati da parole e parole – forse lo sto facendo anche io in questo momento -.

Mi piace pensare che siamo tutti alla ricerca del senso della misura, che tanto non esiste, così come è vero che si rischia quando si decide di esprimersi e quindi di diventare oggetto di critiche; ma se non si assumono rischi non si potrebbe neanche…rischiare di avere successo, di essere apprezzati.

Insomma in poche parole, il messaggio che ho recepito e che ogni tanto mi rammento sfogliando questo libro è che non bisogna parlare e scrivere a vanvera!

Però ora che ci penso forse il regalo era mirato…eheheh!

 

3 pensieri riguardo “L’arte di tacere, di ascoltare, di scrivere poco…

  1. In gamba l’abate!
    Io alterno periodi in cui sono logorroica ad altri in cui mi isolerei dall’universo. Sarà giusto così?
    Non so, sono indisciplinata e un po’ incostante…
    Ciao!
    Vicky

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  2. Dicono che l’arte del tacer non fu mai scritta… forse il nostro abate, abituato alla pace del monastero, conferma la regola. Parlare poco e scrivere ancora meno.
    Certo se fosse applicato al giorno d’oggi ci sarebbe meno inquinamento acustico e molti alberi salvati.

    Piace a 1 persona

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