Non sono profiteroles

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E’ un post di sei mesi fa…ma come si suol dire: tutto torna! Anche le vecchie riflessioni! Noi menti abbiamo avuto: cani, gatti, criceti e pesciolini… – ora io, Cassandra, non ne voglio più sapere di avere animali chiusi in gabbia o vaschette e neanche mangiarne – …però non comprendiamo le “sparizioni” di amici dopo l’arrivo di un cucciolo…e non stiamo parlando di bambini eheheh!

Menti Vagabonde

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Sono trafelata, cammino con la borsa a tracolla, i sacchetti della spesa – sempre troppo pesanti – l’ombrello perché non si capisce se vale la pena ripararsi o no da queste gocce di pioggia… e all’ultimo minuto sul marciapiede davanti casa, vedo e schivo delle belle montagnole posizionate quasi a regolare distanza l’una dall’altra.

Sono sassi?

Noo

Sono palline che un bambino ha smarrito?

Ma neanche per idea.

Sono profiteroles?

Magari!

Si tratta di: pupù, popò, cacca, cacchina…caccona!

Ora mi odieranno tutti coloro che hanno un cane, l’amato cane, che d’altronde ha il sacrosanto diritto di espletare tutte le sue funzioni corporali.
Non parliamo di pipì, ruscelli di pipì, che formano laghi per dare una visione poetica della cosa.
Molti padroni, chiamiamoli parenti se padroni suona male, spesso amano il loro cane più di un essere umano perché possono comportarsi come meglio credono e vengono comunque ricambiati da sincero e incondizionato amore…

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Essere ma anche apparire

Sibilla Ieri passeggiando sotto il sole ligure, pregustavo il piacere di vedere un po’ di abbronzature sul mio, solitamente, pallido viso. Una mia amica mi metteva in guardia sul rischio invecchiamento della pelle causato dai raggi del sole e da lì è cominciata una piacevole discussione sull’età e la cura di sé.
Cara Cassandra non siamo più ragazzine (anche se per qualche giorno ancora mi godo la nostra differenza d’età😋) e spesso abbiamo affermato che il non essere più così giovani ci dà il vantaggio di non essere più in competizione con le altre per attirare l’attenzione di quei maschietti che, ad oggi, risentono del tempo come noi. Anzi, spesso ridiamo di quelle donne che pretendono di vestirsi come ventenni e si atteggiano come tali, diventando una patetica caricatura con dispendio inutile di energie e soldi. È una bella soddisfazione smarcarsi da certi stereotipi e dire liberamente di preferire un buon libro ad una serata erotica (posso pubblicarlo?)! Certo però che avere cura di se stessi, per la propria soddisfazione, è altrettanto piacevole. Credo che ognuno di noi abbia il dovere di non abbandonarsi alla sciatteria: anche quando sono a casa mi preparo come se dovesse venire qualcuno a farmi visita.

img_2176D’altronde anche solo il postino o il venditore della Folletto può suonare il campanello e “aborro” l’idea di aprire la porta con addosso una tuta consunta, una maglia sporca di sugo o i capelli in disordine. Ci vuole poco per stare comoda ma “in ordine”, aiuta nell’acquisire sicurezza: bisogna supplire ai danni del tempo… magari con un colpo di spazzola in più è un po’ di fard. O no?

Cassandra Cara amica, ti rispondo dalla città, per cui rimango bella pallida e mi evito le rughe e le macchie solari, visto che una già ce l’ho 😦  , ha ragione la tua amica nel dire che il sole invecchia, fai caso, le attrici e le presentatrici televisive hanno tutte la pelle bianchissima, dovremmo camminare anche noi con un bel faro sparato sul viso che spiana tutto! Ritorno al nostro discorso, ovvero che gli anni dovrebbero sollevare dalla competitività: come potremmo mai gareggiare con la bellezza della giovinezza? Mi piacciono il sole, un po’ di abbronzatura – pazienza per le macchie – avere i capelli e il trucco a posto…ma non necessariamente abbinati a stivaletti con tacchi a spillo, minigonna e soprattutto completi animalier che a quanto pare dai quaranta in su vanno tanto, mi vengono i brividi! Curarsi non credo voglia dire cercare ostinatamente di apparire come non si è più, ovvero ragazzine, tantomeno apparire come Milf. Con questo non voglio dire che io non condivida rapporti nei quali c’è una grande differenza di età, ognuno è libero di scegliere e di essere scelto, questo è un altro discorso. Il punto è, secondo me, cercare di valorizzare quello che si è in quel dato momento, in quel dato periodo. Non siamo solo quello che c’è dentro di noi, è vero, siamo anche quello che appare, e quindi va valorizzato e non mortificato. Ormai anche gli uomini si guardano allo specchio in modo diverso, è apprezzabile la cura del corpo da parte sia dei ragazzi sia degli uomini che hanno superato i quaranta, ma ogni tanto ho la sensazione che ci sia qualcosa di maniacale, che invece di aiutare ad acquisire sicurezza, sia invece qualcosa che evidenzia tutte le insicurezze. Ormai mancano pochi giorni e saremo sommerse da pubblicità su creme, gel, fanghi, pillole, cereali e yogurt per ventre piatto, glutei tonici e cosce snelle. Si salvi chi può!

00811203Confesso che in casa preferisco l’abbigliamento comodo, anche perché tanto il postino suona sempre due volte…in zona da me poi c’è la postina eheheh!

 

img_2174Sibilla Concordo con te che l’eccessiva attenzione all’estetica genera storture, però mi rendo conto che oggi, più che in passato, sento l’esigenza di curare il mio aspetto, mi rendo conto di non avere più l’età dalla mia parte 😏. Detto ciò credo che piacersi aiuti a stare meglio con se stessi e con gli altri. A questo punto mi sorge un dubbio: ma è giusto giudicare con durezza certe coetanee che si sentono bene con leggings leopardati e scollature ombelicali? Non è che siamo veramente un po’… bacchettone? 😉

Cassandra Forse lo siamo…ma non direi che giudichiamo con durezza, non mi sembra che nessuna delle due si sia mai azzardata a fare commenti offensivi, un parere non è una sentenza di condanna; se qualcuno mi chiede un’opinione, con la dovuta accortezza, rispondo sinceramente. Certamente occorre dedicare del tempo a se stesse, io lo faccio, a maggior ragione con il trascorrere degli anni, tempo per il benessere fisico e psichico, trasmettiamo ciò che pensiamo e sentiamo, nessun fondotinta potrebbe mai mascherare chi siamo veramente.

Intanto mettiamo in atto i nostri buoni propositi, perché questa mattina mi sono imbattuta in questo post…ma sia l’una che l’altra mi fanno un po’ paura!!!

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Di scrittori e lettori

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Nessuna casa editrice ha mai pubblicato un elaborato scritto di mio pugno o prodotto con la tastiera del mio pc – ci mancherebbe!- Non sono in grado di suggerire consigli su come scrivere, né dove, né quanto, né quando; infatti preferisco seguire chi lo fa con cognizione di causa, d’altronde un antico proverbio dice “si comincia ad invecchiare quando si smette di imparare”. Meglio prevenire che curare!

Chissà che una mattina mi svegli, inaspettatamente, con una favella tale da indurmi a fissare tutto nel romanzo della vita! Nooo, amo leggere i libri di chi sa creare trame e intrighi ed emozioni. Mi stupiscono coloro che come architetti…o ingegneri…o alchimisti riescono a collegare fatti e personaggi, dar loro un aspetto, un carattere, motivazioni e dialoghi per condurmi ad un finale sorprendente. Così come amo le atmosfere sospese nel tempo, io dico rarefatte, nelle quali il personaggio esprime pensieri che appaiono banali, invece smuovono le coscienze, perché ci si riconosce in quei pensieri. Amo lo scrittore che scrittore non è, perché non l’ha pianificato, denuncia, perché ha il dono di saper raccontare il mondo o solo se stesso e forse il proprio sé. Mi appassionano le storie d’amore, quelle tormentate poi…amori contenuti, fatti di piccoli gesti, di sguardi fuggevoli, che contengono un mondo di desideri e inquietudini. Jane Austen docet!

Io sono solo una lettrice, però scrittori – lancio questo messaggio nell’etere – che scrivete e descrivete, spesso eccedete, perché nelle ultime pagine chiudete il tutto frettolosamente…vi è finita la carta? Perché rappresentate l’amore tra due persone in racconti stile pubblicazioni Harmony. dove tutto era un sospiro e pensieri, e prestanza, e viaggi su altri pianeti, e donne estasiate è orgasmi multipli e simultanei. Non si vuole leggere sempre fantascienza! Insomma, o raccontate il fantasy – io divoro il fantasy – o la realtà. Non mi chiedete dove sta il confine, tanto non lo so!

 

 

 

 

 

 

 

Matrimonio – capitolo 4

Questa volta scrivo io!

Sì, amica amica della mamma dello sposo, sposo che ho visto piccino e ora giovane uomo, e amica, nonostante il divario degli anni, della ormai prossima sposa.

Racconto io in quanto spettatrice che condivide momenti e consigli e pensieri.

Spedizione ricerca abito mamma. Qui non si scherza! Non si può essere troppo sottotono né esagerare ed apparire una Milf agli occhi degli amici degli sposi!

Primo giorno: Sibilla, Cassandra, sposa, amica sposa…a Sibilla sta bene tutto, non possiamo neanche fare le facce con le smorfie come  nelle trasmissioni televisivi che ormai troviamo in ogni canale, nelle quali uno stuolo di amiche distrugge per gelosia la sposa o la damigella di turno.

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Io però boicotto il blu classico: sposo blu, papà blu, consuocera blu, sorella blu…non è il matrimonio dei puffi!

Secondo giorno: questa volta siamo in tre, con noi un’altra amica collaudata, andiamo in un bel negozio in centro città, in un orario tranquillo, troviamo una signora gentile e carina che condivide la nostra voglia di essere meno madame, osiamo un po’ di colore e chissenefregadelletichetta. La scelta arriva senza problemi e io orgogliosa guardo la mia bella amica senzaunfilodigelosia.

Direte voi, che racconto è? Probabilmente a voi nonvenefreganiente. Invece un filo conduttore c’è, un ricordo c’è, un’ondata di emozioni e di commozione. Non svelerò il colore, ma è lo stesso di un matrimonio di tanti anni fa, della mamma della sposa che allora era Sibilla. Questo colore è stato il mio colore da invitata di Sibilla. Eravamo giovani in quelle foto, ma come ci era venuto in mente di sposarci così presto??? Siamo insieme in quell’immagine, una accanto all’altra, ci siamo sempre state nei momenti importanti, nei momenti nei quali il nostro affetto è stato un sostegno in più, tutto torna, tutto ha un senso nella vita, anche un colore.10154117_909134059193508_6691661472950657193_nCara

Cassandra, proprio perché siamo in sincronia, hai anticipato un articolo che oggi avrei scritto, sicuramente con altre parole ma con gli stessi pensieri. Probabilmente nulla nasce per caso neppure la preferenza dei colori e se sul giallo non so darti ancora spiegazioni sull’altro colore tu mi hai fornito gli indizi. Inutile dire come sia indispensabile la tua presenza in un momento, per me e la mia famiglia, così importante, mi aiuta tanto a sentire meno la mancanza di quella persona che a queste nostre scorribande non avrebbe mai rinunciato.

Sibilla

L’arte di tacere, di ascoltare, di scrivere poco…

Mi piace sistemare i miei libri, dar loro una collocazione sui ripiani, ovviamente una collocazione che molto democraticamente a casa mia, decido io, così in famiglia debbono consultare me per cercare un libro per autore o per argomento

Ogni tanto ne lascio qualcuno in “vetrina”, con il titolo ben in vista, uno di questi è un piccolo libro che mi è stato regalato da una coppia di amici storici: “L’arte di tacere seguita dall’arte dello scriver poco” dell’abate Dinouart.31E5uh6guYL._BO1,204,203,200_

Il dono è stato scelto perché sono una chiacchierona? Non mi sono offesa, gli amici sono collaudati e condividiamo da anni molte idee e molti pensieri e una buona dose di ironia. Questo piccolo saggio però è molto attuale di questi tempi – l’abate ha lasciato questo mondo nel 1786 –  nei quali abbondano personaggi vari: dal mondo politico a quello giornalistico e artistico…o pseudo politico, giornalistico, artistico, che parlano e scrivono e twittano in ogni dove. D’altronde lo facciamo anche noi, noi Menti vagabonde poi, perfette sconosciute, che abbiamo deciso di dire la nostra e comunicare i nostri pensieri e, diciamolo, chissà a quanti interessa sapere cosa vogliamo dire su questo o quell’altro argomento 😉

Cosa mi ha colpito di questa piccola opera? Il primo principio: “1. Si deve smettere di tacere solo quando si abbia qualcosa da dire che valga più del silenzio.” Ho ammesso di essere una persona che ama molto parlare, ma sin da ragazzina ho ritenuto sempre fondamentale l’arte dell’ascolto. Mi piace parlare, ma non solo di me, mi piace ascoltare per poter conoscere e relazionarmi con il prossimo. Spesso mi sono ritrovata ad ascoltare vicende molto personali, forse perché chi lo ha fatto, ha sentito che potevo accogliere quanto mi veniva confidato, sotto questo punto di vista apprezzo la fiducia riposta – ma anche quanti tormenti -; tuttavia, quanto facilmente scarichiamo il peso di qualcosa a chiunque, senza riflettere se sia il momento giusto per farlo oppure no? Ho sempre pensato che le parole abbiano un peso e il libro a suo tempo mi aveva risposto con questo principio: “quando si ha una cosa importante da dire bisogna prestarvi un’attenzione particolare: è bene dirla prima a se stessi e poi ripetersela, in modo da non doversi pentire quando non si è più in grado di trattenerla.

Si scrive anche troppo? Pare sia uno dei difetti degli autori: si scrivono cose inutili e ci si dilunga troppo sugli argomenti migliori…ma l’abate…non dimentichiamoci è un abate, ci dice che “si scrive su argomenti che devono essere vietati quando non se ne ha l’incarico.” Sul fatto che spesso si scrivono cose inutili, come non dire che oggi è così? Temo di farlo anche io: ciò che può parer utile a me, probabilmente è inutile per qualcun altro e viceversa. Non credo che degli argomenti andrebbero evitati, ma sicuramente ci sono dei limiti dettati dalla nostra preparazione personale, non è possibile essere competenti a 360° in ogni ambito del sapere. Penso che il principio da rispettare potrebbe essere la forma: comprensibile, corretta, perché le nostre idee non devono attaccare, ma convincere. Si dovrebbe scrivere avendo sempre il dubbio – anche piccolo – che potremmo sbagliarci. ” Bisogna scrivere quando l’anima è ben disposta a farlo[…]un libro ben scritto, invece, è proprio di un uomo che è completamente padrone di sé.”

“Il tempo di scrivere non è sempre il primo nell’ordine: non si saprà mai scrivere bene se prima non si è riusciti a trattenere la penna.” Il consiglio è quello di aspettare, di scrivere dopo che si è stati in grado di tacere e di pensare bene.

Certo può sembrare la scoperta dell’acqua calda, ma quante volte ci sentiamo aggrediti da fiumi di parole, o annoiati da parole e parole – forse lo sto facendo anche io in questo momento -. Mi piace pensare che siamo tutti alla ricerca del senso della misura, che tanto non esiste, così come è vero che si rischia quando si decide di esprimersi e quindi di diventare oggetto di critiche; ma se non si assumono rischi non si potrebbe neanche…rischiare di avere successo, di essere apprezzati.

Insomma in poche parole, il messaggio che ho recepito e che ogni tanto mi rammento sfogliando questo libro è che non bisogna parlare e scrivere a vanvera! Però ora che ci penso forse il regalo era mirato…eheheh!

 

Matrimonio – Capitolo 3


La primavera scorsa ho iniziato la cronaca dei preparativi del matrimonio di mio figlio. Una volta stabilito il ristorante abbiamo potuto accantonare l’evento per alcuni mesi. Ma da adesso in poi non si scherza: luglio si avvicina ed è tempo di dedicarci ai preparativi.

Eletta dai futuri sposi, loro malgrado, wedding planer (loro sono lontani e io non costo nulla), comincio a muovermi per quelli che sono i passi indispensabili per la riuscita di una bella festa di matrimonio.

L’abito da sposa – Mentirei se dicessi che mi sono annoiata durante i giri per atelier per trovare l’abito giusto ad un giusto prezzo per gli sposi, anzi in questo anche Cassandra mi ha aiutata ed è stata un’altra occasione per condividere momenti spensierati e grandi risate.
Individuato il posto giusto, un bel pomeriggio di alcune settimane fa,  io, la mamma della sposa, la cugina della sposa e la migliore amica della sposa ci ritroviamo emozionate e curiose ad attendere che la sposa esca dal camerino. E’ un susseguirsi di abiti: sirena, meringa, sexi… la sposa tentenna… la mamma no!!! Conosco poco la mia consuocera ma mi è sempre parsa una donna dolce e un po’ timida, so che non ha apprezzato la scelta di un matrimonio civile, ma non vi nascondo che dopo mezz’ora di giudizi spietati sui gusti della figlia ho cominciato a dubitare sulla riuscita della prova. Un abito non va perchè troppo largo, l’altro perchè troppo stretto, lo strascico va bene per spazzare le foglie del parco, il velo non si addice a una che non si sposa in chiesa, per un matrimonio civile basta un abito corto… Guardo con tenerezza e dispiacere, mia nuora farsi sempre più rossa e dare i primi segni di nervosismo… fortuna che la commessa sa il fatto suo e con dolcezza porge l’ennesimo abito alla futura sposa e la spinge nuovamente nel camerino… dopo pochi minuti esce e… che meraviglia! Lei si guarda e gli occhi si inumidiscono, noi siamo senza parole e la mamma… pure!!! Come dicono in una nota trasmissione: “E’ luiiii!!!”


Usciamo tutte contente dal negozio, i malumori sono dimenticati ed io non vedo l’ora che sia domani: tornerò con mio figlio e con lui lo so già sarà tutto più semplice….

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Auguri!

Il-pane-pasquale

Mancano poche ore alla Pasqua, non siamo qui a esprimere pareri su questa festività religiosa, non è un atto di fede, non c’è una scelta di campo, non c’è un noi di qui, gli altri di là.

C’è solo un nostro minuscolo augurio di speranza, di rinnovamento, di un passare oltre, di un passaggio ad una via migliore, per tutti, indistintamente.

Vi lasciamo questa poesia di Gianni Rodari “Il giorno più bello della storia”, sarebbe bello fosse questo o fosse domani. Il pane è un simbolo pasquale, il simbolo di qualcosa di povero ma di indispensabile e di potente.

Auguri!

S’io facessi il fornaio,
vorrei cuocere un pane
così grande da sfamare
tutta, tutta la gente
che non ha da mangiare.
Un pane più grande del sole;
dorato, profumato
come le viole;
un pane così
verrebbero a mangiarlo
dall’India e dal Chilì
i poveri, i bambini,
i vecchietti, gli uccellini.
(Gianni Rodari)

Noi blogger: considerazioni sulle considerazioni


Cassandra è la PR del nostro blog, chi ci segue con un po’ di attenzione se ne sarà già reso conto. Lo dimostra anche il fatto che i suoi articoli hanno più seguito dei miei, sia in termini di like che di commenti: mai e poi mai ammetterò che lei è più brava.

Già immagino Cassandra ridere come una pazza, perchè la nostro amicizia è tale che mai e poi mai lei crederà che la mia ultima affermazione sia vera.

Leggo spesso i commenti che scambia con alcuni dei nostri followers e, in questi giorni, mi sono soffermata in particolare a leggere un articolo molto interessante di un blogger scrittore che mi ha fatto riflettere.

Io e Cassandra abbiamo deciso di aprire questo blog per una serie di motivi. Prima di tutto il desiderio di fare qualche cosa insieme: in gioventù abbiamo spesso considerato la possibilità di avviare un’attività lavorativa nostra, ma i rispettivi impegni famigliari e forse una “leggera” mancanza di coraggio ci hanno fatto accantonare questo progetto. Abbiamo voluto creare un qualcosa che unisse le nostre predisposizioni: Cassandra ama le materie umanistiche, io quelle scientifiche, lei è sempre stata brava con le parole (vi assicuro che parla tanto!!!) io ho sempre adorato l’informatica (tenete conto che non siamo ragazzine e quindi ho cominciato da autodidatta con un vecchio Windows 95). Bene, un blog poteva unire queste due nostre sfaccettature! Infine, l’idea di ampliare le nostre conoscenze, intese come persone, anche se solo virtualmente e il confrontarci con altri ci stuzzicava: in fondo se la finalità fosse stata solo quella di scambiare opinioni tra di noi, con il cellulare sarebbe stato più comodo!

Scrivere in un blog ci aiuta a ritagliare un piccolo spazio nostro, ci sprona ad informaci, a concentrarci su ciò che vogliamo comunicare, ma soprattutto ad evitare che gli anni che passano e le generazioni che ci surclassano facciano di noi delle rassegnate donne di mezz’età!


Per fortuna nostra non siamo scrittrici, per cui viviamo questa esperienza con entusiasmo, ma anche con serenità. Cassandra mi ha appena scritto che “più cerchi qualcosa di speciale e più pensi di non trovarlo” (è l’abito per il matrimonio di mio figlio!): credo sia una grande verità in ogni campo della vita. Per quanto riguarda i blogger scrittori o aspiranti tali, penso che in tutte le arti, purtroppo, siano pochi quelli che emergono e non sempre sono i migliori, specialmente in questa società dove il fattore “C” è molto importante e dove entrano in campo presupposti che nulla hanno a che fare con l’arte stessa. Poi, la solitudine del blogger che consulta spesso con ansia e timore la pagina delle statistiche e fa la conta dei “like”, non mi pare  tanto diversa da quella dello scrittore di un secolo fa che correva ogni giorno alla buca delle lettere per verificare se ci fosse qualcosa per lui: cambiano i tempi e i sistemi ma non cambia la sostanza.
Sibilla

Cuore di mamma… cuore di figlia

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Molte volte, ormai,  io, madre di ragazze che vedo e sento e vorrei piccole e mie, mi sento madre di mia madre, che ancora giovanile e bella, rivela ai miei occhi quella fragilità che in parte alimentano gli anni e che in parte c’è sempre stata. Io figlia, che non vedevo oltre alla madre una donna che sin da giovane aveva dovuto affrontare, da sola, varie difficoltà, negli anni ho scoperta la necessità di esserle compagna, di essere questa volta io un appoggio. Quasi con pudore ci siamo sempre scambiate pochi abbracci e pochi baci, che invece io madre non lesino alle mie figlie.

Oggi, che mi ha fatto il suo regalo per il mio prossimo compleanno, lei sempre così generosa e attenta alle esigenze altrui, mi sono ritrovata ragazza, commossa ho baciato la sua giovane, fresca e senza rughe guancia.  Lei direbbe che il suo segreto è una nota marca cosmetica…io penso sia la sua ferrea ostinazione ad essere lei, con tutte le sue contraddizioni sempre lei. Quando battibecchiamo, perché abbiamo idee sempre diverse e ci poniamo su fronti opposti e ci combattiamo e ci contestiamo, permalose sino all’inverosimile, ci guardiamo sempre con amore, mai perduto amore. Come una madre guarda una figlia, come una figlia guarda una madre, scambiandoci ruoli e sentimenti.

 

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