A proposito di tag e premi…

 

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Ai blog amici che ci hanno chiamato in causa.

Non considerateci presuntuose, non snobbiamo tag e premi virtuali – di cui vi ringraziamo tanto…tantissimo -,  ma chiediamo vènia, non siamo portate a rispondere a domande e a formularne delle altre…non sapremmo cosa chiedervi per evitare di ripeterci, ci perderemmo tra i vari blog per capire quali hanno già ricevuto il premio e quali invece desiderano riceverlo 😦

Non riusciamo ancora a giostrare bene il tempo da dedicare a noi e a voi (siamo anche un po’ imbranate) e poiché il tempo è prezioso, desideriamo farvi sapere che cerchiamo comunque di essere presenti interagendo direttamente quando abbiamo qualcosa da dire o quando qualcuno desidera scambiare pareri e sensazioni con noi. Altre volte, semplicemente, clicchiamo una stellina a post e commenti per comunicare che apprezziamo e condividiamo quanto è stato pubblicato.

Siamo simpatiche, ve lo assicuriamo 😉

Tradizione o fede?

Sibilla: scrivendo l’articolo sulla scelta dell’abito da sposa, mi è tornato in mente il problema che i ragazzi hanno dovuto affrontare  scegliendo di non fare un matrimonio religioso. Credo che i più giovani, quando leggeranno questo articolo, troveranno assurdo che nel 2017 ci sia ancora qualcuno  contrariato da tale scelta, ma due possono essere i presupposti da cui partire: fede o tradizione.

Cassandra: fede e – non soltanto o – tradizione sono i presupposti per una buona parte di persone, per noi che siamo italiani e quindi legati ancora molto alla tradizione e, diciamolo, condizionati dall’eventuale parere dagli altri, che siano parenti o amici. Per me la base di un’unione dovrebbe essere il sentimento che lega le due persone. Certamente se si decide di sancire un legame i percorsi sono due: attraverso un cerimonia religiosa o una cerimonia soltanto civile; ma la decisione deve essere degli sposi, tutti gli altri sono di troppo…anche noi genitori…;)

Sibilla: sono d’accordo con te sulla libera scelta che gli sposi devono fare,  però vorrei andare oltre. Negli ultimi anni ho maturato la convinzione che dopo… non ci sia nulla, nello stesso tempo però mi piace pensare a quelle immagini stereotipate: la nuvoletta con dietro un bel signore con la barba, una signora con il velo azzurro e tutte quelle persone che mi hanno amata (o che non hanno potuto amarmi perché se ne sono andate prima di potermi conoscere) ad osservarmi nella vita di tutti i giorni. NON RIDERE!!! Voglio dire che è consolatorio pensare che tanta fatica di vivere abbia uno scopo. Inoltre quando mi capita di partecipare a qualche bella funzione religiosa, provo piacere nel fare parte di una comunità con gli stessi principi e gli stessi valori (almeno sulla carta). A volte mi chiedo se spogliarsi di tutto il nostro passato in nome di una fantomatica globalizzazione basata su “siamo tutti uguali” non sia un errore: non siamo tutti uguali, ed è nella diversità di spirito, pensiero e ideali che ci si arricchisce… o no?

Cassandra – ti rispondo con ordine…ho sorriso, non riso.

Che dopo ci sia il nulla o qualcosa, non è dato a noi saperlo. Non credo che immaginare o essere convinti di un dopo dipenda da come si è scelto di sposarsi. Anche io ogni tanto penso che “gli altri” ci guardino…e la cosa mi inquieta alquanto, che ansia pensare che si viene osservati e forse giudicati! Se c’è un qualcosa, ma secondo te, staccandosi da tutto quello che c’è di terreno, quanto potrà mai interessare guardare i casini di quaggiù? La vita è il traguardo o il viaggio? Usciamo dall’argomento. Propongo di ragionarci la prossima volta…

Non fermiamoci alla bellezza della comunità in una chiesa, che poi è vero che i canti, le preghiere, se condivisi da più persone in uno stesso luogo, diventano energia, potenza, è una sensazione che avverto quando assisto ad una cerimonia particolarmente sentita dalle persone presenti. Credo che si possano avvertire emozioni positive, gioiose, anche se si assiste all’unione di due persone che si amano in un luogo diverso. Dipende anche dalla nostra propensione d’animo.

Io non percepisco “il siamo tutti uguali” come un fattore negativo, sono d’accordo con te che non lo siamo, né penso ci si debba spogliare delle nostre tradizioni, della nostra cultura. Per me l’uguaglianza sta nell’avere i medesimi diritti e nel potersi esprimere per ciò che si è. In questo caso nel fare ciò che si desidera fare…ovvero sposarsi civilmente o con rito religioso indipendentemente da madri, padri, nonne e affini che vorrebbero condizionarne la scelta. Facciamocene una ragione, non siamo noi che dobbiamo sentirci nel matrimonio dei nostri figli appagati e convinti che tutto è come dovrebbe essere, ma sono i nostri figli che devono avvertire questo, indipendentemente da noi…e da amici, parenti, vicini, colleghi ecc. ecc. ecc.

Sibilla: neppure io percepisco “il siamo tutti uguali” come un fattore negativo, ma sono convinta che così non è. Se tutti ci “rassegnassimo” al fatto che non lo siamo, ma ci accettassimo e riflettessimo sulle bellezza nella diversità, probabilmente non vivremmo certe tragiche realtà. Resta il fatto che tutti siamo consapevoli che non è il NOSTRO matrimonio, ma per chi vive nella fede è difficile accettare che proprio i figli abbiano preso una strada diversa e visto che anche i genitori (strano!) sono esseri umani un po’ di indulgenza con guasterebbe!

N.B.: meno male che non sapevamo cosa scrivere!!!

 

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Sogni e parole…parole e sogni

Ieri, mentre scorrevo con il cursore del mio mouse i post pubblicati dai blog che seguo, mi sono soffermata su Willy Wonka. Parole di polvere scriveva… “A volte mi chiedo, è tardi per sognare?” Si parlava di sogni. Ecco il mio commento: “Bella domanda! 😉 come rispondere? I sogni sono sogni e in quanto tali, la maggior parte di essi non potranno essere realizzati, ciò non toglie che nulla vieta di farne altri. Concordo anche io sul fatto che ci sono sogni che vanno fatti in un certo periodo della nostra vita, con gli anni, la maturità e…un pizzico di cinismo, bisogna poi abbandonarli: non è stato possibile realizzarli? Abbiamo perso il treno? Abbiamo sprecato del tempo? Non siamo stati in grado di batterci fino in fondo per essi? Allora lasciamoli andare, ogni tanto ci ripenseremo con malinconia, ogni tanto avremo voglia, invece, di formularne di nuovi.”

Questa mattina parlavo con Sibilla, spesso riflettiamo su quello che scriviamo e leggiamo, sul fatto che non sempre si crea interazione con chi ci segue – colpa nostra?!? – o che seguiamo. In generale le persone sono pronte con la tastiera in social come fb, forse perché ad un ritmo sostenuto si pubblicano e si condividono articoli, immagini, frasi, aforismi, su questo o quell’argomento che in quel dato momento va per la maggiore. Come dicono alcuni, si commenta di pancia, lasciando scorrere velocemente le emozioni che sovente si traducono in affermazioni perentorie, critiche aspre e sprezzanti. Nel mondo dei blog, ci si muove con più circospezione, forse si teme di essere fraintesi, abbandonati e quindi non più seguiti, clicchiamo la stellina ma non ci pronunciamo. A volte, invece, si partecipa ad una discussione, ma si viene praticamente ignorati, scoprendosi intrusi in un circolo di pochi eletti.

Questi sono solo pensieri senza capo né coda in una serata primaverile che sa di autunno. Sogni e parole, parole e sogni, è tutto collegato, vogliamo parlare di sogni, temiamo che le parole possano far sparire la possibilità di creare altri sogni. Ci pensavo mentre ascoltavo questa canzone, dedichiamocela, noi che cerchiamo di comunicare e che stiamo cercando ancora la strada…io di sicuro!

Giornata internazionale della felicità


Sibilla
– Questa mattina, amica, mi hai comunicato che oggi è la giornata della felicità. Un’altra festa?!? E quella dei nonni, zii, del cane, del gatto, degli eterosessuali, dei gay… e basta!!!

Ma parliamone di questa giornata. Celebrare coloro che hanno già la “fortuna” (per non usare francesismi) di essere felici, mi sembra un insulto a coloro che non lo sono: ma come sei già felice e vuoi che ti facciano pure festa?? Ti piace vincere facile eh?!?. Ovviamente se NON sei felice questa festa equivale ad affondare sempre più il coltello nella ferita!!! E diamine, datevi una regolata! Se poi l’obiettivo è incentivare lo sforzo da parte di tutti al raggiungimento di questo tema… e sì, ci voleva proprio una giornata dedicata, pure di lunedì!

Personalmente tanto felice non sono e oggi ho un sacco di cose da fare per potermi allenare in tal senso. Speriamo che a te Cassandra vada meglio.

 

downloadCassandra – Se potessi registrare un suono, registrerei la mia risata. Lo sapevo che di lunedì avrei rischiato grosso a suggerirti di parlarmi della felicità! Comunque sì, l’obiettivo dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, che l’ha istituita nel 2012, è quello di invitare gli stati membri a celebrarla e a promuoverne attività di sensibilizzazione pubblica, in quanto la ricerca della felicità dovrebbe essere lo scopo fondamentale dell’umanità. La classifica di quest’anno, i cui criteri sono: libertà, generosità, salute, reddito, buon governo ci vedono al quarantottesimo posto -leggendo i criteri avrebbe potuto essere altrimenti?- Al primo posto vi è la Norvegia.

Io ho provato a pensarci e non mi è sembrato così semplice definirla in una frase, dovrebbe essere un appagamento totale: psicologico e fisico. Spesso credo di associare la felicità alla serenità, invece a ripensarci è anche l’imprevisto, qualcosa che ci attrae e ci spaventa perché ci travolge, come se temessimo di sentirci così emozionati e quindi quasi impreparati. Credo anche che la felicità sia fatta di un po’ di egoismo, perché per sentirci felici, a volte è necessario chiudere il mondo fuori, dimenticare per qualche minuto…mica la felicità dura giorni – di tutto il dolore nel mondo. Da donna adulta…va bene lo ammetto, da donna matura, per me la felicità è soprattutto il riflesso della felicità delle mie figlie, credo nell’effetto dominio della positività, come avevo scritto in un vecchio post. Però, come ti avevo anche scritto questa mattina, la felicità è poter avere un’amica come te. Sì credo che la felicità sia, al di là del fatto di avere un buon compagno – poi di questo ne parleremo – di poter godere di buona salute, di potersi mantenere economicamente – perché si vive anche di cose materiali -, è quella di poter essere se stessi, di potersi esprimere liberamente e di essere accettati e quindi apprezzati semplicemente per quello che si è!

Ripensando a questa giornata e alle attività che dovremmo mettere in atto per essere felici, mi è tornato in mente questo film

Sibilla – Non so… mi pare che questa giornata sia un misto di demagogia ed ipocrisia. E’ come il pacchetto delle sigarette con scritte ed immagini terrorizzanti, vendute dal Monopolio di Stato. Credo che l’ONU e i governi del mondo dovrebbero concentrare gli sforzi in altre direzioni: inutile pensare al finale se non hai ancora scritto neppure il primo capitolo del libro intitolato “Felicità”. Poi penso che le statistiche dettino i parametri per un buon vivere, che è già nella direzione, ma la felicità è qualcosa di talmente personale ed articolato che ci vorrebbero giorni e giorni per sviluppare l’argomento. Insomma mi pare che queste iniziative siano buone per riempire post nei “socialnetuorc”… e pagine nei blog eheheh!!!

Penso però che sia vero che una piccola fetta di felicità noi l’abbiamo grazie alla nostra amicizia, ma aggiungerei anche grazie anche ad un po’ di… (fortuna)

Cassandra – hai usato un sinonimo 😉 si ci vuole…. (fortuna) e un po’ di impegno, tutto costa fatica…pensa quanta ce ne vuole per un po’ di felicità!

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Una vacanza particolare – Zanzibar – Conclusioni

Non è stato, inizialmente, facile abituarsi ad una mentalità molto diversa da quella a cui noi siamo abituati, sicuramente è stata un’esperienza positiva che ci ha arricchiti di nuove immagini, sapori, profumi e sentimenti, ma anche di tanti “però”. Mai come in questi venti giorni ho sentito il mio essere europeo dimostrarsi in più occasioni. Spesso guardando o leggendo reportage di viaggi vissuti “sul campo”, desideriamo farne parte e, soprattutto, ci sentiamo pronti a farne parte. Tutti pensiamo di essere consapevoli delle problematiche di paesi di grande fascino, come l’Africa o l’Oriente, ma la dura realtà è che fino a quando non ci svestiamo dei nostri abiti occidentali, possiamo comprendere le differenze tra loro e noi. Personalmente ho capito di amare il mio stile di vita, di non essere pronta a calarmi totalmente in realtà così lontane dal mio modo di essere, nello stesso tempo però, sono convinta di aver fatto la scelta giusta a non rinchiudermi in un resort all inclusive, ma di aver vissuto queste settimane, magari con meno comodità, ma assolutamente più vicina ad un turismo locale: quando ho chiuso per l’ultima volta la porta della mia sgangherata stanza ho capito che mi sarebbe mancata.

Nello stesso tempo però ho anche compreso posizioni dure che persone che operano come volontari in questi paesi, spesso hanno esternato. Quando ero ragazzina ho avuto modo di ascoltare un discorso fatto dalla figlia della vicina di casa, suora direttrice in una missione in Congo, che fu particolarmente critica sullo stile di vita dei suoi assistiti: ne rimasi colpita, quasi offesa. Durante la mia vacanza ho potuto parlare con due giovani ragazze che da alcuni anni operano con la Croce Rossa Internazionale e Medici senza Frontiere: anche loro non sono state tenere nè con gli africani nè con gli occidentali, perchè vivono sul campo quotidianamente questa realtà: parlando con loro, e vedendo con i miei occhi, ho potuto comprendere ciò che quell’anziana suora intendeva dire.  Anche noi, nel nostro piccolo, abbiamo capito come  gli sforzi di tanti volontari siano resi vani da una mancanza di collaborazione e volontà di tutti, ma proprio tutti: i governi, la religione, i paesi “sviluppati”, noi semplici turisti e gli stessi africani che troppo spesso dichiarano di preferire il “pesce al saper pescare”, che troppo spesso preferiscono fare leva  sui sensi di colpa altrui piuttosto che rimboccarsi le maniche. Voglio dire che gli sforzi devono arrivare da più parti: da chi dona i soldi, a chi dovrebbe investirli in opere a lungo tempo, alla cultura che non dev’essere così marginale, alla religione che ancora dispone delle vite altrui e si crogiola nell’ignoranza dei propri discepoli, ai governi che fanno della corruzione uno stile di vita. Credo che tutte queste forze dovrebbero cooperare non solo per dare ma anche per insegnare al singolo individuo che ci può essere di meglio ma che bisogna volerlo.


Certo è romantico guardare le immagini dei tramonti nella savana, gli occhi neri dei bambini, l’azzurro infinito dell’oceano… ma l’Africa è molto diversa e il famoso mal d’Africa non è sempre quello che ci piace immaginare.

Non me ne frega niente (di Levante)

Buongiorno, io sono allergica ai “buongiorno” che mi arrivano con messaggini vari, gif animate, card, tramite whatsapp, facebook e via dicendo…voi direte “che antipatica!” Non è che non apprezzi il saluto e il sorriso delle persone, anzi! Mi piace…- ops ma questo era nell’altro post – chi lo fa con interesse nei confronti delle persone alle quali lo rivolge, e non perché ogni mattina deve sparare a raffica con la tastiera dello smartphone.

Questa mattina, però, pubblico questo mio Buongiorno! Non che: “Non me ne frega niente”, ma perché mi fa piacere condividere le notizie e le cose buone che riguardano la nostra gioventù. In questo brano sono presenti le considerazioni che spesso leggo qui tra voi e che ci facciamo ogni tanto io e Sibilla. Inoltre lo dedico ai cosiddetti “internet haters”…diamogli qualcosa in più da odiare 😉

Sogno
La pace nel mondo
Ma a casa sono brava a far la guerra
La storia è sempre quella
Noi siamo tutti uguali
Ma il colore della pelle conta

Se parte la rivolta
Combatto con lo scudo dello schermo
le armi da tastiera
Di giorno sto in trincea
Lancio opinioni fino a sera

Non me ne frega niente
Se mentre rimango indifferente il mondo crolla
E non mi prende
Non me frega niente
Se mentre la gente grida aiuto io prego non capiti a me
Non me ne frega niente, di niente

Scorrono immagini porno
Mi scandalizzo
Inizio la bufera
Codardo chi non c’era
A scrivere sul diario da che parte sta la verità

Ma in piazza scendo solo per il cane
Non mi vogliate male
Ho sempre poco tempo per lottare senza

Non me ne frega niente
Se mentre rimango indifferente il mondo crolla
E non mi prende
Non me frega niente
Se mentre la gente grida aiuto io prego non capiti a me
Non me ne frega niente, se spente le luci tutto quello che succede non si vede
Non me ne frega niente, di niente

Se il mondo crolla non mi prende
Se il mondo crolla non mi prende

Non me ne frega niente
Se mentre rimango indifferente il mondo crolla
E non mi prende
Non me frega niente
Se mentre la gente grida aiuto io prego non capiti a me
Non me ne frega niente, se spente le luci tutto quello che succede non si vede
Non me ne frega niente, di niente
Non me ne frega niente, di niente
Niente di niente

(Levante)

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la porta accostata, il lenzuolo ben steso, il libro sul comodino, il pigiama piegato, l’asciugamano appeso, il cassetto richiuso, la sedia sotto il tavolo, la tovaglia nel cassetto, la tazza nel lavello, la carta nel cesto della carta, la plastica con la plastica, il vetro con il vetro, l’umido con l’umido, le pantofole nella scarpiera, la giacca sull’attaccapanni, la borsa sul ripiano, la biancheria stesa…

Mi piace,

l’ascolto interessato, l’empatia, il commento pensato, la parola gentile, il silenzio sincero, il dubbio e la convinzione, la curiosità e il pudore, il sorriso donato, la condivisione…

Mi piace,

essere e non essere tutto, credere e non credere a tutto, guardare al di là del mio naso…e mi piace chi lo fa con me…

 

 

 

No, la mela no!

melaQuella mela noi non ce la siamo proprio mangiata!

Basta con questa storia del peccato originale, troppo comodo dire che l’ha mangiata Eva, Adamo si era ben preoccupato di dire che la donna che gli era stata posta accanto gli aveva dato l’albero e ne aveva mangiato…e rispondere “NO”?

Giù anatemi:

è stata posta inimicizia tra l’uomo e la donna…grazie!

Moltiplicherò
i tuoi dolori e le tue gravidanze,
con dolore partorirai figli.
Verso tuo marito sarà il tuo istinto,
ma egli ti dominerà”.

Ho letto che la parola ebraica “ètzev” è stata tradotta erroneamente in dolore anziché in sforzo, fatica, non avrebbe quindi il significato di una punizione divina, intanto il tutto è stato interpretato come una condanna al dolore. Dalla notte dei tempi sulla base di questo, cattolici e non, hanno ben utilizzato queste parole per porre la donna in una posizione subalterna.

Che oggi ognuna di noi oggi faccia ciò che più l’aggrada: ricevere o regalare mimose, scioperare, partecipare ad un dibattito, cenare con le amiche, guardare uno spettacolo di spogliarello!

Io oggi faccio lo sciopero della mela…è un frutto che non ho mai digerito!

 

 

Le due facce della medaglia

genitori-e-figli

Faccio parte di quella categoria di persone che parlano da sole. E’ un’abitudine che risale ai tempi della scuola, quando ripetevo la lezione a voce alta. Nel tempo ho mantenuto questa abitudine per… litigare con chiunque ed avere ragione, spiegare le mie motivazioni, fare il punto della situazione e capire se ho capito. E’ un sistema che mi aiuta a mantenere la concentrazione, mentre, se penso in silenzio, tendo a distrarmi. A questo punto, giustamente, qualcuno potrebbe pensare che sono strana, ma non è questo il momento di discuterne :-).

L’altro giorno, non ricordo per quale motivo, mi è tornato in mente un episodio avvenuto l’estate scorsa, quando sono andata a Londra in visita ai miei “bambini”. Eravamo a tavola e si scherzava sul fatto che il loro padre ancora non si era convinto che anche il più giovane dei nostri figli avesse deciso di NON tornare più in Italia; la fidanzata del più grande, con fare un po’ saccente, affermò che era brutto che noi esternassimo questi pensieri con i nostri figli: “pensa come si sentono!!”. A quel punto ho preferito lasciar cadere il discorso: non è semplice spiegare che i genitori sono prima di tutto esseri umani con le loro debolezze e che, se si vuole essere trattati da adulti, bisogna essere capaci di ascoltare gli altri e comprenderne gli stati d’animo.

Riflettendo su questo  – ed altri episodi simili – ho cominciato a spiegare al mio invisibile interlocutore, sempre a voce alta, che in fondo è comprensibile questo loro modo di pensare: sono giovani ed hanno una visione parziale di quelli che sono i rapporti genitori figli. Loro sono figli e possono solo immaginare cosa significhi essere genitori, noi siamo genitori ma sappiamo anche cosa significhi essere figli.

Mi è venuta in mente una medaglia: la facciata che vediamo è quella dei figli, la nascosta è quella dei genitori.

I figli guardano la loro facciata e la vedono bellissima e pensano di averla disegnata loro, quella dei genitori non la vedono ma “sanno”, a prescindere, che loro l’avrebbero disegnata meglio.

I genitori guardano la facciata dei figli e la vedono bellissima e sanno di averne disegnata una bozza che i figli stanno perfezionando, poi guardano la loro facciata e sanno, a prescindere, che avrebbero potuto disegnarla meglio.

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