Time

Stavo rimettendo a posto le cornici che contengono le foto a me più care e mi sono soffermata su di una foto che, ormai, ha più di vent’anni. Ritrae me, Sibilla e Lei, che non c’è più. In quest foto siamo in maschera, era una festa di Carnevale, Lei ancora sorride, è l’ultima volta che ha sorriso con noi…poi più nulla, via, andata, finito.

Spesso pensiamo al tempo che trascorre, molti di noi, se non tutti, ci siamo soffermati a scriverne. Tutti temiamo di sprecarlo, temiamo che il tempo…non ci dia il tempo per fare tutto quello che vorremmo fare e vorremmo essere.

Lei voleva fare ancora tante cose, persino avere dei gemelli, ma aveva una data già segnata che di lì a poco avrebbe scoperto.

Ognuno di noi ha una data, scritta da qualche parte, forse dove potrebbe esserci un’altra forma di vita. Abbiamo una speranza o una fede che ce lo fa desiderare.

Il tutto si condensa col timore del domani, con la paura di perdersi qualcosa o qualcuno.

Nei versi, nei paragrafi che scriviamo c’è molto di noi, c’è quanto pensiamo, quanto vorremmo scrivere e comunicare a chi ci è vicino. Invece chiudiamo tutto in alcune righe dentro una virtuale bottiglia che abbandoniamo nel web e…aspettiamo che qualcuno legga e soprattutto comprenda.messaggio-bottiglia-3

Chi è accanto a noi sta aspettando di sentire la nostra voce, di condividere il proprio tempo con il nostro.

Quanto tempo perdiamo per imparare ad usare meglio quello che ancora ci aspetta e ci spetta.

Lei è andata oltre.

Oggi mi ha ricordato di essere grata di ciò che ho oggi.

Poi domani si vedrà.

Una vacanza particolare – Zanzibar Seconda parte

Capodanno particolare – Finalmente si parte! Lasciamo una Milano sotto zero a poche ore dall’inizio del 2017. Da buoni italiani, a scanso di equivoci, decidiamo di partire con in borsa… un panettone per il “cenone”: viaggiando con l’Oman Air non siamo molto ottimisti a tal proposito! Invece dopo un’oretta dalla partenza le  hostes cominciano a distribuire, patatine come aperitivo, pasto completo, caffè, panini.. in pratica è stato impossibile riposare visto che per tutte e sei le ore di volo… siamo stati svegliati per mangiare!!! Arrivati a Muscat in Oman, dopo un paio di ore siamo ripartiti e dopo altre 6 ore di volo siamo finalmente atterrati a Zanzibar City. Che bello scendere da un aereo sempre fresco per via dell’aria condizionata ed essere catapultati… ad Agosto!!!

zan1cDopo l’iniziale entusiasmo siamo stati riportati con i piedi per terra entrando nella hall dell’aereoporto: all’improvviso i vari documentari e film ambientati in Africa sono diventati realtà: un magazzino adibito ad aeroporto! Cavi elettrici che pendono, banconi fatiscenti, ragnatele. Espletiamo le formalità d’entrata (tra l’altro molto severe) ed usciamo nello spiazzale dove ci sta attendendo il taxista mandato dal proprietario del nostro “quasi resort”. E invece no, veniamo assaliti da decine di taxisti che ci vogliono portare non so dove, mentre il nostro non c’è. Cerco di telefonare al numero di riferimento, ma una voce gentile mi spiega in suaili il perchè la mia scheda telefonica non funzioni… NIENTE PANICO!!! Fortunatamente un ragazzo gentile ci offre il suo telefono e chiama per noi il padrone di casa, il quale cade dalle nuvole ma si attiva per mandarci subito qualcuno. Paghiamo la prima di un lunghissimo numero di mance e finalmente partiamo per Nungwi.

zan491Lo shock – Sono stata preparata da chi prima di me aveva visitato l’isola eppure l’impatto è duro, per tutti noi! Guardiamo fuori dal finestrino dell’auto (cercando di sopravvivere al gas delle ascelle del nostro driver) chiedendoci come potremo sopravvivere venti giorni in tanta povertà e squallore. Attorno a noi si estendono baracche a vista d’occhio, uomini, donne e bambini si affacendano sulla soglia di queste case spesso in bilico con tetti di fortuna. Mucche con la gobba camminano tranquille ai bordi della strada, banchetti improvvisati espongono frutta, verdura, pesce fritto in latte arrugginite, latte fresco a temperatura “ambiente” in bottiglie di plastica recuperate. I chilometri si srotolano e la mia unica speranza è l’arrivo in quello che mi è stato descritto come il villaggio più frequentato dell’isola e il più bello….

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Finalmente affrontiamo l’ultimo tratto di strada ed entriamo nel villaggio…. l’asfalto viene sostituito dallo sterrato e da un susseguirsi di buche che si snodado all’interno della via principale, se speravamo in meglio veniamo amaramente delusi: se possibile il degrado è anche maggiore. Stanchi e afflitti scendiamo dal taxi davanti a quella che dovrebbe essere la nostra sistemazione. Certo non è una baracca, è una casa… ci fanno accomodare in una piccola stanza (senza l’aria condizionata promessa), il letto sembra pulito, non c’è l’armadio ma un tavolino traballante per appoggiare… bo’! Il bagno non ha la porta ma una tenda, lo sciacquone non funziona e l’acqua della doccia è fredda… anzi non c’è! VENTI GIORNI!!! IO VOLEVO ANDARE A CUBA!!!

Decidiamo di infilare il costume e rimandare a domani i problemi: di fronte a noi una spiaggia bianca che più bianca non si può e un mare azzurro che resterà nei nostri occhi per sempre!

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In quelle prime ore a Zanzibar mi è tornato in mente questo vecchio film visto da ragazzina e per sdrammatizzare eccone un piccolo assaggio…

(Tratto dal film Ricchi ricchissimi praticamente in mutande)

 

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Alzati e cammina

Alziamoci, correre, correre, si avvicina il sabato.

Lavora, lavora,

spesa –  elenco spesa – …ho dimenticato l’elenco 😦

tanto alla fine compro troppo, ci serve meno, occorre risparmiare: tempo, denaro, cose utili e inutili.

Mangiamo sano, troppe porcherie, quali sono le porcherie? Boh, chi lo sa, mia nonna ha campato cent’anni – realmente ha campato cent’anni -, mangiando cibi semplici, cucinava benissimo, dal poco nascevano splendidi sapori,

oggi tutti questi pseudo chef, bleah!

Ordino, riordino, c’è sempre confusione, una casa vuota sarebbe perfetta, ma in una casa ci abitano le persone, che sporcano, Uffa! Ma io amo le mie persone.

Lavo, lavo, la lavatrice…nuova eheheh! E’ arrivata e l’ho subito messa in riga: “Qui si lavora cara lavatrice! Sei giovane e forte!”

Si stira, si stira…

Organizzo cena, qualcosa di buono dai , si cucina con amore, io amo cucinare…con amore… ci dobbiamo nutrire di amore, peccato che poi si debbano lavare i piatti!

Poi se ce la faccio vedo le mie amiche, e sì cavolo, si balla, si balla,

si balla nella vita, sempre tutti giorni…..uff! Ma ne vale sempre la pena, mi butto nella vita, mi piego con lei, tanto lo spazio è sempre in movimento, ondeggia…

Buon fine settimana

buona fine settimana?

Buon week end 😉

Cuore di mamma…vigile!

Erano le diciotto passate di un venerdì sera. Camminavo frettolosamente per sbrigare le mie ultime commissioni, ero decisamente in ritardo e c’era un po’ di confusione in una delle vie più commerciali del mio quartiere, nonostante il mio passo sostenuto, avevo notato una bimbetta di circa quattro anni, piccolina, carina con il suo piumino rosa, stava mangiando qualcosa, penso un pezzetto di focaccia.

A passo sostenuto come avrò fatto? Chi lo sa! Sono miope, ma registro sempre velocemente i particolari di una situazione, forse ho una mente fotografica per compensare quello che la natura non mi ha dato! Registro anche perché sono l’alter ego della Signorina Rottermeier…secondo me ai bambini non va data una merenda in prossimità della cena!!!

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La bimba aveva cambiato un paio di volte direzione, mentre la superavo di qualche passo sento la sua voce: “mamma!?!” Le antenne del cuore di mamma… si sono allertate! Così indietreggio, mi avvicino alla bimba e mi rendo conto che è sola, le sorrido e le faccio qualche domanda, mi risponde che era con la nonna e la mamma. Decido di fermarmi accanto a lei – sicuramente la mamma sarebbe ritornata indietro –  immediatamente lei mette la sua piccola manina nella mia e fiduciosa aspetta quieta.

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Dopo solo un paio di minuti, vedo correre nella nostra direzione la giovane mamma, la piccola mi conferma che è proprio la sua 🙂 riaffido alla mamma e a una nonna dall’aria un po’ assente e stordita la bimba in rosa completa di…focaccia.

Naturalmente quella piccolina ha suscitato  in me molta tenerezza, porgendomi  la manina, aveva manifestato la sua piena fiducia nei miei confronti, una perfetta sconosciuta! Questo ha confermato quanto ho sempre pensato: che quando si è in più persone, bisogna fare ancora più attenzione, perché si allenta il controllo e, soprattutto, che siamo tutti responsabili della sicurezza e della serenità di tutti i bambini, indistintamente, non soltanto dei nostri figli o dei nostri nipoti. I bambini sono un bene comune, prezioso, che va tutelato. Ai tempi della scuola dell’obbligo, noi mamme della stessa classe cercavamo sempre di collaborare quando i bambini uscivano dal cancello della scuola, controllavamo che tutti trovassero qualcuno, altrimenti, a turno, ci fermavano ad aspettare il genitore o il nonno in ritardo, può succedere!

Purtroppo la cronaca italiana ed estera spesso ci racconta di bambini che scompaiono letteralmente nel nulla. Possibile? Che nessuno non noti niente, un particolare? Guardiamoci un pochino di più intorno, non si sa mai…

“Adulti”

Cassandra: L’altra mattina bevevo il mio caffè ascoltando la radio, l’ospite della trasmissione era Marco Camisani Calzorali. Onestamente non conoscevo chi fosse, ma mi sono soffermata ad ascoltare dato che l’argomento riguardava la comunicazione e Internet (ho cercato poi nel web e ho letto che è uno studioso, un imprenditore ed è anche titolare di un corso universitario). Egli affermava che il web non è un mondo virtuale, bensì reale, perché ci relazioniamo con persone con le quali discutiamo. Il discorso poi continuava anche sull’informazione e su come le applicazioni di uno smartphone siano importanti per conoscere il mondo…è vero nulla di nuovo, sono argomenti di cui si parla spesso, soprattutto se pensiamo al cyberbullismo. Però, proprio in merito a questo, mi ha colpito una frase di uno dei giornalisti, una piccola provocazione: si discute spesso del controllo che bisognerebbe operare sui nostri ragazzi quando sono sui social, che dovremmo insegnare loro come utilizzarli…ma a volte non dovrebbe essere il contrario? Infatti Sibilla, ogni giorno circolano post e commenti scritti da “adulti” che sono dei veri e propri insulti, e ci stupiamo poi di quello che fanno i ragazzini?

Sibilla: Fai caso Cassandra che ultimamente il target su Fb non è propriamente giovane! E’ un po’ come il caso WhatsApp: tutti a messaggiare condividendo video che io, per lavoro ho visto e ascoltato almeno almeno dieci anni fa, la differenza è che venivano allegati alle mail!!! Adesso nessuno è più capace a mandare allegati o a scaricarli, ora che tutti i documenti  vengono spediti via mail!!! E’ talmente frustrante che mi sono licenziata! Eheheh!
Seriamente: i giovani, quelli in gamba (e io e te possiamo parlare per esperienza), preferiscono altri canali per comunicare con il web e guardano noi “vecchietti” con sufficienza!

Cassandra: Ahahah! Praticamente scimmiottiamo i giovani, ma li critichiamo, dovremmo dare il buon esempio e ci scanniamo come iene…non ci sono più gli adulti di una volta, quelli che…stavano al loro posto, al loro tempo. Io e te dove stiamo???

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Sibilla: “Se i giovani sapessero e i vecchi potessero” La spiegazione è lì! Quando avevamo vent’anni ce ne andavamo in giro tutte impettite vestite da donne arrivate (pur potendocelo permettere, le minigonne non erano troppo nelle nostre corde) cercando di dimostrare almeno dieci anni in più. Ho in mente me e te in completo pantaloni, tacchi a spillo, mantella, io rossa e tu bianca e borsalino in tinta… be’ facevamo la nostra bella figura…. Adesso? Nessuno ci convince a togliere i jeans e stivaletti bassi, frequentiamo un corso di ballo che anche solo dieci anni fa avremmo pensato che chi lo frequenta sarebbe da rinchiudere (tranquilli amici che ci seguite: non andiamo a ballare quelle coreografia in cui ci si struscia e ci si veste come Pretty Woman 30 anni dopo) e vorremmo vivere la notte, come dice Ligabue, “… fin quando fa male fin quando ce n’è”… salvo svegliarci la mattina con le ossa rotte dopo un’ora di ballo e un succo di ananas.
Ecco chi siamo noi appassionati di Facebook e WhatsApp!

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Cassandra
: Stiamo deragliando, io avevo iniziato a parlare molto seriamente su come, spesso, anche gli “adulti” utilizzino in modo sbagliato i social, dando così un cattivo esempio ai giovani…e tu invece sveli la nostra vita segreta di ballerine sbilenche? A parte gli scherzi,  forse noi ragazze dei tempi che furono desideravamo crescere velocemente per essere considerate in modo diverso, adulte senza le virgolette, perché questo significava per noi emanciparci. Con il trascorrere degli anni abbiamo capito che potevamo toglierci di dosso il peso di un certa visione del ruolo femminile. Si può fare tutto, ricoprire vari ruoli…e divertirsi, le relazioni, la comunicazione, passa anche attraverso nuovi canali e per noi sono nuovi stimoli e nuovi mondi da esplorare. “L’abito non fa il monaco”, quindi fingiamo pure di essere tutti un po’ più giovani di quanto invece è segnato sulla nostra carta d’identità, ma come ha detto il prof. Calzorali, non dimentichiamo che dall’altra parte di una chat c’è un’altra persona, reale. I tempi saranno pur cambiati, ma i figli ci guardano! E poi i cafoni non hanno età!

Sibilla: Non hanno età e non hanno bisogno dei social per dare il meglio di sé. Condivido quello che ha dichiarato Umberto Eco tempo fa: nel passato (neppure troppo lontano) l’idiota si esprimeva al bar del paese, veniva reputato ciò che era, emarginato dai più e la sua notorietà era relegata all’interno di quelle quattro mura; ora l’idiota si esprime tramite Facebook ma lì il pubblico, purtroppo, è più ampio e variegato!
Detto ciò non credo che ci sia molto da insegnare ad un giovane sui social: non dimentichiamo che sono giovani coloro che li hanno inventati e che, in un certo senso, li hanno insegnati a noi. Quando avevo i figli adolescenti ed ero preoccupata di come Internet avrebbe potuto deviarli, un tecnico mi fece notare che in realtà i rischi erano quelli di sempre, cambiavano gli strumenti: se i loro padri ad una certa età compravano i giornalini porno, loro certe informazioni le recuperavano sul web. In definitiva noi abbiamo il compito di educarli a prescindere e questo compito inizia quando nascono… e noi, a nostra volta, siamo il risultato di ciò che i nostri genitori ci hanno insegnato e il nostro cervello ha appreso. Voglio dire, non è il computer che rende idioti…ma c’è chi ha una certa predisposizione naturale…

Cassandra: Per rimanere in tema…condivido 😉

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Canta che ti passa

Canta che ti passa, siamo nella settimana del Festival di Sanremo…nessuno lo guarda, poi tutti a commentare…

La musica ha da sempre avuto un effetto terapeutico, tocca la nostra sfera emotiva, ci incoraggia, ci unisce agli altri…o ci divide…evoca i nostri ricordi.

Quindi cantiamo anche noi…forse qualcosa passerà

 

Senza una lira mi sono messo in viaggio
avevo per bagaglio vent’anni e il mio coraggio
orecchie per sentire ed occhi per guardare
un cuore per capire la voce per cantare.

Ho visto tanta gente che lotta per il pane
ho visto salutare chi parte e chi rimane
combattere ed amarsi migliaia di persone
per tutti e per ognuno io canto una canzone.

Canta che ti passa la paura
canta che la vita è meno dura
canta starai meglio domattina
canta che la meta è più vicina.

Ci vogliono canzoni che possano arrivare
in cima ai grattacieli e in fondo alle miniere
canzoni per le madri che stanno ad aspettare
canzoni per chi parte e spera di tornare.

Canta che ti passa la paura
canta che la vita è meno dura
canta starai meglio domattina
canta che la meta è più vicina.

Passano gli anni proseguo questo viaggio
per voler bene al mondo ci vuole del coraggio
ma quel che mi rimane lo voglio regalare
finché avrò fiato in corpo continuerò a cantare.

Canta che ti passa la paura
canta che la vita è meno dura
canta starai meglio domattina
canta che la meta è più vicina.

Canta che ti passa la paura
canta che la vita è meno dura
canta starai meglio domattina
canta che la meta è più vicina.

(Giorgio Gaber)

La fiera delle ovvietà

Qualche giorno fa ho letto un post sulla pagina Facebook dedicata al mio paesello: un solerte cittadino pubblicava la terribile notizie dell’imminente arrivo di ben 22 profughi. Fermo restando che non è la prima volta che se ne parla (ad oggi, se fossero sempre stati veri questi arrivi, il mio paese dovrebbe essere composto per metà di profughi), resta il fatto che questo ipotetico evento genera sempre un mare di “ovvietà”.
Vivendo in un paese, più o meno di persona o di vista ci conosciamo tutti. Così ho scoperto, che tra i più preoccupati per la salute dei nostri bambini c’era un uomo la cui famiglia ha alle spalle storie di soprusi, violenze domestiche, bullismo. Poi c’era la signora che sverna sei mesi all’anno al caldo in Africa che però era preoccupata di chi avrebbe pagato il soggiorno ai “mangia pane a tradimento”. Tutti erano scandalizzati perché probabilmente i profughi saranno ospitati nell’ex scuola materna di cui tutti auspicavano la chiusura in quanto in odore di Eternit, ma  a quel punto tutti ne rivendicavano la proprietà in quanto bene della comunità.
Insomma, il terrore cresceva ad una velocità preoccupante, c’era chi proclamava che a questo punto avrebbe dovuto nuovamente accompagnare di persona le figlie a scuola… vuoi mai? Solitamente non cado in queste trappole, non mi lascio immischiare in questa fiera di ovvietà, ma c’è un limite a tutto: quando la solita bene informata ha fatto presente la stratosferica cifra che viene elargita ad ogni rifugiato, non ho resistito e ho buttato lì, quasi per caso, che forse si stava un tantino esagerando e che, in sostanza, i nostri figli rischiano tutti i giorni semplicemente frequentando le parrocchie, i vicini da casa, lo zio e, da quello che sentiamo a volte in televisione, anche solo la scuola materna.
Ammetto che, a quel punto mi aspettavo la pubblica fustigazione e invece (Dio c’è!) chi come me leggeva e sentiva montare dentro un certo fastidio, ha cominciato a manifestarlo riducendo al silenzio chi, sentendosi spalleggiato, pretendeva diritti senza considerare i doveri.
Sibilla

“Credo che apparteniamo tutti, indipendentemente dalle latitudini e dalle longitudini, alla stessa famiglia, che è la famiglia umana.” Vittorio Arrigoni (giornalista e scrittore 1975-2011)

Questo mondo è in continua evoluzione, o forse sarebbe meglio parlare di involuzione. Abbiamo paura – ed è lecito averne –  per quanto accade. Il futuro, il progresso, un certo benessere, apparivano ai nostri nonni, ai nostri genitori e di conseguenza a noi, come qualcosa di acquisito ed immutabile. Invece i genocidi, i soprusi, la crisi economica, la disoccupazione, la brutalità sempre in aumento in questi ultimi anni, ci hanno ricordato che tutto può cambiare in qualsiasi momento e che non sarà possibile tornare indietro.
Credo ancora nell’essere umano, siamo in grado di compiere le peggiori azioni quanto di compiere atti di amore e di sacrificio. Il problema è che non ci sentiamo tutelati, spesso alle emergenze si risponde con l’entusiasmo e la disponibilità di pochi, mentre i governi sono latitanti, innalzano muri illudendo i cittadini che chiudendo una porta, si evita di far entrare un problema. Se ci fermiamo a riflettere, quante volte abbiamo risolto qualcosa semplicemente trascurandola? Senza chiedere l’aiuto a qualcuno? Senza confrontarci? Ci attende un percorso difficile che però potrebbe insegnarci molto, l’unica via è andare avanti, ora, condividendo!
Cassandra

In questi giorni, si è ricordato il suicidio di Luigi Tenco, questa sua canzone ci sembra adatta…

Oracolo tascabile

9788820057206_0_0_255_80Mentre spolveravo la mia libreria, mi sono ritrovata in mano un piccolo libro acquistato un po’ di anni fa:”Il piccolo libro delle risposte” , una sorta di oracolo tascabile in formato cartaceo. E’ ormai diviso in più parti, la copertina si è scollata , non so, a questo punto, se perché tenuto male o…sfruttato troppo! Questo libricino andrebbe tenuto chiuso tra le mai, mentre ci si concentra e si formula una domanda, poi bisognerebbe appoggiare una mano sulla copertina, accarezzarla e, quando si sente il momento giusto, aprirlo e lì leggere la risposta. Le risposte sono composte da frasi semplici, generiche, che incoraggiano a prendere una decisione o consigliano una riflessioni, ma talvolta possono stupire. Forse è solo un ulteriore modo per riflettere su quesiti ai quali noi stessi possiamo e dobbiamo dare una risposta, spesso le risposte sono semplicemente sotto i nostri occhi, ma non vogliamo vederle o ammettere a noi stessi che non dobbiamo più aspettare che qualcosa o qualcuno ci illumini.

 

Comunque, ho aperto anche io il libro, l’oracolo ha risposto: “E’ il momento buono per cose nuove”. Non vi ho detto che tipo di domanda ho posto, avete ragione…questione di privacy! Però attenzione alle pagine nelle quali troverete “Buttati” o un perentorio sì o no…non si sa mai…

Una vacanza particolare – Zanzibar -Prima parte

Chi ci segue avrà capito che le Menti Vagabonde sono quelle di due amiche di nome Cassandra e Sibilla. Sempre chi ci segue sa che per qualche settimana sono stata assente per impegni improrogabili: una bella vacanza invernale al caldo. Questo regalo ce lo siamo fatti io e mio marito per festeggiare il suo pensionamento e il mio ritiro dalle scene lavorative. Io e mio marito siamo molto diversi e spesso questa diversità sfocia in divergenze difficili da sostenere, ma c’è una cosa (oltre ai figli naturalmente) che ci accomuna: la passione per i viaggi. Negli anni passati abbiamo spesso raggiungo mete di “compromesso”: gli impegni famigliari prima e quelli di lavoro sempre hanno avuto la priorità su questa nostra grande passione.
Così, finalmente liberi da scadenze pressanti, abbiamo deciso di concederci una meta lontana dal nostro modo di vivere e soprattutto lontana dal freddo.

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Zanzibar, sinceramente, non è mai stata una priorità o una voce nella nostra lista di località da visitare, si è trattato piuttosto di scegliere quasi a caso tra le “10 mete per trascorrere una vacanza al caldo a gennaio” (i miracoli di Google!).
Dato che non amiamo sprecare soldi e siamo piuttosto indipendenti, abbiamo optato per un viaggio fai da te. Internet in questo offre servizi di ogni genere per cui non è stato difficile prenotare un volo aereo relativamente economico visto il periodo, relativamente veloce visto uno scalo in Oman che per un paio di ore ci ha fatto sorvolare e adocchiare una possibile futura vacanza. Altra scelta non proprio immediata è stata quella della casa: viaggiavamo con un’altra coppia e abbiamo cercato una sistemazione al di fuori dai resorts dai costi proibitivi e più vicina alla realtà che volevamo visitare… non sempre siamo stati soddisfatti della nostra scelta! Ma ecco spuntare all’orizzonte un italiano residente a Zanzibar titolare di un’agenzia di viaggi locale che con la promessa di un omaggio di due salami si è preso carico della nostra sistemazione (c’è stato un momento in cui i due salami li avremmo usati per scopi che qui non è possibile menzionare!)
Zanzibar è un piccolo arcipelago della Tanzania anche se si identifica con questo nome l’isola maggiore; una caratteristica di Zanzibar è la frequenza della bassa e dell’alta marea che per molte ore al giorno fa ritirare anche di centinaia di metri il mare impedendo di fatto la balneazione. Se nei resorts si ovvia con le piscine, negli alberghi e nelle gesthouse locali può essere un problema. Come spesso dicevo ai miei allievi: “chiedete a Google”: così ho letto svariati forum, diari di viaggio, suggerimenti e opinioni e ho capito che due sono le località da prediligere se si vuole nuotare in questo splendido mare: Nungwi e la stupenda spiaggia di Kendwa.

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Sempre leggendo le esperienze degli altri viaggiatori ho potuto appurare che: 1) non c’è bisogno di alcuna profilassi ma semplicemente di buon senso e attenzione 2) a gennaio le zanzare non sono un problema, un po’ di Autan ci assicura contro il fastidio di qualche insetto 3) che c’è bisogno di grande spirito d’adattamento e di molta pazienza (molta ve lo assicuro). E oggi posso aggiungere: lasciate a casa le illusioni dettate dai vari films e libri che ci fanno vedere l’Africa come un continente meraviglioso e romantico… per quello c’è Venezia!

Così, finalmente il 31 dicembre siamo partiti per un capodanno speciale e una valigia zeppa di scarpe inutili!!! Un lungo viaggio ci attendeva e la promessa di una vacanza speciale a Nungwi in Zanzibar! Ma di questo vi parlerò la prossima volta!

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