Finalmente è venerdì!

Finalmente!

Chissà quanti di noi sospirano, fremono, esclamano quanto Ligabue canta in questo video.

Ci proiettiamo sempre verso il futuro.

E’ oggi, ma già pensiamo a cosa dovremo o vorremmo fare domani, tra una settimana, nella prossime vacanze, il prossimo Natale. Abbiamo fretta di vivere, di fare, o siamo più sospinti dal tempo? Pare che corra, mentre il tempo è lì, dato da noi, siamo noi che corriamo – non mi “butto” in disquisizioni di fisica in quanto assolutamente impreparata -.

Invece, ogni tanto, un sano “a quel paese” fa bene riceverlo e darlo, per ridare alle persone e ai fatti il giusto peso. Non voglio voltarmi indietro solo con un senso di rammarico, né spingermi troppo velocemente in avanti, rischierei di non accorgermi degli insegnamenti che la mia storia personale e quella degli altri possono lasciarmi.

Per natura amiamo fare progetti, io ne faccio a bizzeffe, con la consapevolezza che solo una piccola parte riuscirò,  o effettivamente vorrò portare avanti. Credo che sia importante che durante questa corsa avanti e indietro sulla linea del tempo, la memoria non ci inganni e che ci siano accanto le persone che contano.

 

(Pensieri disordinati del venerdì mattina, un venerdì che mi costringerà a correre. Io comunque tengo nella mia borsa “Sette piccole lezioni di fisica” di Carlo Rovelli, prima o poi riuscirò a capirci qualcosa!)

Tsukumogami 付喪神

Da bambina parlavo con le mie bambole, giocavo con i giocattoli o gli oggetti che man mano la mia fantasia trasformava in qualcosa di animato. Non mi piaceva fare il riposino pomeridiano al quale mi obbligavano la mamma o la nonnina che si occupava di me – ho avuto schiere di nonne – , quindi il mio letto diventava un palcoscenico e la coperta il mio abito da sera.

In seguito il film di animazione  “Toy story” mi ha aperto un mondo, con fatica ho gettato giocattoli ormai inutilizzabili, il più delle volte li ho riciclati o sono finiti in solaio, così tra loro si fanno compagnia. Qualcuno è comunque rimasto qui in casa e nessuno della nostra famiglia ormai osa disfarsene, saranno l’eredità di eventuali futuri nipoti.

Insomma per me gli oggetti hanno una forma di anima, sono vissuti con me, mi sono stati utili e quindi qualcosa di mio è passato a loro, così come qualcosa di coloro che me li hanno regalati o semplicemente prestati. Penso che anche le case abbiano un’anima, è vero, sono costruzioni in mattoni, ma al loro interno, per anni e anni, si sono alternate le vite di diverse persone con i loro sogni, le loro gioie, le loro sofferenze. Così quando entro o esco da casa, saluto la “Bella ‘Mbriana” – chi ha origini napoletani saprà di cosa si tratta – : una fata del focolare che protegge la casa e i suoi abitanti. A dir la verità quando mi assento le chiedo di comportarsi bene!

Ultimamente parlo anche con gli elettrodomestici…quando mi mettono in difficoltà! Ora ho ordinato una nuova lavatrice, perché la mia, che ha una ventina di anni di vita, ormai funziona soltanto quando ne ha voglia, spesso non mi restituisce gli indumenti  e debbo aspettare il momento adatto per recuperarli. Ho posticipato a lungo la sua sostituzione, in parte perché sto cercando di imparare a non sprecare e a riciclare… per quanto è possibile, in parte perché questo è uno degli ultimi regali che ho ricevuto da una delle mie numerose nonne. Certamente una lavatrice non ha in sé nulla di poetico, mia nonna non era una persona molto dolce, era come si suol dire una carabiniera, io, nonostante non abbia legami di sangue con lei, ho ereditato questo suo carattere battagliero che ogni tanto trascendeva in un vocabolario diretto e colorito. Insomma per me è come se anche quest’ultimo oggetto, che ha sfidato il tempo, debba cedere le armi, come la nonna alcuni anni or sono.

Confesso: mi commuovo pensando di dovermi disfare di una lavatrice. Secondo i giapponesi, gli oggetti molto vecchi, che arrivano ad avere 100 anni, generano gli tsukumogami, ovvero gli spiriti delle cose, l’aspetto di questi spiriti cambia a seconda dell’utilizzo che hanno avuto e di come sono stati gettati via, se sono stati trattati con il dovuto rispetto, non diventeranno malvagi e non cercheranno vendetta.

Credo che l’esercizio al rispetto delle cose porti al rispetto delle persone e viceversa. Chi ci regala qualcosa ha impiegato del tempo per farsi venire l’idea, darle corpo cercandola, ne ha dovuto sostenere un costo più o meno alto e un costo in denaro richiede lavoro, così come c’è il lavoro di chi l’ha prodotta, commercializzata. Più di ogni altra cosa c’è poi il sentimento, un oggetto utile ci viene donato affinché ci si possa sentire aiutati dalla persona che ce lo ha regalato, un oggetto in apparenza inutile può essere motivo di gioia, di conforto, di compagnia o semplicemente ricordarci che quella persona ci ama e in ogni modo cerca di farci arrivare la sua attenzione, il suo amore.

L’amore può arrivare anche attraverso una lavatrice rumorosa e dispettosa.

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Cuore di mamma…intuitivo

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Le mamme si agitano, si preoccupano…uffa! Sbuffano i ragazzi! Quando io lo facevo da bambina, mia madre rispondeva “Sbuffa sbuffa che si gonfia il palloncino!”

Mi è ritornata in mente questa frase, che ancora oggi mi fa sorridere, perché qualche giorno fa, la voce di una pubblicità alla radio diceva che gennaio è il mese dei buoni propositi, ma che bisognava agire d’istinto. E lì mi sono venuti in mente un sacco di pensieri e di propositi che ormai mi ripeto ogni anno…ma il punto non è questo; intanto avevo sentito l’ennesima notizia di un’aggressione con benzina e fuoco nei confronti di una ragazza, da parte del suo ex fidanzato. Ricordo che d’istinto avevo scritto alcune considerazioni, credo molto simili a quelle che donne e madri come me si ritrovano a fare in queste circostanze.

Il tutto si è mischiato nella mia testa, associando l’istinto con la violenza. Quanto questi fatti sono determinati dall’istinto o dalla ragione? L’istinto femminile potrebbe salvarci da coloro che possono rivelarsi pericolosi? La risposta forse sta nella ragione o ancor di più nell’intuizione? La scienza ci dice che noi donne dimostriamo maggiore empatia nei confronti degli altri essere umani, che siamo più intuitive, dovremmo quindi percepire cosa si cela dietro ad una persona.

Viviamo in una società in cui l’aggressività dei gesti e delle parole è presente non solo nella vita reale, ma nei programmi televisivi, anche solo verbalmente in un dibattito, è presente in quello che leggiamo, anche in un semplice commento sotto un link.

In quanto madre mi sono sempre preoccupata di proteggere i miei figli, mi sono impegnata ad insegnare  che occorre difendersi perseguendo la strada più corretta. Bisogna  abbandonare le persone che sentiamo pericolose per noi, che non riusciamo, non dico a controllare, ma ad affrontare. Da mamma non potrei mai permettere ad un figlio di imporre la propria presenza a chi non la desidera, o imporre un sentimento se non può essere contraccambiato; ma non posso neanche cedere  una figlia ad un uomo che può annientarla psicologicamente e fisicamente. Utilizzo il verbo cedere, non perché reputo di proprietà un figlio, ma perché non potrei accettare di rimanere inerme di fronte a qualcuno che fa del male ad una persona che amo, alla quale ho dedicato parte della mia vita. Così come non potrei cedere neanche alle scuse di una figlia che difende l’indifendibile, come purtroppo spesso accade. Vuol dire che abbiamo sbagliato qualcosa se non è passato il nostro messaggio che ci si sacrifica per amore del prossimo, ma non si celebra un rito sacrificale del proprio corpo, dei propri desideri, della propria dignità.

Di fronte alla violenza i buoni propositi si vanificano, i progetti spariscono e, ogni giorno, ognuno di noi rischia di perdere qualcosa o qualcuno.

Dire, fare, baciare, lett…ura

Fa freddo, un biscottino, un cioccolatino – non ho neanche la nausea post feste – mi rintano in casa, come mamma orsa in letargo, tanto se continuo con biscottini e cioccolatini, alla sua stazza…della mamma orsa, ci arrivo!

Navigo nel web, nei social, vado a curiosare tra le notizie, leggo, scrivo qualche commento agli amici, clicco un “mi piace” a qualche bella foto, faccio una capatina nei gruppi di lettura che seguo, si fanno bilanci sull’anno appena terminato e molti partecipanti postano elenchi interminabili di libri che hanno letto, alcuni hanno una media di un romanzo ogni due giorni  e io, che amante dei libri sono – cartacei, Kindle e affini non fanno per me – mi scopro a invidiarli, mai riuscirò a star dietro a questi ritmi!

k-libri

Così mi chiedo se sono io una sprecona di tempo o se gli altri hanno trovato o inventato regole per gestire al meglio il proprio tempo, perché  in una giornata tipo, una persona dovrà pur:

dormire, fare pipì e pupù, lavarsi, far colazione, a me poi non negate un caffè che rischio una crisi di astinenza!

Stendere il bucato, rifare il letto, scendere o salire scale, prendere o perdere un mezzo di trasporto oppure rimanere con l’auto imbottigliata nel traffico o ancora rimanere senza benzina, accompagnare i figli a scuola:

Lavorare

pranzare

lavorare

di nuovo traffico, figli, assemblee di classe, palestra, catechismo, spesa, cena…

ahhhhh se ha un cane: deve passeggiare, deve fare anche lui pipì e bisogna raccogliere la pupù, altrimenti succede come in “Non sono profiteroles”.

Ahhhhh controllare i compiti dei bambini.

Ahhhhh telefonare alla mamma/suocera/nonna.

Una doccia, magari fare all’amore…con il  partner,

non mi pronuncio sui partner occasionali, la cosa richiede ancora più tempo e notevole stress e in questo elenco ognuno potrebbe inserirlo/a in un momento diverso della giornata.

non resta che qualcosa alla tv o finalmente un bel libro!

Ach colpo di sonno!

E’ anche vero che alcune cose si possono fare leggendo, scommetto  che state pensando al bagno, al pullman, alla pausa pranzo,

ma è anche vero che dipende dal luogo in cui siamo, con chi siamo, dal lavoro che facciamo.

Diciamo che non sempre credo a questi stacanovisti della lettura quasi in gara tra loro. E’ purtroppo vero che si dedica troppo tempo ai social quindi…vado, sono già in ritardo con la tabella di marcia, come un’atleta mi allenerò per avere un ritmo ben cadenzato…o proverò gli audiolibri 😉

Per te

Ero qui,

davanti al mio foglio bianco,

scrivevo una bozza che mettesse ordine nei pensieri

che volevo trasmettere a Sibilla lontana  e

a chi si fosse trovato a passare qui, su Menti,

quando

cercando qualcosa da ascoltare ho trovato questo brano,

è stato una scoperta per me.

Così la mia bozza l’ho rinviata a domani, anche se è già domani ora.

Ho scritto numerosi messaggi di auguri e tanti ne ho ricevuti e ho provato a fare un bilancio di questo mio anno, ma

alla fine

ho deciso solo di ascoltare e di condividere questa musica che

in un crescendo di emozioni può essere l’augurio per questo 2017 per me, per Sibilla e per te che stai leggendo…

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