Una giornata istruttiva

Di donna in donna

Queste sono state ore piene, stancanti e felici, ce ne fossero più spesso giornate così: di quelle che vai a letto e ti senti soddisfatta e arricchita!

Tra le tante belle cose fatte c’è stato il pranzo da una cara e anziana zia che da sempre fa parte della mia vita. Le voglio bene, nonostante il carattere difficile,  quando la guardo mi sento nuovamente bambina e spensierata, forse perchè lei è la sorella di quella mamma che ormai da tanto tempo non c’è più e che lei, come me, amava tanto. Purtroppo la distanza e gli impegni ci impediscono di vederci spesso, così, dopo quasi due anni finalmente ci siamo ritagliate questo pranzo.Zia è una donna che in gioventù ha potuto dedicarsi alla bella vita, alla cura di se stessa, della casa e dell’unico figlio. Non c’era evento mondano che non la vedesse presente e protagonista, perfettamente truccata e con una chioma rossa sempre fresca di parrucchiere. Rigida nelle idee, vecchio stampo nei principi, a volte altera e un po’ snob, non mancava di essere sempre presente con noi e con la sua dolce e giovane sorella economicamente meno fortunata (anche oggi non ha potuto trattenere qualche commento acido sull’uomo, mio padre, che a suo dire, non ha saputo regalarle più serenità… e denaro).

Poi gli anni sono passati, la salute spesso l’ha tradita ma lei ha sempre combattuto e vinto, un matrimonio conflittuale e difficile non l’ha piegata. Mio cugino si è sposato, sono nati splendidi nipoti, poi si è separato e risposato. E poi lo zio è morto, gli anni hanno continuato a scorrere e alla fine eccoci qua sedute a tavola a parlare di noi.

Non c’è più la zia grintosa ma una bella signora quasi ottantenne che porta addosso tutta la fatica di vivere. I capelli sono sempre freschi di parrucchiere (non credo che mia zia si sia mai lavata i capelli in casa!), le unghie di un bel rosso e la matita agli occhi non manca. Quello che è cambiato è lo spirito: si sente sola. La casa è vuota, i nipoti non hanno più tempo per la cena del mercoledì e così anche questa bella consuetudine è saltata; la vecchia nuora abita al piano di sopra, ma ormai ha la sua vita e la nuova ancora non l’ha digerita. Il figlio si barcamena per mantenere le acque tranquille, ma anche lui non è più un ragazzino e deve fare i conti con i problemi di tutti i giorni.

Certo c’è la pinnacola con le amiche e qualche viaggetto spezza routine e per fortuna c’è Focus sul 56 che fa interessantissimi documentari, ma ci si accorge subito che ormai il mondo è andato avanti e questa vecchia signora torinese ha lasciato che i ricordi la rinchiudessero in una realtà che non c’è più.

Insieme abbiamo riso di come la tecnologia non solo non l’affascini ma le risulti incomprensibile a livello morale. La parola Internet le è sconosciuta, Facebook non l’ha mai sentito nominare, ha provato a leggere “su quella tavoletta” che mio cugino le ha regalato, ma ad un certo punto si è accorta che il libro che stava leggendo non era più quello di prima e allora ha reso la tavoletta a suo figlio dicendogli: “quando leggo mi piace ancora girare la pagina!”.

Mi ha colpito la spiegazione del perchè non mandi e non legga messaggi: “Bambina, io sto in casa tanto e quando stai tutto il giorno da sola hai bisogno di sentire una voce: avrò il diritto di fare una telefonata, di ascoltare un’amica? Perchè mi devo negare questa gioia e sostituire una bella chiacchierata con un messaggino?”.

Che dire? Ha ragione. Ho pensato alle lunghe chiacchierate che io e Marinella abbiamo sempre fatto per telefono… adesso ci chiamiamo raramente. Certo è positivo che i nostri scambi di “lettere”, perchè spesso non possiamo parlare di “messaggini”, abbiano risvegliato il nostro piacere di scrivere e la voglia di riflettere, però è indubbio che non ci telefoniamo più.

Ora risulta più facile scriverci perchè non sempre le ore coincidono e il tempo è tiranno (però prima dell’era di Internet il tempo lo trovavamo), ma oggi mi sono resa conto di quanto la vita possa diventare difficile quando gli anni che passano ti allontanano dai tuoi cari e l’unica compagnia è la voce stereotipata del conduttore di un qualsiasi canale televisivo! Sarà che non sono più una ragazzina, ma ho pensato che forse bisogna pensarci per tempo…

L’ultimo bacio di Carmen Consoli mi fa pensare alla nostalgia e spesso, nel nostro ricordare, tra me e la zia questo sentimento è stato il filo conduttore.

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