Pronti, partenza… viaaa!!!

Ebbene, Natale è passato. Risolto il dilemma dei regali, quello della cena della Vigilia e del pranzo del 25. I parenti più o meno soddisfatti (più o meno influenzati) sono tornati alle loro case e a me resta il compito di ridare una parvenza di ordine ad una casa che sembra sopravvissuta al passaggio degli Unni. Se posso tranquillamente affermare che quando ho i miei figli vicini mi sento “diversamente viva”, altrettanto posso affermare che sono comunque stati giorni impegnativi e stancanti. In ogni caso non ho tempo né per considerazioni filosofiche sul tempo che passa (del tipo: “le mamme imbiancano e i figli crescono”), né per il mal di cuore conseguente al loro ritorno a casa: questa volta tocca a me partire, per cui ho deciso di convogliare tutte le restanti energie e le prorompenti ansie nell’organizzazione della mia vacanza!

In queste pagine cercherò di fare un resoconto del mio viaggio creando un diario di bordo.

-3 giorni: Acquisto valigie. Entrati nel grande magazzino veniamo sommersi da una fila immensa di bagagli di tutti i tipi, dimensioni, colori: ma noi la vogliamo rigida o in tessuto??? Decidiamo per la seconda tipologia, poi le cose si complicano: io le voglio blu lui le vuole rosse; ok per le rosse, ma quella che fa per noi ha solo due ruote, questa è rossa con quattro ruote ma pesa troppo, quella pesa poco ma ha il manico inconsistente, quell’altra è rossa, quattro ruote, pesa poco, manico robusto ma il trolley uguale non c’è. Corriamo su e giù per il reparto cercando di far quadrare tutto… ma noi volevamo solo due valigie!!!

-2 giorni: Le medicine. Guardo allibita la borsata di medicinali: manco andassi in Africa…. Ah già: VADO in Africa!

-1 giorni: Preparare i bagagli. Guardo scettica le due valigie aperte e vuote: figurati se le riempio! Un’ora dopo guardo sconsolata le due valigie: non ci sta tutto. Sapete che per noi donne la scelta di cosa lasciare a casa quando si organizza un bagaglio è drammatica, per di più sono una camperista: lo spazio nel camper non manca… o per lo meno è maggiore di quello che ho a disposizione questa volta. Per di più mio marito insiste nel voler portare le pinne così io dovrò lasciare a casa almeno due paia di scarpe! E quant’è indisponente quando scettico mi fa notare che le scarpe con i tacchi a spillo sono inutili in un villaggio di semplici casette sulla spiaggia!!! Ma che ne sa lui… che ne sa!!!

Giorno 0: si parte. Bene, la casa è sistemata, le piante alloggiate al caldo, il frigo è vuoto, le valigie, con fatica, chiuse…. c’è stata persino la canna da pesca!!! E’ stato facile… in fondo in un villaggio di semplici casette sulla spiaggia non è che lui abbia bisogno di tante scarpe, no??? Un ultimo sguardo a tutti i documenti e ci prepariamo a lasciare il freddo e la malinconia per la fine delle feste e la ripartenza dei figlioli; speriamo vada tutto bene…. speriamo ci sia Internet!

Ah, dimenticavo: vi saluto tutti (e in particolare saluto te Cassandra), augurandovi un buon inizio di un anno che spero sia migliore di quello passato (margini di miglioramento ci sono!) e vi do appuntamento al prossimo aggiornamento.

 

E’ Natale

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E’ Natale ogni volta
che sorridi a un fratello
e gli tendi la mano.
E’ Natale ogni volta
che rimani in silenzio
per ascoltare l’altro.
E’ Natale ogni volta
che non accetti quei principi
che relegano gli oppressi
ai margini della società.
E’ Natale ogni volta
che speri con quelli che disperano
nella povertà fisica e spirituale.
E’ Natale ogni volta
che riconosci con umiltà
i tuoi limiti e la tua debolezza.
E’ Natale ogni volta
che permetti al Signore
di rinascere per donarlo agli altri.

(Madre Teresa di Calcutta)

Pensaci tu!

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Ho letto che l’usanza di scambiarsi doni ha origini molto antiche.

Io un po’ antica lo sono, ricordo che sin da piccola amavo fare piccoli regali utilizzando la paghetta dei nonni, ancora oggi per me il dono dovrebbe rappresentare l’attenzione, la cura, l’affetto che si dedica a qualcuno.

Con il passare degli anni – conto tanti Natali ormai – accuso la fatica della ricerca, ciò che era un piacere, è diventata un’avventura…non sempre divertente. Quest’anno l’avventura mi è costata anche un bel raffreddore, si entra e si esce da questi negozi con il riscaldamento che emana un calore da sauna finlandese, peccato che in questa stagione si è infagottati in piumini e sciarpone. Per non parlare della musica di sottofondo, come si dice? A palla, ogni volta che la ascolto penso alle povere creature che ci lavorano, da mamma penso che i loro timpani siano veramente messi a dura prova, pure i miei!

Nella mia seconda uscita sono andata in un negozio di artigianato etnico, quel tipo di negozio che ti fa entrare in una’altra dimensione, quasi quasi ti sembra di andare a trovare il Dalai Lama, anche qui si ascolta musica in sottofondo, musica che dovrebbe aprire i chakra, peccato che io incontri sempre la signora di turno che ha una dannata fretta e che non vuole aspettare il proprio turno, io no invece, voglio rimanere nel negozio tutto il giorno!

E’ vero che siamo tutti di corsa, ma a volte basterebbe veramente poco e attendere un secondo in più, si eviterebbero inutili e noiose discussioni, non penso che tutti debbano correre ad allattare un bambino a casa, lì potrei anche capire la pressione.

La spedizione più importante è però quella dell’acquisto per i piccoli di famiglia, ma mai chiedere un consiglio ai genitori di questi amati pargoli, perché, tranne che in alcuni casi, essi elencheranno tutta una serie di giocattoli sconosciuti. Dopo aver fatto il giro di affollati centri commerciali, si scoprirà che questi giochi sono decisamente costosi e che non sono poi così belli e dotati di vita propria come appaiono nelle pubblicità televisive. Se poi non si trova quanto suggerito, le voci deluse non saranno quelle dei piccoli, ma quelle dei grandi!

Il piacere della ricerca diventa quindi uno sforzo spesso non ripagato e la tentazione di sottrarsi a questo scambio di strenne diventa sempre più forte.

Babbo Natale pensaci tu, mi farò costruire un camino in casa, perché capisco che è difficile arrivare senza la strada giusta, io poi sono cresciuta con Gesù Bambino che portava i doni nella notte della sua nascita, non si avvaleva ancora della collaborazione di un signore panciuto con tanto di fabbrica…brividi mi ricorda qualcun’altro. Poco importava poi se giocando ci si nascondeva sotto il letto e si scopriva il pacco regalo, voleva dire che era passato in anticipo, Lui sì che poteva e può tutto!

Cuore di mamma…in attesa

Nella vita si esce e si rientra, si parte e si ritorna.

Se penso ad un’immagine mi viene in mente il mare, le onde che si allontanano ma che tornano a infrangersi sulla costa. Una madre è lo scoglio, una spiaggia di sabbia e di sassi, perché quello è il suo ruolo, in attesa perpetua e vigile. I figli sono come l’acqua che si protende verso l’orizzonte, con moto agitato e costante, con il desiderio di approdare in altri luoghi, di miscelarsi e amalgamarsi.

Si ha bisogno di nuove maree, che sommergano e riportino a nuova vita questo mondo che perpetra ingiustizie.

Le creature vanno…devono andare, ma, quando tornano, rigenerano la vita a chi un giorno ne diede un frammento della propria.

Una giornata istruttiva

Queste sono state ore piene, stancanti e felici, ce ne fossero più spesso giornate così: di quelle che vai a letto e ti senti soddisfatta e arricchita!
Tra le tante belle cose fatte c’è stato il pranzo da una cara e anziana zia che da sempre fa parte della mia vita. Le voglio bene, nonostante il carattere difficile,  quando la guardo mi sento nuovamente bambina e spensierata, forse perchè lei è la sorella di quella mamma che ormai da tanto tempo non c’è più e che lei, come me, amava tanto. Purtroppo la distanza e gli impegni ci impediscono di vederci spesso, così, dopo quasi due anni finalmente ci siamo ritagliate questo pranzo.
Zia è una donna che in gioventù ha potuto dedicarsi alla bella vita, alla cura di se stessa, della casa e dell’unico figlio. Non c’era evento mondano che non la vedesse presente e protagonista, perfettamente truccata e con una chioma rossa sempre fresca di parrucchiere. Rigida nelle idee, vecchio stampo nei principi, a volte altera e un po’ snob, non mancava di essere sempre presente con noi e con la sua dolce e giovane sorella economicamente meno fortunata (anche oggi non ha potuto trattenere qualche commento acido sull’uomo, mio padre, che a suo dire, non ha saputo regalarle più serenità… e denaro).
Poi gli anni sono passati, la salute spesso l’ha tradita ma lei ha sempre combattuto e vinto, un matrimonio conflittuale e difficile non l’ha piegata. Mio cugino si è sposato, sono nati splendidi nipoti, poi si è separato e risposato. E poi lo zio è morto, gli anni hanno continuato a scorrere e alla fine eccoci qua sedute a tavola a parlare di noi. Non c’è più la zia grintosa ma una bella signora quasi ottantenne che porta addosso tutta la fatica di vivere. I capelli sono sempre freschi di parrucchiere (non credo che mia zia si sia mai lavata i capelli in casa!), le unghie di un bel rosso e la matita agli occhi non manca. Quello che è cambiato è lo spirito: si sente sola. La casa è vuota, i nipoti non hanno più tempo per la cena del mercoledì e così anche questa bella consuetudine è saltata; la vecchia nuora abita al piano di sopra, ma ormai ha la sua vita e la nuova ancora non l’ha digerita; il figlio si barcamena per mantenere le acque tranquille, ma anche lui non è più un ragazzino e deve fare i conti con i problemi di tutti i giorni. Certo c’è la pinnacola con le amiche e qualche viaggetto spezza routine e per fortuna c’è Focus sul 56 che fa interessantissimi documentari, ma ci si accorge subito che ormai il mondo è andato avanti e questa vecchia signora torinese ha lasciato che i ricordi la rinchiudessero in una realtà che non c’è più. Insieme abbiamo riso di come la tecnologia non solo non l’affascini ma le risulti incomprensibile a livello morale. La parola Internet le è sconosciuta, Facebook non l’ha mai sentito nominare, ha provato a leggere “su quella tavoletta” che mio cugino le ha regalato, ma ad un certo punto si è accorta che il libro che stava leggendo non era più quello di prima e allora ha reso la tavoletta a suo figlio dicendogli: “quando leggo mi piace ancora girare la pagina!”. Ma quello che mi ha colpito è stata la spiegazione del perchè non mandi e non legga messaggi: “Bambina, io sto in casa tanto e quando stai tutto il giorno da sola hai bisogno di sentire una voce: avrò il diritto di fare una telefonata, di ascoltare un’amica? Perchè mi devo negare questa gioia e sostituire una bella chiacchierata con un messaggino?”. Che dire? Ha ragione. Ho pensato alle lunghe chiacchierate che io e Cassandra abbiamo sempre fatto per telefono… adesso ci chiamiamo raramente. Certo è positivo che i nostri scambi di “lettere”, perchè spesso non possiamo parlare di “messaggini”, abbiano risvegliato il nostro piacere di scrivere e la voglia di riflettere, però è indubbio che non ci telefoniamo più. Ora risulta più facile scriverci perchè non sempre le ore coincidono e il tempo è tiranno (però prima dell’era di Internet il tempo lo trovavamo), ma oggi mi sono resa conto di quanto la vita possa diventare difficile quando gli anni che passano ti allontanano dai tuoi cari e l’unica compagnia è la voce stereotipata del conduttore di un qualsiasi canale televisivo! Sarà che non sono più una ragazzina, ma ho pensato che forse bisogna pensarci per tempo…

L’ultimo bacio di Carmen Consoli mi fa pensare alla nostalgia e spesso, nel nostro ricordare, tra me e la zia questo sentimento è stato il filo conduttore.

Grazie…

Siamo ufficialmente – non tutti, diciamo molti –  in modalità… prepariamoci alle feste…si salvi chi può! (Comunque per avere il giusto ritmo, noi l’albero lo abbiamo addobbato e il presepe lo abbiamo sistemato).

Anche quest’anno volge al termine…ma non intendiamo parlare di veglioni o ricette varie, siamo “sommersi” da chef e pasticceri e dalle loro ricette più o meno riproducibili…si salvi chi può 2 (non è detto che non vi propineremo le nostre avventure culinarie semi-serie).

Non è detto che non vi propineremo le nostre riflessioni semi-serie…salvatevi voi finché potete!

In realtà desideriamo dire: GRAZIE!

Grazie a chi, in questi mesi, è passato a dare solo un’occhiata, a chi ci segue, a chi ha lasciato un like o un commento. Sicuramente non saremo niente di speciale, sicuramente c’è chi scrive meglio e più di noi, che commenta con cognizione di causa. Noi stiamo ancora sperimentando e spesso non riusciamo a dedicare il tempo necessario a noi e a chi stiamo seguendo. Quindi sappiate che quando ci è possibile ci guardiamo attorno e vi leggiamo, anche quando manchiamo nei convenevoli che probabilmente sono necessari tra chi scrive su di un blog.

Quindi a presto su questi schermi…e sui vostri…

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