Vero o falso?

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Quando scrivo amo molto usare l’ironia, chi mi conosce lo sa, è un mio tratto caratteristico. A volte però è molto difficile trovare il lato comico in alcuni argomenti, in particolare se ti toccano da vicino. Alcune settimane fa, in una rubrica televisiva, dibattevano sulla necessità o meno di dire sempre la verità in un rapporto di coppia. Chi sosteneva l’assoluta necessità di rettitudine morale, per cui sì alla verità a tutti i costi e chi, meno animato da spirito di sacrificio, pensava che in fondo una bugia a fin di bene, o almeno qualche omissione, aiutino la coppia a districarsi tra le asperità della vita a due. Personalmente protendo più verso la seconda ipotesi, ritengo infatti che ci siano stanze nell’anima delle persone che giustamente si può desiderare di non condividere neppure con la propria anima gemella, che ci siano situazioni che forse è più opportuno tenere per sé che, se errore c’è stato, sia meglio pagare pegno assumendocene l’intero fardello piuttosto che scaricarne una parte (spesso la più grande) al nostro compagno. Condivido l’opinione di chi pensa che dire una sgradita verità spesso serva solo a scaricare la propria coscienza con doppio danno dall’altro.

La parola non detta nella trasmissione, così come ora, ma che spinge per uscire è: tradimento. Quando avevo vent’anni pensavo a questa ipotesi come il peggiore degli eventi ma che mai e poi mai mi avrebbe coinvolta, attivamente o passivamente, ipotesi assolutamente imperdonabile e foriera di terribili vendette. Poi la vita e gli anni sono passati e anche le mie più drastiche affermazioni si sono ammorbidite e ripulite di quell’alone romantico che fa mettere sul piedistallo l’amore, che dev’essere “per sempre”, passionale e possibilmente sofferto . Negli anni ho imparato a guardare alle cose con più pragmatismo anche di fronte ad un eventuale “tradimento”. Eppure ora che questa brutta esperienza tocca da vicino una donna a me cara, non riesco a non provare una certa empatia nei suoi confronti. Capisco l’amarezza di scoprirsi dopo tanti anni di vita condivisa, con le innegabili soddisfazioni ma anche con tanti sacrifici, ingannata nel più classico dei modi: crisi di mezz’età lui, troppo assorbita dalla famiglia (grazie anche al marito) lei. Il solito schema usato ed abusato in questi frangenti di un triangolo che ferisce più per la presa in giro che per amore. Rendersi conto che ciò che più addolora non è la mancanza di amore e di rispetto, ma la superficialità con cui il tutto avviene, come se chi tradisse ritenesse l’altro talmente stupido da non meritare un minimo di attenzione nel gestire il tradimento. L’essere attaccati da chi dovrebbe giustificarsi, che non solo non ammette la colpa ma, ritenendosi gravemente offeso, muove accuse, aspre critiche e recriminazioni… e poi continua a tenere i piedi in due diverse scarpe.
Non ci sono regole, ora lo capisco, ma credo che a nessuno piaccia essere “cornuto e mazziato”: spesso non vogliamo saperla la verità, ma nel caso che si abbia almeno la consolazione di vedere un minimo di costernazione da parte dell’altro… sarà più facile guardarlo di nuovo negli occhi.

La domanda però sorge spontanea: ma se mi fa arrabbiare e non è neppure mio marito: se toccasse a me??? Cassandra!!! Per te sarebbero tempi duri!!!
Sibilla
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Tempi durissimi cara Sibilla.
Così come è vero che non sempre è possibile guardare al lato ironico della vita. Negli “affari di cuore” si rischia di ferire o di ritrovarsi in una situazione nella quale si è poi vittime di allusioni e frecciatine. Nessuno può sentirsi al riparo dal rischio di un tradimento, troppe variabili che usurano: tempo, stress, routine, preoccupazioni. Io poi non credo molto alle coppie che navigano felici in tutto questo, professando l’amore sereno ed eterno. L’amore è una grossa fatica e attraversa fasi cicliche come l’economia!

Ognuno di noi può ritrovarsi ad affrontare il tradimento del proprio compagno o della propria compagna, può capitare di avere un amico fedifrago da coprire o un’amica o un amico da consolare.
Quando si è giovani si è per i tagli netti, dentro o fuori ad un rapporto. Ma con il passare del tempo il senso di responsabilità nei confronti dei figli, gli anni e i progetti condivisi fanno ponderare i consigli e le risposte e ci si scopre più disponibili a proporre soluzioni diplomatiche che prevedono una seconda possibilità.

Sono d’accordo con te che non basta scaricarsi la coscienza, l’atto di scusarsi a volte viene considerato una scappatoia che prelude ad una sorta di frettolosa assoluzione.
Nelle storie di infedeltà ci si identifica sempre con chi viene tradito, perché forse è chi ama di più, ma ogni scelta causa conseguenze sugli altri e ogni scelta comporta delle future rinunce.

In questo periodo sto seguendo la seconda stagione di una serie televisiva “The affair”, che racconta proprio di un tradimento e di come viene vissuto dal punto di vista femminile e maschile. Certo è finzione, in un rapporto reale non dovrebbe mancare, almeno al capolinea della storia, la capacità di essere onesti e corretti, soprattutto quando sono in gioco le responsabilità nei confronti dei figli…ma questa è ancora un’altra storia…
Cassandra

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3 pensieri riguardo “Vero o falso?

  1. quello che scrivete è in parte giusto. Il tradimento è un qualcosa che dà fastidio. Dipende da come viene consumato e rivelato. Se c’è rispetto c’è anche quel senso che la rivelazione del partner ferisce e addolora ma alla fine diventa spiegabile. Se invece lo si scopre in una marea di menzogne, allora no. Non ci siamo.

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