Cuore di mamma…

… ma non sempre!

Caspita! Quando ho visto questa scena, pur in un film che non è certo una pietra miliare della cinematografia, non mi sono più sentita “sola”! Leggo continuamente  post, articoli, ascolto mamme parlare dei propri figli con un fervore, una sicurezza ed un’aurea di perfezione che vien da pensare che quelle siano esemplari di donne in odore di santità.

Va bene può sembrare esagerato (in un mondo in cui c’è chi mette il tutù al proprio cane, credo non ci siano confini invalicabili), ma provate a mischiarvi alle mamme in attesa davanti al cancello di scuola alle 16,30 di un qualunque giorno della settimana.

Avrete il piacere di conoscere le mamme “procuratrici”, quelle che hanno la fortuna  di essere in possesso del cartellino del futuro David Beckham: un figlio bravo con il pallone e ovviamente bello. Sicure del loro ruolo curano la cariera del piccolo calciatore, difendendolo a spada tratta da chiunque osi ostacolarlo e menchemeno criticarlo. E se la palla finisce in rete le lacrime di commozione sono d’obbligo.

Io? Sono la mamma di un exbambino che alla prima partitella è scoppiato in lacrime non capendo da che parte segnare il goal e che alla seconda, nel bel mezzo dell’incontro si è fermato a raccogliere le margherite a bordo campo… inutile dire che la sua carriera calcistica è durata poco. Io seduta sulle gradinate mi chiedevo che cosa ci fosse da urlare tanto, insultare l’allenatore e i vicini di spalti… e mi annoiavo a morte: al sabato pregato per un diluvio universale sperando la partita venisse annullata.

Non che l’altra metà del cielo sia da meno: lo sapevate che l’80% delle bambine sono in lista per entrare nel corpo di ballo del La Scala? Magari la piccola non ha proprio “le fisic du role” ma che importa? Al saggio di fine anno scorreranno fiumi di lacrime, commenti acidi verso le “prime ballerine” e moti di orgoglio davanti all’abito di scena che ho idea che anche Shakira esiterebbe ad infilarsi.

Io? Sono la mamma di un altro exbambino che a otto anni ha deciso di voler imparare a suonare la chitarra e che ho seguito con immenso piacere, aspettando però (con terrore) che un giorno mi dicesse “basta adesso voglio tirar di scherma”, che il giorno del saggio speravo fosse tra i primi ad esibirsi per non dovermi sorbire due ore di piagnistei dei futuri Paganini al violino!

Quando guardo, ascolto, leggo queste mamme mi sento profondamente inadeguata e mi chiedo se un giorno i miei “giovani uomini” mi rinfacceranno di essere stata a volte, almeno psicologicamente, meno presente: di non essere riuscita mai ad identificarmi al 100% in loro, ad avere sempre tenuto uno spazio per me, perchè essere mamma non bastava per sentirmi realizzata. Pur amandoli infinitamente a volte ho sentito il peso e le limitazioni di questo ruolo: avrei voluto più spesso essere “Gabriella” e non “la mamma di”.

E ancora oggi che i miei figli sono cresciuti (approposito, il calcio è stato abbandonato ma la chitarra no) e credo che nonostante (o grazie) questa mamma sono diventati due uomini “in gamba” e hanno lasciato il nido, quando uno di loro mi ha detto: “torno a casa per agosto” io ho pensato “accidenti, niente vacanze in Sardegna!!!”.

 

 

 

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