Non sono profiteroles

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Sono trafelata, cammino con la borsa a tracolla, i sacchetti della spesa – sempre troppo pesanti – l’ombrello perché non si capisce se vale la pena ripararsi o no da queste gocce di pioggia… e all’ultimo minuto sul marciapiede davanti casa, vedo e schivo delle belle montagnole posizionate quasi a regolare distanza l’una dall’altra.

Sono sassi?

Noo

Sono palline che un bambino ha smarrito?

Ma neanche per idea.

Sono profiteroles?

Magari!

Si tratta di: pupù, popò, cacca, cacchina…caccona!

Ora mi odieranno tutti coloro che hanno un cane, l’amato cane, che d’altronde ha il sacrosanto diritto di espletare tutte le sue funzioni corporali.
Non parliamo di pipì, ruscelli di pipì, che formano laghi per dare una visione poetica della cosa.
Molti padroni, chiamiamoli parenti se padroni suona male, spesso amano il loro cane più di un essere umano perché possono comportarsi come meglio credono e vengono comunque ricambiati da sincero e incondizionato amore, mentre un umano ti manda anche a quel paese, si proprio quello lì in cui manderei loro, magari portandosi dietro i sacchetti con gli amati escrementi, perché mai abbandonarli?

Eppure anche io ho avuto in famiglia un cane, che abbiamo molto amato, ma quando si usciva ci si armava di palettina con tanto di sacchettino e si tirava su quanto veniva espulso, si faceva attenzione a tenere il cane sul lato esterno del marciapiede, onde evitare di innaffiare portoni e negozi. Ci vuole molto sforzo? Evitare che la gente ci finisca sopra per sbaglio, che il tutto non si attacchi alle ruote di un passeggino è così difficile?
In genere non si impone agli altri di pulire la propria casa, di lavare i proprio bucato, di lavare la propria auto. Forse sono poi proprio quelli che mentre lavano i vetri dell’amata berlina, imprecano contro i colombi e i teneri uccellini a causa della loro cacchina.
Troviamo una soluzione, che facciano defecare il loro cane sotto il loro balcone, all’entrata del loro portone, sulle ruote della loro auto, così forse comprenderanno se questo loro amore è così smisurato…e tollerante!

Cara Cassandra,
come ti capisco!!! Ricordi anche tu il mio amato cagnetto dalle gambe storte che tanto affetto ci ha dato, a volte anche immeritatamente? Non c’è più da tanto tempo e mi manca ancora eppure, se mi guardo attorno, non posso non restare basita da questo strano rapporto tra umano e cane. Come te penso che sia troppo comodo volere un animale ma imporre il lato sgradevole di questo rapporto anche a chi non ne sente la necessità. Ricordo che quando i miei cuccioli bipedi protestavano di voler fare la pipì fuori dalle mura di casa, scattava la frenetica ricerca di un luogo appartato, possibilmente verde, ehehe a volte un tombino, per far fare il bisognino al bambino di turno… il tutto con un qual certo senso di colpa e un po’ di vergogna. Oggi assisto all’indifferenza con cui “tutti” i “genitori” di cani (sempre più spesso sento dire “Bruno vieni da mamma” al bassotto di turno) lasciano che il piccolo annaffi il muro esterno di casa mia: ok è esterno e sulla strada, ma in caso di ristrutturazione pago io non la collettività!! Qualche anno fa questo problema non era così evidente perché ancora il fenomeno non era così esteso, ma quando passeggio per il centro storico del mio paese, con il bel pavé della mia via, non è piacevole sviare le colate che ormai hanno segnato la pietra e il tanfo in certe giornate. Ma ancora di più mi destabilizza guardare nugoli di comari raccolte intorno ai loro “pargoli” emettere gridolini di piacere, parlar loro con vocine leziose e dispensare frasi d’amore e ammirazione che un paio di decenni fa si elargivano davanti al passeggino dell’ultimo nato nella famiglia… e non era peloso! E ancora oggi, anche se con 40 gradi all’ombra, si costringono i neonati a sopportare quel fastidioso pannolino plastificato, perchè non sporchino le amate lenzuolina, ma nello stesso tempo via libera a cani e gatti. Ho deciso che quando diventerò nonna porterò mio nipote ad innaffiare il muro di quella tipa che tutte le mattine lascia che il suo alano scarichi tutta la vescica sul muro del cartolaio sotto casa mia! E se qualcuno dovesse reclamare risponderò come mi ha risposto una conoscente: “… ma il mio è piccolo!”
Sibilla
NB: ovviamente tutti i genitori di cani risponderanno “non siamo noi, sono i soliti maleducati”, ma io SO che tutti, almeno una volta, si sono voltati dall’altra parte e nella quantità….
PS:… io adoravo i Profiteroles!

Di domenica mattina

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Una domenica mattina autunnale.

La domenica mattina ha sempre un’atmosfera particolare.

Le case sono più silenziose, così come le strade di una qualsiasi città.

E’ un silenzio diverso, le porte vengono chiuse lentamente, i passi sono più leggeri. Si sente qualche voce, un sommesso saluto arriva. Ma non ci sono più i rumori della notte, i ragazzi ormai dormono pieni della loro musica, di birra e tanto rumore.

Il tuo caffè ha un sapore diverso, puoi non guardare la televisione, puoi sfuggire ai titoli catastrofici dei quotidiani, ai commenti delle notizie sportive, alla tazza di caffè che hai appena rovesciato, al cellulare che hai dimenticato di mettere in carica. Puoi dimenticarti di guardare nervosamente l’orologio, puoi non arrabbiarti per il bagno occupato.

Puoi rimanere in bilico tra il giorno e la notte che hai lasciato, durante la quale hai dormito o forse hai vissuto.

Mentre gli altri dormono ancora, senti il leggero ticchettio dell’orologio mischiato a quello delle gocce di pioggia, perché ora piove, tra il suono dei messaggi che puoi ancora non leggere, la macchia di caffè sul pavimento, la televisione spenta e il bagno libero.

Puoi stare lì, indecisa sul da farsi, come l’ultimo romanzo accanto a te.

In bilico tra la serenità di un pigro risveglio festivo e la necessità di mettere in atto dei movimenti per iniziare la giornata, dovrai pure fare una doccia, vestirti, preparare qualcosa da mangiare, uscire.

Non sai se annoiarti, angustiarti per il tempo che hai sprecato oppure gioire per quello che non hai ancora vissuto.

Di domenica puoi mettere il piede in due staffe, tra il sabato e il lunedì, tra giorni di attività frenetica e il vuoto da riempire con l’azione o l’inerzia.

Godendo di tutto questo.

Quasi fregandotene di tutto e di tutti.

Ora hai già scritto troppo, posa la penna, il foglio, spegni il computer, prepara un altro caffè.

Intanto ascoltavi i Queen

Madonna avrà male alle ginocchia?

clessidraScusate, secondo voi Madonna non avrà male alle ginocchia? Non avvertirà gli acciacchi dell’età?

In autunno io scricchiolo, cigolo, se mi piego, fatico ad alzarmi, e si che mi muovo tutto il giorno, mi sono anche iscritta ad un corso di ballo e zompetto qua e là quando se ne presenta l’occasione. Dicono che il moto faccia bene…forse avrei più bisogno di una moto per spostarmi quando cammino velocemente. Sono sempre stata una fautrice del mezzo “tacchi e suole”,  ma ora che in questa stagione ho dovuto rinunciare alle mie infradito, mi ritrovo a imprecare contro qualsiasi tipo di scarpe.

Ammiro chi corre.

Ammiro di cammina sui tacchi 15…e forse ci corre anche…ancheggiando.

Ammiro i corpi scolpiti delle signore che come me hanno abbandonato definitivamente gli “enti/enta” e ormai negli “anta” tra fit boxe e spinning mi ricordano la Jane Fonda ai tempi dell’aerobica. E’ peggio di un lavoro!

Ammiro le donne che si curano, anche io lo faccio, cerco di mangiare sano…con molti strappi al sapor di cioccolato, ma non si può vivere solo di rinunce! Non sono stata quella da crema antirughe dai venticinque anni in su, ma ho nonna, mamma, zie belle e giovanili e confido che il DNA faccia il suo lavoro e mi preservi un po’ di apparente giovinezza ancora per un po’ di anni.

Sì apparente perché tutto questo tirarsi qua e là, bisturi, silicone, botox a me fa veramente paura.

Tutto questo lavorare sull’esteriorità, ci aiuterà poi ad accettare i cambiamenti che, nostro malgrado,  il corso degli anni apporterà su di noi? I cambiamenti ci sono e secondo me sono positivi, le esperienza e la maturità psicologica ci aiutano a comprenderci, a ponderare meglio le nostre decisioni, a scegliere ciò che è meglio per noi.

Invece scimmiottare le ventenni  non è più frustrante? Anche perché non è che la differenza non si veda, non possiamo vivere di nuovo i vent’anni che non abbiamo più e rischiamo di essere patetiche e anche  di ritrovarci  un viso deturpato, dai tratti leonini, pronte per recitare a teatro il musical “Il Re Leone”.

Io non ho proprio voglia di invecchiare, ma dato che la natura deve fare il suo corso, i prossimi anni non vorrei sprecarli dietro illusioni estetiche, credo che stare bene voglia dire accettarsi e naturalmente godere delle buone e belle cose, delle buone e belle persone, ma belle per davvero.

Tanto tira di qua e tira di là, dentro si invecchia comunque, il tempo consuma, fortunatamente lentamente,  io dovrò andare in farmacia ad acquistare un antinfiammatorio,  Madonna forse no, che abbia qualche santo in Paradiso?

Cuore di mamma…. ma non sempre!

Caspita! Quando ho visto questa scena, pur in un film che non è certo una pietra miliare della cinematografia, non mi sono più sentita “sola”! Leggo continuamente  post, articoli, ascolto mamme parlare dei propri figli con un fervore, una sicurezza ed un’aurea di perfezione che vien da pensare che quelle siano esemplari di donne in odore di santità.

Va bene può sembrare esagerato (ma in un mondo in cui c’è chi mette il tutù al proprio cane, credo non ci siano confini invalicabili), ma provate a mischiarvi alle mamme in attesa davanti al cancello di scuola alle 16,30 di un qualunque giorno della settimana. Avrete il piacere di conoscere le mamme “procuratrici”, quelle che hanno la fortuna  di essere in possesso del cartellino del futuro David Beckham: un figlio bravo con il pallone e ovviamente bello. Sicure del loro ruolo curano la cariera del piccolo calciatore, difendendolo a spada tratta da chiunque osi ostacolarlo e menchemeno criticarlo. E se la palla finisce in rete le lacrime di commozione sono d’obbligo. Io? Sono la mamma di un exbambino che alla prima partitella è scoppiato in lacrime non capendo da che parte segnare il goal e che alla seconda, nel bel mezzo dell’incontro si è fermato a raccogliere le margherite a bordo campo… inutile dire che la sua carriera calcistica è durata poco. Io seduta sulle gradinate mi chiedevo che cosa ci fosse da urlare tanto, insultare l’allenatore e i vicini di spalti… e mi annoiavo a morte: al sabato pregato per un diluvio universale sperando la partita venisse annullata.
Non che l’altra metà del cielo sia da meno: lo sapevate che l’80% delle bambine sono in lista per entrare nel corpo di ballo del La Scala? Magari la piccola non ha proprio “le fisic du role” ma che importa? Al saggio di fine anno scorreranno fiumi di lacrime, commenti acidi verso le “prime ballerine” e moti di orgoglio davanti all’abito di scena che ho idea che anche Shakira esiterebbe ad infilarsi. Io? Sono la mamma di un altro exbambino che a otto anni ha deciso di voler imparare a suonare la chitarra e che ho seguito con immenso piacere, aspettando però (con terrore) che un giorno mi dicesse “basta adesso voglio tirar di scherma”, che il giorno del saggio speravo fosse tra i primi ad esibirsi per non dovermi sorbire due ore di piagnistei dei futuri Paganini al violino!

Quando guardo, ascolto, leggo queste mamme mi sento profondamente inadeguata e mi chiedo se un giorno i miei “giovani uomini” mi rinfacceranno di essere stata a volte, almeno psicologicamente, meno presente: di non essere riuscita mai ad identificarmi al 100% in loro, ad avere sempre tenuto uno spazio per me, perchè essere mamma non bastava per sentirmi realizzata. Pur amandoli infinitamente a volte ho sentito il peso e le limitazioni di questo ruolo: avrei voluto più spesso essere “Sibilla” e non “la mamma di”. E ancora oggi che i miei figli sono cresciuti (approposito, il calcio è stato abbandonato ma la chitarra no) e credo che nonostante (o grazie) questa mamma sono diventati due uomini “in gamba” e hanno lasciato il nido, quando uno di loro mi ha detto: “torno a casa per agosto” io ho pensato “accidenti, niente vacanze in Sardegna!!!”.

 

 

 

L’aldiquà

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La fortuna è cieca!

Ma la sfiga ci vede benissimo!

Esiste la sfortuna? Tutti ce lo domandiamo quando dopo il primo caffè della mattina ascoltiamo la prima rassegna stampa della giornata. Non sono in grado di dare una risposta che abbia un senso definito. Potrebbe essere il risultato delle nostre azioni sbagliate o delle azioni compiute da altri che si riversano negativamente su di noi.

Spesso dobbiamo fronteggiare situazioni difficili, preoccupazioni, talvolta perché ci ritroviamo coinvolti nostro malgrado, nonostante pensiamo di avere fatto la scelta giusta.

A volte si dice anche “mal comune, mezzo gaudio”, perché riconoscerci negli altri, in coloro che hanno i medesimi problemi, ci rende meno pesante il fardello. Guardarci intorno ci fa ridimensionare le avversità della nostra vita.

Noi siamo aldiquà di certi problemi del nostro paese, non mancano gli esempi: il terremoto, l’incremento dei tumori infantili in una regione come la Campania a causa della cattiva gestione dei rifiuti, l’aumento dell’infertilità di coppia nella città di Taranto, probabilmente provocato dall’inquinamento prodotto dal complesso siderurgico.

Qualsiasi fertility day non risolverebbe proprio nulla!

Ma il problema non è schierarsi politicamente e fisicamente di qua e di là, per me il concetto di proprietà assoluta su quello che è terra, mare, cielo, non ha più il senso che aveva quando andavo a scuola e nell’ora di geografia cercavo di memorizzare i confini delle regioni e delle nazioni.

Siamo aldiquà del mondo, quello che nonostante tutto è ancora quello “fortunato”, dove non si deve scappare dalle macerie della guerra. Qualcuno penserà che sto dimenticando le macerie dell’ultimo terremoto, ma non è così.

Allora penso che l’aldiquà e l’al di là del mondo non si definiscano con i confini geografici, ma nel modo di essere, nelle scelte buone o cattive che compiamo come esseri umani.

Devo ritenermi fortunata per essere qui a scrivere le mie riflessioni con un tetto sulla testa e la spesa nel frigorifero.

Qui ci devono stare anche coloro che il caso ha fatto nascere dove sopravvive solo chi convive nel dolore con dolore, chi vuole vivere in pace e lavorare onestamente  Al di là di questi confini ci sono solo i delinquenti, coloro che vivono senza etica e morale, che depredano risorse, che anche se non hanno mai sparato, hanno armato mani, hanno sotterrato l’onestà per far crescere solo potere e denaro.

Se c’è un Dio, spero ci sia un Inferno, se non ci sarà nulla, non c’è cosa peggiore dell’oblio, dell’essere odiati su questa terra e dimenticati nel cielo e nel tempo.

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