Una questione di numeri

146 amici, 587, 1560, sempre di più! Caspita!

Io non ho tutti questi amici su Facebook, né followers su Instagram o Twitter e chissà quale altro social.

Ma ho le mie amiche!

Non credo ai numeri, la storia dei miei voti di matematica in pagella purtroppo lo conferma, credo al valore che possiamo dare a questi numeri.

Desidero continuare ad avere fiducia nei mezzi che possono aiutare a connetterci, ma come già mi sono espressa, ho l’impressione che quello che era un tramite, sia ormai diventato un limite, un meccanismo del quale abbiamo perso il controllo.

Sono reali amicizie quelle che manteniamo a distanza? Perché chi neanche ci conosce chiede la nostra “amicizia”? Perché poi oltre a condividere pensieri, articoli, immagini, vengono condivisi video violenti, denigratori……per ridere? Ma per ridere di chi? Non solo di chi non conosciamo, ma appunto anche dei cosiddetti amici.

La cronaca di questi giorni ha nuovamente mostrato il lato nascosto, terribile dei social, che ovviamente non sono animati di vita propria, ma danno vita ad una serie di situazioni incontrollabili.

La distanza quindi ci fa perdere la percezione dei sentimenti che dovrebbero nascere ed essere coltivati tra coloro che si ritengono affini, solidali.

Io ho pochi amici, le mie amiche, speciali, le conto sulle dita di una mano.

Che grande valore hanno per me questi numeri così bassi, alla fine c’è sempre una “selezione naturale”, il tempo, i luoghi, gli eventi, ci avvicinano o ci allontanano dalle persone. Cambiamo noi, cambiano gli altri. Gli amici resistono.

Ho fatto la scoperta dell’acqua calda vero?

Eppure spesso ho l’impressione che quello che dovrebbe essere ovvio, che dovrebbe essere parte di noi, sia stato accantonato, se non dimenticato. Ci stiamo dimenticando la grande responsabilità che abbiamo nei confronti degli altri, dei nostri figli quando diamo loro uno smartphone. Sovente non abbiamo neanche idea di quanti e soprattutto di quali gruppi facciano parte su whatsapp o se hanno un canale su youtube nel quale postano i loro filmati.

Ci manca il controllo, pare una brutta parola, ma se non siamo in grado di controllare noi stessi, di valutare quello che scriviamo nei social e il modo in cui lo facciamo, come possiamo insegnare ai bambini, ai ragazzi, il senso della misura, della correttezza, la solita scelta che l’uomo dovrebbe fare da quando è comparso su questa terra. La scelta tra il bene e il male.

Intanto ascoltavo questa canzone…

 

 

4 pensieri riguardo “Una questione di numeri

  1. TASTOFOLLIA

    di Fausto Corsetti

    Carta profumata, bigliettini con disegni, frasi che davano spazio ai sentimenti. Oggi, invece, le emozioni passano attraverso i tasti, poco cambia se del cellulare o del computer.
    Dalle lettere che coprivano lunghe distanze impiegando giorni e giorni per giungere a destinazione, alle e-mail che ci arrivano qualche attimo dopo l’invio, alle chat o agli sms tramite i quali ci si può scrivere avendo una risposta nel tempo necessario per scriverla.
    Anno dopo anno si son fatti meno auguri a voce e per telefono e anche per e-mail; e tantissimi via social network, magari “urbi et orbi”. Ci sono stati meno incontri anche brevi per salutarsi. In compenso, nei momenti in cui si riusciva a tirare il fiato, si andava online. Per scambiare due chiacchiere con qualcuno che non fosse un cognato; per fare battute sugli ultimi strani eventi italiani; per rincuorare tutti, a metà pomeriggio del 25 dicembre, con dei “forza e coraggio” a sindrome influenzale galoppante. Poi magari ci si è visti con gli amici. I soliti. Non quelli, magari centinaia, che abbiamo su Facebook. E che stanno portando la parte “più evoluta” del pianeta, insomma i milioni e milioni di Facebook, quelli di Twitter e gli altri, a ridefinire il concetto di amicizia. Non più legame affettivo e leale tra affini che fa condividere la vita e (nella letteratura classica) la morte. Assai più spesso, un contatto collettivo. Non più una frequentazione continua fatte di serate, discussioni, reciproche consolazioni. Casomai, un dialogo virtuale fatto di battute tra individui che quando va bene hanno incrociato i propri sguardi due volte…
    Tempi di “social networking”: l’amicizia si sta evolvendo, da relazione a sensazione. Da qualcosa che le persone condividono a qualcosa che ognuno di noi abbraccia per conto proprio. E non è poi raro che, dopo certi pomeriggi domenicali passati a chattare, ci si senta non appagati, guarda caso, lievemente angosciati e col mal di testa.
    In tanta pantagruelica abbuffata di parole la comunicazione e il modo di scrivere sono lentamente e inesorabilmente cambiati.
    Ci siamo tutti impoveriti nel linguaggio. Un buon discorso fatto fra due o più persone, nel passare da vocale a scritto, ha perso tutto il fascino di una tranquilla chiacchierata tra amici: non ci si guarda più in faccia per dirsi qualcosa ma si rimane incollati a schermi e schermucci a “pestare” o “lisciare” una tastiera, aspettando una risposta dall’altro.
    Guardarsi negli occhi mentre ci si parla è importante perché lo sguardo rispetto alle parole esprime meglio i concetti, i sentimenti, gli stati d’animo. E’ troppo comodo mascherarsi dietro uno schermo ed esprimere ciò che si pensa piuttosto che affrontare la conversazione a viso aperto.
    E’ innegabile d’altro canto che questo sia uno strumento comodo e veloce per comunicare e trasmettersi informazioni o materiale, ma – come tutte le cose – anche questo deve essere adoperato nel giusto modo perché risulti veramente utile e non diventi un alibi, un paravento dietro cui nascondersi per paura di affrontare l’interlocutore faccia a faccia.
    Da tutta la tecnologia che ci “avvolge” e continuerà ad avvolgerci non trarre beneficio sarebbe forse poco intelligente, l’importante è usarla con raziocinio e quando realmente serve, e non per pigrizia o altro; ci deve aiutare a semplificare le cose non a renderci più pigri; avari persino nella possibilità di scambiarsi uno sguardo.
    Anche una mano che accarezza, se non è accompagnata da uno sguardo che sostiene e che avvolge, non è efficace e convincente. Sono infinite le parole che possiamo scrivere o pronunciare , ma solo poche quelle che restano, che riescono ad abitare le stanze interiori del cuore.

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  2. Sì, effettivamente chattare velocemente non fa per me.
    Infatti, da tempo, seguendo premurosi consigli, ho la possibilità di offrire emozioni e sentimenti sul blog:

    http://www.legirasole.it/

    E’ un blog non autoreferenziale, diversamente da tanti, ma decisamente “al servizio”…

    Con i più cari saluti.

    Fausto

    Piace a 1 persona

    1. Avevo “scoperto” che pubblichi su le girasole. Verrò nuovamente a visitare il blog. Apprezzo quanto scrivi e che comunque tu abbia scelto di “parlare” anche qui nei commenti e non soltanto attraverso i tuoi brani

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