Cuore di mamma… italiano o stressato?

Lasciare andare un figlio

Probabilmente, gli altri, quelli di qualsiasi paese che non sia l’Italia, hanno ragione: la mamma italiana è diversa.

Personalmente non ci credo, forse esterniamo diversamente il nostro amore, ma resta il fatto che essere madri è più spesso uno stress che una gioia. Come quell’esserino comincia a prendere forma dentro di te, cominciano i guai: scatta un meccanismo incontrollabile che ti porta a vivere in uno stato di perenne ansia, anche se non te ne rendi conto. Non pensiate che io stia attraversando un periodo difficile, combattuto con uno dei miei figli: in realtà mi ritengo una madre fortunata ma… c’è sempre un ma.
Ieri, passando davanti alla stazione dei bus che portano all’aeroporto di Milano, ho ricordato una partenza di alcuni anni fa: mio figlio si trasferiva a vivere, per un tempo non chiaramente definito, in Cile. Cile che per noi rappresentava ancora una terra contesa tra i conquistadores spangoli e la dittatura militare dello scorso secolo!! Lo so, state ridendo, ma il Cile è l’ultimo paese in cui immagineresti di vedere tuo figlio! Ma tant’è, lui aveva deciso così e noi a far finta di adeguarci.

Passando davanti alla stazione, mi sono rivista lì a salutarlo quasi con superficialità per la vergogna che vedesse le lacrime che spingevano per uscire: lui era così eccitato! Una nuova conquista, la prima da condividere con una donna che non ero io. Credetemi, non sono mai stata gelosa di lei (be’ a parte quella volta che ho “dovuto” lasciare  il mio ragazzo ammalato alle sue cure  perchè non mi competeva più…), ma affidare una parte così importante delle tua vita ad un’altra che non sei tu e per di più dall’altra parte del mondo, se da una parte è consolatorio, dall’altra è traumatico.

Vi chiederete perchè rinvangare qualcosa che ormai appartiene al passato, ma guardando quei pulmann all’improvviso, per la prima volta, ho capito quanto quel momento sia stato straziante e quanto io lo abbia negato. Un dolore che si è ripetuto e continua a ripetersi ogni volta che uno dei miei figli riparte: e si anche l’altro se n’è andato!

Certo non sono così lontani, Londra è un po’ più casa, ma è sempre una piccola crepa che si aggiunge ad un muro ormai da restaurare. Quando tornano molti mi chiedono quanto io sia felice: io non ho il coraggio di dire che, se da una parte sono ovviamente felice, dall’altra, una parte di me non vorrebbe che loro tornassero per non dover, un’altra volta, affrontare il distacco che, inevitabilmente, dopo qualche giorno arriva. Perchè riprendersi, dopo, è nuovamente una fatica.

Se a questo aggiungiamo il pensiero continuo, l’ansia per questo o quel motivo, la speranza che abbiano risolto questo o quel problema, che siano felici, che abbiano trovato un loro posto nel mondo… a volte mi toglie il sonno e a volte mi fa posticipare la telefonata per paura che qualcosa di nuovo venga a pesarmi sullo stomaco.

Io so che questo è il destino di ogni madre, italiana o meno, che tutte noi, anche nei momenti di assoluta serenità, magari mentre proviamo un passo di danza, chiacchieriamo di scarpe e vestiti, abbiamo, in un angolo remoto del nostro io, una vocina che si chiede: starà bene? Sarà felice? E questa voce è difficile zittirla.

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