Cuore di mamma…om om om

cuore1“Ogni scarafone è bell’ a mamma soja”. Ovvero: per una mamma il proprio figlio è sempre bello, intelligente, perfetto. Io non sono da meno, quante volte ho guardato all’esserino procreato dicendomi che veramente la vita è un miracolo, anche se la scienza ha le sue risposte, a me piace pensare che un figlio ha in sé tutto il significato e la bellezza della vita in questo mondo. Quindi trascorrono gli anni: amore, cuore, il primo sorriso, le coliche, le prime parole, mamma, pappa, papà? Boh! Ti massacri il seno nell’allattamento, cucini litri di brodo vegetale, gattoni con loro, accumuli quintali di pannolini, li accompagni a scuola, assisti a tutte le feste di inizio, durante, fine anno, mostre, concerti, ti ingegni a cucire improbabili costumi per il saggio di danza litigando con ago e filo, non dormi per la febbre, ti lasci che ti vomitino addosso, che ti piangano addosso perché ce l’hanno col mondo…o è il mondo che ce l’ha con loro, non mi ricordo più! E tu corri, abbracci, baci, non dormi, piangi, un po’ ti incazzi…e quando finalmente iniziano la loro adolescenza…ti giudicano. Non hanno dubbi, donano le loro perle di saggezza, perché poi certe soluzioni sono veramente lì, a portata di mano, ma com’è che non ci ho mai pensato? Dovrei fare una telefonata a Ban Ki-moon, vuoi che non abbiano anche qualche consiglio da dispensare alle Nazioni Unite? I nostri figli hanno tutti da fare, hanno tutti grandi cose da fare e delegano la risoluzione di problemi di ordine pratico, poiché  per loro è proprio una perdita di tempo. Vorrei capire perché si ritenga sia motivo di crisi nei giovani il modo di essere delle mamme moderne, che sono più giovanili, più impegnate nel lavoro, in varie attività, quando poi ci si ritrova ad aver sbagliato anche se si è scelto di mettere i propri figli al primo posto. Allora si è considerate soffocanti, invadenti e poi, questa mania di voler più collaborazione! Fare la mamma non è proprio un mestiere da protagoniste, bisogna lavorare nelle retrovie, fare toccata e fuga, indirizzare, ma non forzare, ascoltare, ma dosare le domande, esserci… ma non troppo. Se poi si decide che si vuol essere un pochino meno presenti, perché il tempo corre e si arriva ad un punto della propria vita che bisogna reclamarne un po’ per sé, anche per qualcosa che a loro può non interessare, bisogna fare attenzione, quasi temessero di essere messi in ridicolo da qualche imbarazzante comportamento. A noi mamme cosa conviene fare? Prendercela un po’, riderci su, ci tocca, forse abbiamo fatto così anche noi, meditare alla ricerca della via di mezzo e dopo una serie di OM OM OM…ricordare loro che hanno ancora il latte che cola dalla bocca! Consiglio di dirlo in tono deciso, i vecchi metodi funzionano ancora, d’altronde il mestiere di mamma non è antico come il mondo?

Cuore di mamma… italiano o stressato?

crepacuore 329x439Probabilmente, gli altri, quelli di qualsiasi paese che non sia l’Italia, hanno ragione: la mamma italiana è diversa. Personalmente non ci credo, forse esterniamo diversamente il nostro amore, ma resta il fatto che essere madri è più spesso uno stress che una gioia. Come quell’esserino comincia a prendere forma dentro di te, cominciano i guai: scatta un meccanismo incontrollabile che ti porta a vivere in uno stato di perenne ansia, anche se non te ne rendi conto. Non pensiate che io stia attraversando un periodo difficile, combattuto con uno dei miei figli: in realtà mi ritengo una madre fortunata ma… c’è sempre un ma.
Ieri, passando davanti alla stazione dei bus che portano all’aeroporto di Milano, ho ricordato una partenza di alcuni anni fa: mio figlio si trasferiva a vivere, per un tempo non chiaramente definito, in Cile. Cile che per noi rappresentava ancora una terra contesa tra i conquistadores spangoli e la dittatura militare dello scorso secolo!! Lo so, state ridendo, ma il Cile è l’ultimo paese in cui immagineresti di vedere tuo figlio! Ma tant’è, lui aveva deciso così e noi a far finta di adeguarci.
Passando davanti alla stazione, mi rivedo lì a salutarlo quasi con superficialità per la vergogna che vedesse le lacrime che spingevano per uscire: lui era così eccitato! Una nuova conquista, la prima da condividere con una donna che non ero io. Credetemi, non sono mai stata gelosa di lei (be’ a parte quella volta che ho “dovuto” lasciare  il mio ragazzo ammalato alle cure di lei perchè non mi competeva più…), ma affidare una parte così importante delle tua vita ad un’altra che non sei tu e per di più dall’altra parte del mondo, se da una parte è consolatorio, dall’altra è traumatico.
Vi chiederete perchè rinvangare qualcosa che ormai appartiene al passato, ma guardando quei pulmann all’improvviso, per la prima volta, ho capito quanto quel momento sia stato straziante e quanto io lo abbia negato. Un dolore che si è ripetuto e continua a ripetersi ogni volta che uno dei miei figli riparte: e si anche l’altro se n’è andato! Certo non sono così lontani, Londra è un po’ più casa, ma è sempre una piccola crepa che si aggiunge ad un muro ormai da restaurare. Quando tornano molti mi chiedono quanto io sia felice: io non ho il coraggio di dire che, se da una parte sono ovviamente felice, dall’altra, una parte di me non vorrebbe che loro tornassero per non dover, un’altra volta, affrontare il distacco che, inevitabilmente, dopo qualche giorno arriva. Perchè riprendersi, dopo, è nuovamente una fatica.
Se a questo aggiungiamo il pensiero continuo, l’ansia per questo o quel motivo, la speranza che abbiano risolto questo o quel problema, che siano felici, che abbiano trovato un loro posto nel mondo… a volte mi toglie il sonno e a volte mi fa posticipare la telefonata per paura che qualcosa di nuovo venga a pesarmi sullo stomaco.
Io so che questo è il destino di ogni madre, italiana o meno, che tutte noi, anche nei momenti di assoluta serenità, magari mentre proviamo un passo di danza, chiacchieriamo di scarpe e vestiti, abbiamo, in un angolo remoto del nostro io, una vocina che si chiede: starà bene? Sarà felice? E questa voce è difficile zittirla.

Blog su WordPress.com.

Su ↑