Verdura amara

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Menti vagabonde è nato dal desiderio di condividere e scambiare pensieri semi seri, senza che nessuna di noi due si prendesse troppo sul serio o facesse cadere dall’alto giudizi o condanne. L’intento è sempre stato quello di voler guardare al lato ironico della vita ma…si fa fatica, o meglio, io mi rendo conto di essere in difficoltà, il meccanismo dell’ironia si è inceppato, quasi arrugginito. Non è possibile aspettare tempi migliori per sorridere di noi e degli altri, perché viviamo tempi difficili, per molti aspetti tragici, così è il mondo, così era e probabilmente, a meno che non arrivi il diluvio universale, così rimarrà. Quale potrebbe poi essere il cambiamento? La pace nel mondo, il lavoro e la casa per tutti? O semplicemente il rispetto dell’essere vivente, animale o umano che sia? Perché il rispetto sarebbe il seme che darebbe il via a tutto il resto. Questa mattina, mentre ero su di un mezzo pubblico della mia città, ho ascoltato involontariamente un soffocato battibecco tra due coniugi di una certa età, rientravano dalla spesa al mercato e la signora faceva notare al marito che avrebbe dovuto moderare parole e toni nei suoi confronti, credo la questione fosse un certo tipo di verdura da acquistare. Direte, e che c’entra con quanto scritto prima? C’entra, perché questa mattina mi era anche andato di traverso il caffè mentre ascoltavo le notizie del telegiornale, veniva raccontato l’ennesimo caso di femminicidio: una ragazza assassina e bruciata dal suo ex fidanzato. Ho pensato, quanti uomini per il solo fatto di essere maschi e quindi padri, fratelli, fidanzati, mariti, si sentono proprietari di una donna? Molti infatti ritengono di poter decidere sul loro futuro e, se rifiutati, picchiano, stuprano, uccidono. Le cause non sono da ricercare soltanto nella posizione geografica, nella mancanza di cultura, nel ceto sociale, nel tipo di religione, la cronaca ci ha presentato situazioni e persone diverse, ma con lo stesso modus operandi. Quanti uomini, ancora oggi, si sentono autorizzati a controllare, gestire, perché vengono educati da genitori che pieni di orgoglio li fanno sentire speciali in quanto maschi. Che non mi parlino della frustrazione degli uomini, del loro sentirsi in difficoltà di fronte alle giovani donne di oggi che sono meno accondiscendenti delle loro madri o delle loro nonne. Qui bisogna seriamente pensare che occorre rivedere il modo di educare i propri figli, lo Stato e la scuola dovrebbero rivedere programmi e interventi. Bisogna spiegare fermamente alle giovani donne che la passione non è possessione, che al minimo accenno di violenza debbono scappare, l’amore non si coniuga con dolore. Oggi sono arrabbiata per il senso di impotenza che queste notizie lasciano dentro. Questa sera spero che quella signora prepari per cena al marito quello che desiderava lei, magari una bella verdura amara…

Non volevo la festa!

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Mi piace la foto… ma mi chiamo “Sibilla”. Non so perchè mi piaccia il rosa, non sono zuccherosa e non sono neppure così “carina”. Si in effetti il rosa è il colore di chi è, oltre che femmina o femminile, gentile, rassicurante, stucchevole, insomma: anonimo. Tutto questo non centra molto con il mio compleanno, ma questi sono i giorni delle riflessioni e questa mi è nata spontanea. In fondo, a ben pensarci, un po’ “rosa” lo sono. Appartengo a quella categoria di persone che fatica a dire “no”, anzi, si sente in colpa a dire “no!”, persino al proprio compleanno. Allora capita che io decida di non festeggiare, non perchè gli  anni mi pesino, semplicemente perchè non mi interessa: preferisco condividere il momento con chi voglio senza obblighi, di conseguenza senza patemi d’animo. Invece qualcuno decide che la festa la devo fare, perchè c’è chi se lo aspetta, chi spera che tu non la faccia salvo offendersi se non lo inviti, chi non verrà inventando scuse e chi non puoi invitare perchè la sua altra metà del cielo non va d’accordo con la tua di metà. Per queste e tante altre ragioni nella fila dei presenti ci sono persone di cui faresti a meno e mancano altre che avresti voluto; ricevi regali improbabili e mancanze da chi avrebbe dovuto pensarti e tu a dispensare sorrisi, abbracci e baci chiedendoti: perchè?

Sappiate non è stato così negativo il mio compleanno (vedete che sono un po’ rosa): le amiche sono state carine, tutte le persone che mi amano in qualche modo e a loro modo mi hanno festeggiato…. però la sensazione è che nessuno ascolti davvero, per lo meno non me: altrimenti non mi organizzi una festa dove io devo fare tutto, non mi regali due piante quando da sempre professo che non ho il pollice verde (e se lo faccio timidamente notare la risposta è: “ringrazia che potevamo non farti niente” — “magari” dico io). Forse non ci si stufa delle feste, ma della poca attenzione che proprio in queste occasioni tocchi con mano. L’unica è aspettare la prossima…

Matrimonio – Capitolo 2

IMG_1457Giunge un nuovo week end e ricomincia la caccia della location perfetta: questo è il giorno, lo sento!!! Armati di agenda e ben tre appuntamenti, mappa con itinerario il più funzionale possibile, di buon mattino ci dirigiamo al nostro nuovo incontro. Non siamo soli: amici fidati e collaudati sostengono noi e l’altra coppia di genitori che, come noi, vorrebbero regalare ai propri pargoli un giorno indimenticabile ma cominciano a dubitare dei propri metri di giudizio.

Invece no: il posto è bellissimo, così romantico che quasi quasi io ed M. ci vediamo vestite di bianco avanzare nel parco, persino i mariti sentono il richiamo di quegli anni che insieme abbiamo condiviso ma che ormai sembrano lontanissimi. Insomma tutto procede per il meglio, sembra fatto per noi, ci danno addirittura da mangiare (Vds Ep.1)!!!

Ok, siamo leggermente fuori budget, ma nessuno di noi sembra accorgersene…. in fondo a che servono le regole se non possiamo MAI trasgredirle!!! Il buon senso ci ha reso le persone che siamo, e ci ha preservati da alcune brutte sorprese, però tante volte ci siamo scoperti a desiderare di lasciarci andare ad un colpo di testa: una spider (em.. em..), un vestito rosso Valentino, un pellegrinaggio in India… poi però il famoso buon senso… Ma ieri ci siamo sentiti autorizzati: caspita se non ci lasciamo andare, solo un po’, per il giorno più bello nella vita di un figlio! Possibile che qualcuno potrebbe rimproverarci? Ma vaaaaa!!!

PS: Siamo talmente convinti che si debba utilizzare il buon senso che è stato difficile convincere i nostri figli a non averne!!

Cuore di mamma…potente e fragile

 

cuore-per-la-festa-della-mamma-10445Fiori, cuori, cioccolatini, poesie, sono i regali che tradizionalmente – e materialmente –  vengono scambiati  nelle famiglie italiane in occasione della festa della mamma. Tutto questo e ancora di più,  in forma virtuale, è circolato nel web, ad esempio immagini di candele in ricordo di mamme che purtroppo non sono più tra noi… mah! Tra le varie cose che ho letto, mi ha colpito un racconto, credo in parte autobiografico: una figlia raccontava le difficoltà del rapporto con la propria madre, un rapporto non idilliaco, fatto di distanze e incomprensioni e raccontava il presente nel quale ormai, da donna adulta, ha il dovere di colmare e superare questo divario per occuparsi della madre ormai anziana. Con il trascorrere degli anni, noi donne ci ritroviamo infatti nel duplice ruolo di figlie e madre e dobbiamo fare i conti con riflessioni contrastanti. Le basi sulle quali abbiamo pensato di costruire la nostra figura di madre vacillano, abbiamo criticato e pensato che non avremmo mai fatto questo o quello.. e crash! – suono onomatopeico che secondo me indica nel modo giusto l’impatto/scontro. Sovente il rapporto tra una madre e i propri figli non è poi così spontaneo ed equilibrato. Siamo inizialmente fuse con i nostri figli, durante la gestazione e nei primi mesi di vita, ma dobbiamo poi lentamente differenziarci per creare la spinta che serve ai piccoli per raggiungere la propria indipendenza. Per Freud i figli hanno bisogno di una nutrice che sappia trasformarsi in base alla loro situazione individuale…cosa per niente semplice! Spesso invece ci riveliamo castranti, iperprotettive, ansiogene, simbiotiche. Si dice che noi mamme italiane siamo tra le più protettive: coccoliamo, vezzeggiamo i nostri bambini…e ragazzi, ammettiamo che lo facciamo anche quando sono grandi, per non parlare poi della nostra necessità di sapere dove, cosa e quanto mangiano. Questo interrogatorio sull’alimentazione, lo subiamo anche noi madri quando ci rimettiamo nei panni di figlie. Credo, in quanto donna, che la maternità sia il momento nel quale si avverte con maggiore forza la potenza della vita e nello stesso tempo la sua estrema fragilità. Il sentimento materno ubriaca, appaga e crea dipendenza. Infatti non esistono madri perfette. La cronaca purtroppo ci riporta spesso casi di madri assassine, che maltrattano, che si rendono complici di situazioni terribili. Forse è proprio quel senso di onnipotenza, di creazione della vita che rischia di far credere che si abbia anche il diritto inalienabile di gestirla o distruggerla. Tutto questo stride con la figura della mamma della tv, sorridente, perfetta e ben pettinata e… con le merendine sempre a portata di mano…e non se ne può proprio più di queste pubblicità! Io credo che la maternità sia in parte istintiva e in parte sia invece una condizione che si costruisce giorno per giorno. Jung diceva che l’ideale materno esiste nel bambino sin dall’infanzia, e l’ideale è proiettato sulla persona che viene percepita come nutrice. Credo che siano madri, biologiche e non, tutte le donne che curano i figli con attenzione e pazienza, a volte anche senza tanta pazienza, che lavorano su se stesse, nonostante le difficoltà che la vita non lesina affatto, per evitare che i propri figli diventino un loro prolungamento fisico e psichico. E poi, dato che siamo italiane, ci tocca ogni tanto rimanere figlie, anche se non siamo più in tenera età, prenderci la nostra dose di rimproveri…e tenerezze, purché tutto non si concretizzi in altro cibo, altrimenti addio linea, non ho più il fisico!

Matrimonio – Capitolo 1

Bene, capita che un giorno tuo figlio ti comunichi di aver deciso di sposarsi. Gioia collettiva, brindisi e tante idee per la testa. Passano le settimane ed appare subito chiaro che il primo “step” sia l’organizzazione del pranzo, qui il dubbio è forte: ristorante tradizionale o “location” con cattering? Nessun problema Internet è ricco di suggerimenti, siti dedicati e chi di noi non ha un amico/conoscente/esperto che ti possa consigliare? Inizia la caccia… ok ok certo la villa 600entesca bella è bella ma 25€ a persona solo per varcarne la porta non è un tantino pretenzioso? Oppure la Tenuta in mezzo ai vigneti che ti propone un menu spoglio di tutto e la Torta di nozze no (perchè ognuno ha i suoi gusti meglio ci pensiate voi) alla modica cifra di 100 € a persona? Occhio che se non te ne vai per le 19 parte la tariffa oraria di 300€ all’ora. Caspita certo che è meno semplice di quel che pensassi: se qualcuno mi parla ancora di finger food gli mordo una mano!! E ci manca il marito che comincia a dare segni di nervosismo quando ci ritroviamo a mangiare un pranzo “degustazione” nella bellissima location in cui non dispiacerebbe a nessuno celebrare le proprie nozze, ma che per convincerci ci servono portate “stellate”, ossia microscopiche a prezzo stratosferico, senza peraltro soddisfare il palato (ciliegina sulla torta con pause di 20 minuti tra una miniportata e l’altra). Conclusione: niente pranzo di nozze (120€), io che mi barcameno tra una futura nuora con i primi cedimenti, consuoceri in evidente disagio e il suddetto marito che perora la causa “abbondante è bello” e “Abbasso i primi impiattati!” Dentro di me comincio a pensare che forse non siamo fatti per certi matrimoni dall’estetica perfetta: quel bel ristorante sulla collina che abbiamo visto qualche giorno fa, forse non ha nulla di certi scorci sulle langhe che si fanno pagare a caro prezzo, o l’eleganza di certe sale… è semplice, tradizionale… ma che accoglienza, che simpatia! Che voglia di convincerti a scegliere loro, anche se giugno del prossimo anno è già quasi tutto prenotato! Probabilmente i nostri invitati non si ricorderanno della “Location” ma di come sono stati bene a tavola e con i padroni di casa forse si.

Gli avatar dei social

19271031-Tablet-PC-e-smartphone-mobile-con-applicazioni-colorate-su-uno-schermo-che-giace-sulla-tastiera-del--Archivio-FotograficoNei giorni scorsi avevamo pubblicato delle riflessioni sull’amicizia sui social  e una sera, noi menti vagabonde, ci siamo ritrovate a fare ancora alcune considerazioni. I social a volte causano uno sdoppiamento di personalità, questo spiegherebbe come mai alcune persone chiedono l’amicizia, ad esempio su facebook, e una volta che l’hanno ottenuta, si dimenticano di te e ti ignorano, anche se ti incontrano di persona.  Ci sono poi gli “amici” che se non gradiscono determinati commenti ai loro post, si sentono autorizzati a maltrattarti o a cancellarti dai loro contatti. Così ci siamo chieste: ma sui social siamo veramente noi o  il nostro avatar? Sì certo è una provocazione, in realtà siamo noi, solo che probabilmente il fatto di non guardare l’interlocutore direttamente in faccia, sovente non ci fa rendere conto quando si è oltrepassato un certo limite. Spesso, dopo la pubblicazione di articoli di giornali o di blog, leggiamo pareri espressi con toni decisamente troppo aggressivi, nei quali abbondano parolacce ed epiteti. Questo accade sia tra persone che si conoscono sia tra perfetti sconosciuti. Chi scrive utilizzando un certo linguaggio, se non si sentisse ben nascosto dietro lo schermo di un pc o di uno smartphone, avrebbe poi il coraggio di essere palesemente tanto maleducato? Invece il social che noi auspichiamo è quello dove gli scambi di opinioni, di considerazioni, anche totalmente differenti, non sono da considerarsi mancanza di amicizia;  e poi un po’ di sana ironia ci vuole! Un atteggiamento meno rigido e incline al risentimento, di questi tempi, non ci farebbe male!  Ci piace quando le nostre amicizie non si limitano a cliccare… “mi piace” e pubblicano opinioni ponderate, bei ricordi, momenti della vita che vogliono far conoscere alle persone che, veramente, dovrebbero essere in po’ amiche e non contatti per far numero. Altrimenti era meglio quando si andava a far gli stupidi al bar: almeno se si esagerava, c’era sempre  qualcuno pronto a rimetterti a posto o a dare direttamente due schiaffoni – è un esempio…siamo comunque per la non violenza sia verbale sia fisica! – 😉

 

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