Archiviato l’8 marzo…

Abbiamo ormai archiviato l’8 marzo e tutto ciò che ne è ruotato attorno, tutto è andato, finito in qualche buco nero probabilmente. Il prossimo anno sicuramente si ricomincerà daccapo, per qualcuno/a sarà una festa, per altri una commemorazione e ci sfiniremo a parlarne, a commentare come sarebbe giusto o non giusto trascorrere la giornata, perché alcune donne avranno voglia di cene e forse di spogliarelli, altre invece di far sentire la propria voce in modo diverso. Ma, alla fine, che ogni donna faccia quello che più l’aggrada, non ci si dovrebbe sentire offese da chi si è lasciata andare davanti a due muscoli, ma dai gesti volgari, dalla violenza, dalla prevaricazione. In questi giorni poi si parla tanto della polemica nata tra schieramenti politici diversi, sull’opportunità o meno che si candidi ad un ruolo di un certo impegno e rilievo una donna incinta. Fiumi di parole, cantava un duo, si perché sa di già sentito, in questo momento tutti sono pronti a sostenere la tesi che non c’è differenza tra sessi sulla possibilità di fare un determinato lavoro, ed è così, ma ciò non toglie che per una donna è faticoso il doppio, il triplo, il quadruplo. In certi ambiti, come per gli incarichi politici, si ha un’ottima situazione economica, si possono avere eserciti di colf, di tate, è invece diversa la questione per tutta una serie di altre attività lavorative remunerate in modo insufficiente. Certo si dice che conta la qualità del tempo che si dà ai propri figli, verissimo, purtroppo si deve tenere conto anche della quantità. Alle mamme tocca sempre vivere con l’ansia e il dubbio di fare la scelta giusta, una scelta che sovente richiede un pegno da pagare, si deve sempre rinunciare a qualcosa o a qualcuno. Così si ha  l’impressione che le belle parole, gli slogan, vengano tirati fuori dalla naftalina a seconda dei periodi, poi si rimettono via, intanto c’è chi continua a fare il salto doppio, triplo, quadruplo, nel silenzio totale della televisione, dei giornali, dei social…e con i conti in rosa e poi in rosso. Cosa ci potrà aiutare? Il senso della misura, poche parole, qualche fatto in più, la solidarietà, quella vera: quella di chi dovrebbe dare la possibilità di lavorare senza che le madri debbano fingersi acrobati – rubiamo questa frase anche ad un altro cantante – e quella tra donne, di reciproco aiuto, dalla collega, alla vicina di casa, all’amica e alle super mamme parlamentari che dovrebbero ricordarsi di tutelare anche coloro che non si candidano da nessuna parte, ma debbono lavorare per vivere e poi, se ci riescono, nonostante le difficoltà, anche realizzarsi…

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