Buon lunedì!

In genere sono allergica ai vari buon qui e buon là che compaiono sui social, però ogni tanto cambiare idea non è sbagliato. Anzi!

Questo augurio è particolare, che non sia quello giusto?

A voi l’ardua sentenza! Io intanto ci ho provato…

Fridays for Future

Oggi sciopero globale degli studenti

La giovane attivista svedese Greta ha risvegliato nei suoi coetanei il desiderio di un futuro diverso, migliore, e la consapevolezza che l’unione e la tenacia sono una grande forza motrice.

Non so se effettivamente nascerà qualcosa di concreto, se effettivamente queste istanze saranno accolte da chi ha il potere decisionale, tuttavia i nostri ragazzi, tutti questi ragazzi, hanno bisogno di sentire che noi adulti, spesso delusi e frustrati nel non essere riusciti a fare la differenza, crediamo nelle loro capacità.

Ora tocca a loro!

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L’8 marzo per noi

Oggi si sprecheranno le mimose, fiore che comunque ci fa piacere ricevere.

Si sprecheranno le frasi e le poesie che decantato la beltà e la leggiadria femminile. Un po’ ci sono venute a noia.

Ascolteremo messaggi di personaggi vari che elencheranno i loro buoni propositi per tutelare maggiormente le donne in ambito lavorativo e privato. Quanto dobbiamo crederci?

Ieri un’altra donna è stata uccisa dal proprio compagno.

Poi abbiamo riletto le parole di una donna minuta e tenace, dovremmo riconoscerci in queste parole e ascoltare l’esortazione a non arrendersi mai!

L’amicizia femminile

Si avvicina l’8 marzo e io ritrovo questi miei pensieri di un paio di anni fa…

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Mi ritengo fortunata… anche se non sono nata ricca eheheh! Non ho mai vinto nulla al gioco, i cosiddetti gratta e vinci sono per me qualcosa di misterioso.

Non sono una donna in carriera, non sono particolarmente alta, non ho lo stacco di coscia, non ho occhi chiari da gatta, non credo nella seduzione del tacco vertiginoso…insomma sono nella media ma…ho buone amiche.

Che sia stato il caso a regalarmele? Ci sono stati tempi, luoghi e oggetti che hanno creato l’incontro: la scuola, il lavoro, una spiaggia, un tavolo in una sala d’albergo, un corteo. Ci sono miriadi di possibilità, di inizi, e in questo calcolo delle probabilità è il tempo che ci dà poi la risposta certa…e noi. Noi che dobbiamo curare chi conosciamo, ascoltare, scoprirne le affinità.

L’amicizia può essere come l’amore, c’è un’attrazione iniziale, qualcosa di chimico, una cellula vitale che può dare vita a qualcosa di speciale, poi ci siamo noi. Noi che tessiamo un legame lungo una vita, a volte più duraturo di un amore.

Il tempo mi ha regalato qualche ruga e qualche acciacco, ma fortunatamente…(no basta menzionare la fortuna), anche un po’ di saggezza e la capacità di accettare le differenze, l’accettazione reciproca è, secondo me, la base dell’amicizia.

Sicuramente ogni rapporto ha una componente di rischio, ci sono infatti amiche che tradiscono il patto di sincerità reciproca e allora…pazienza, meglio che le persone e i fatti negativi si rivelino, è sempre valido il detto: “si chiude una porta, si apre un portone”. Ho fiducia quindi nell’animo femminile, nella complicità, l’amicizia è una cosa seria, essa acquista sempre più importanza proprio con il trascorrere degli anni.

Le amiche invecchiano insieme, hanno alle spalle storie da ricordare, storie sulle quali piangere o ridere, storie di coraggio e possono costruire nuove storie.

Negli ultimi anni ho realizzato che l’età matura può donare una certa libertà, certi vincoli diventano meno stretti e l’amicizia diventa ancora più preziosa.

Le mie amiche sono speciali e hanno reso speciale…per lo meno un pochino, anche me!

L’8 marzo si avvicina… sono pronta!

Sono convinta che quando le donne parlano di uguaglianza tra i sessi, debbano intendere che dobbiamo avere gli stessi diritti insieme agli stessi doveri degli uomini, questo mantenendo il nostro essere donna e non diventando un uomo nel vero senso della parola. Invece mi rendo conto che ultimamente le cose stanno andando in questo senso.

Sembra che le donne vogliano acquisire tutti quei comportamenti che secoli e secoli di cattive abitudini e di cattive impostazioni hanno reso l’uomo quello che è oggi e soprattutto quello che è stato in passato.

A volte guardo le ragazze più giovani rinnegare tutte quelle azioni che non dovrebbero essere intese come un obbligo in quanto donna, ma come semplici regole di sopravvivenza e convivenza.

Io ho due figli maschi che cucinano e fanno i lavori di casa perché andando a vivere da soli hanno dovuto imparare a farli. Non penso siano eroi e non si sentono tali, per quanto io non gli abbia insegnato molto essendo io stata per la maggior parte del tempo casalinga e mi sia occupata a tempo pieno della gestione della casa.

Per contro molte loro amiche e conoscenti non cucinano, evitano qualunque incombenza casalinga perché frustrante e discriminante e se qualcuno contesta tali  atteggiamenti  viene accusato di volerle richiamare ad un ruolo che loro rifiutano e che vedono come sminuente.

Solitamente evito tali discussioni, in quanto madre di maschi non voglio sembrare … la classica madre di maschi, ma personalmente credo che si debba saper cucinare per il semplice motivo che la qualità di vita è migliore se si mangia in maniera equilibrata, che una camicia stirata bene fa un migliore effetto di una stropicciata e che un minimo d’ordine e di pulizia in casa rende più accogliente l’ambiente.

Non importa “chi deve fare cosa”, se non ci sono i soldi per la colf, lo faccia il primo che arriva a casa, è una questione di buon senso, rispetto e quieto vivere. Non si può parlare di competenze: se mangiare si deve, meglio farlo bene e mentre cucino bene per me, visto che conviviamo, lo faccio anche per te.

Per alcune anche fare i figli è diventato un limite, un impedimento alla vita sociale di un certo genere, al mantenimento di una certa avvenenza… meglio avere un cane, visto che si può portare in ufficio!

Fare un figlio è faticoso e doloroso, cambia la vita e spesso la carriera. Ma se noi stesse continuiamo a vedere questo stato di cose come una punizione divina, perdiamo l’occasione di pensare che sia un dono formare, nutrire e screscere dentro di noi una nuova vita. Non è facile e fa paura, ma io credo di avere avuto un grande privilegio nel nascere donna e nel partorire i miei figli!

Essere donna è una risorsa non un limite e bisogna lottare per abbattere gli impedimenti e le barriere che altri hanno creato per loro comodità, ma questo senza rinnegare la propria posizione e chi siamo.

Paradossalmente, credo che fosse più femminista mia madre, che non era femminista, che era una casalinga orgogliosa del proprio ruolo e ben conscia della sua importanza. Non permetteva a nessuno di criticare la sua posizione perché era ben consapevole della sua funzione all’interno della famiglia, del suo esserne il fulcro.

Credo che le donne debbano soffermarsi a guardare il passato e trarne insegnamento sia dagli aspetti positivi che da quelli negativi ed essere consapevoli che se noi cerchiamo di assomigliare agli uomini, avalliamo il pensiero che realmente non valiamo quanto loro. Essere uguali agli uomini non vuol dire essere uomini: in alcune cose siamo meglio noi, ma in altre, diciamocelo, sono meglio loro.

Non si dovrebbe puntare ad una coppia dove si mettono a disposizione le proprie risorse ed insieme si combattono i problemi della vita?

Il piacere di avere un compagno che, pur con i suoi difetti, ti ama… non vale qualche discussione in meno e un piatto di minestra (magari di dado) cucinato da noi?

A volte ritornano!

Non è un romanzo di Stephen King!

Ci siamo, ci siamo, ritorniamo, pensavate di liberarvi di noi eh?

Ma questioni familiari…

e poi l’influenza che taglia, che sega, che debilita, che affatica, che sfianca, che infiacchisce, che stanca…SBAM! Sì, mi ha beccata dopo anni che mi ero defilata, nascosta, riparata, sottratta.

Dopo giorni di sguardi preoccupati perché non abituati a vedermi abbandonata sul divano di casa, pian pianino faccio come l’araba fenice.

Buona giornata a tutti, a presto presto prestissimo…

 

L’infinito cielo e il signor Parigi

Il signor Parigi era il secondo marito della signora Giovanna, per me nonna Giovanna. Erano i miei vicini di casa, o meglio, miei e dei miei genitori, io ero ancora una bimbetta. Lo ricordo seduto al tavolo della cucina, dietro di lui il putagè, una stufa a legna sulla quale in inverno la moglie metteva a scaldare le bucce dei mandarini per profumare l’aria.

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Era un po’ stempiato, la fronte alta e lucida, aveva occhi chiari, brillanti, azzurri, era sempre ben rasato. Uomo quieto e saggio, diceva che alla sua morte i familiari avrebbero approfittato della moglie, troppo buona e troppo dolce.

Così è stato.

Mi piaceva parlare con lui, ogni tanto mi ripeteva un proverbio: pan e nus, mangià da spus, nus e pan, mangià da can, (pane e noci mangiar da sposi, noci e pane, mangiar da cane). Allora pensavo che me lo dicesse perché dovevo mangiare prima il pane e non essere golosa nel preferire il companatico; invece questo vecchio proverbio parlava di povertà, anche un cibo povero, se accompagnato da una fetta di pane, diventa degno di un banchetto di matrimonio. In quel periodo desideravo tanto scoprire se il cielo avesse un tetto, un limite, non poteva essere senza fine! Un giorno chiesi proprio a lui, in quanto vecchio, se dopo la sua morte avrebbe potuto controllare per me e naturalmente tornare per dirmelo!

Se n’è andato via nel suo letto, inaspettatamente, una mattina, quieto come quieta è forse stata la sua vecchiaia.

Come aveva predetto il signor Parigi, negli anni a seguire la nonna Giovanna pianse per un nipote dalla vita tormentata, una nipote e una nuora fredde e acide, per un altro figlio morto prima di lei. Io e la mia famiglia siamo stati dei buoni vicini e fintanto che non abbiamo cambiato abitazione, a lei abbiamo ceduto la poltrona di casa perché potesse guardare il programma televisivo serale in nostra compagnia.

Durante gli ultimi suoi anni la mia mamma è stata una buona amica per lei, un aiuto affinché non si sentisse mai troppo sola, poi ha raggiunto il marito, forse nell’aldilà, in quel cielo che anche oggi vedo infinito.

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Il signor Parigi non mi ha mai svelato cosa ha trovato dopo che se n’è andato da questo mondo, penso abbia aspettato la moglie, seduto quieto sempre sulla sua sedia.

Il cinema sul balcone

Il cinema sul balcone nelle sere d’estate era veramente divertente.

Quando ero ancora una bambina abitavo in una casa di ringhiera, ovvero un edificio con lunghe balconate sul lato cortile, per cui la vita sociale era molto vivace. C’era sempre qualcuno che passava davanti alle varie porte (rigorosamente con i vetri) e alle finestre. Tutti vedevano tutto e sentivano di tutto. I più fortunati erano coloro che abitavano alla fine del ballatoio, perché potevano mettere un piccolo cancello e delimitare il proprio spazio, altrimenti era tutto un aprire e chiudere cancelli.

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Fortunati erano anche i bimbi che abitavano alle estremità di una balconata, perché potevano facilmente organizzare il cinema. Consisteva in un lenzuolo bianco pinzato su una  parete o sulla porta del bagno in comune, e in un proiettore con le diapositive o che proiettava filmini super 8 mm, qui eravamo già molto moderni!

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Dal pomeriggio, al primo piano dello stabile, veniva affisso il cartello con l’annuncio dello spettacolo e l’orario, non ricordo bene il costo del biglietto, credo circa cinque o dieci lire. Si aspettava quindi il buio e tutti noi bambini ci sedevamo uno accanto all’altro in fila per due su sgabellini e sedioline.

Ricordo di aver tentato anche io di fare una proiezione, ma i miei genitori mi negarono il permesso, così mi limitai a fare la spettatrice pagante fino a che tutti non diventammo troppo grandi da preferire i cartoni animati televisivi alle diapositive.

Me ne sono ricordata in questi giorni, guardando il mio nipotino smanettare con il tablet, non so se avrebbe apprezzato quel tipo di cinema, non abita poi in una casa di ringhiera. Ora che ci penso quei balconi mi hanno vista giocare in un sacco di modi, più di quanto avrei potuto fare in un giardino o in un cortile.

Eravamo una bella banda e non ci mancava la fantasia, ma questa è un’altra storia…

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